Le missioni mediche internazionali di Cuba, pilastro della politica estera del suo governo ‘castrista‘ per decenni, sono finite sotto accusa a causa della grave crisi che sta colpendo l’isola, dovuta a problemi economici strutturali e alle crescenti pressioni da parte degli Stati Uniti. Un nuovo rapporto della Commissione interamericana per i diritti umani (Iachr) ha documentato diffuse denunce che potrebbero implicare violazioni dei diritti umani e del lavoro nei confronti del personale medico iscritto al programma.
Il rapporto si basa sulle testimonianze di 71 professionisti sanitari provenienti da oltre 10 Paesi, sebbene la maggior parte delle sue conclusioni riguardi il Venezuela, che ha ospitato la maggioranza dei medici cubani e dove risiedevano 50 dei 71 professionisti intervistati dalla commissione. La Commissione, che fa parte dell’Organizzazione degli Stati americani (Osa), riconosce che le missioni hanno storicamente svolto un ruolo vitale nell’ampliare la copertura sanitaria in alcune delle regioni più povere dell’America Latina, ma allo stesso tempo sostiene che molti operatori iscritti al programma si trovino ad affrontare condizioni “restrittive e coercitive”.
Tra le problematiche riscontrate figurano orari di lavoro estenuanti e informazioni incomplete su contratti e strutture salariali, che spesso mettono i lavoratori in condizioni disperate rispetto a quanto i governi ospitanti pagano per i loro servizi. “Mi davano un piccolo stipendio (4 dollari), ma con quello non potevo comprare nulla. Non avevo nemmeno abbastanza per zucchero e caffè”, afferma una delle testimonianze raccolte nel rapporto. L’Avana ha storicamente negato accuse simili a quelle contenute in questo rapporto.

