Mentre la Wiener Stadthalle ospitava la prima semifinale dell’Eurovision Song Contest 2026, fuori dall’arena centinaia di manifestanti pro-palestinesi protestavano contro la partecipazione di Israele alla competizione. I dimostranti affermano che la gara musicale — nata come celebrazione spensierata della musica pop, quest’anno alla sua 70esima edizione — non può includere un paese coinvolto nel conflitto a Gaza. Una marcia di protesta più ampia è prevista per giovedì 15 maggio, alla vigilia della finale di sabato 16.
Il contesto: il conflitto e le cifre
Il nodo geopolitico al centro delle proteste riguarda il conflitto tra Israele e Hamas successivo all’attacco del 7 ottobre 2023, nel quale hanno perso la vita almeno 1.200 persone, per lo più civili israeliani. Israele ha risposto con un’offensiva militare sulla Striscia di Gaza che, secondo i dati diffusi dalle autorità sanitarie dell’enclave, ha causato oltre 72.000 morti palestinesi, in larga parte civili, e ha lasciato gran parte del territorio in rovina. I manifestanti a Vienna chiedono l’esclusione di Israele dalla competizione, sostenendo che la partecipazione contraddica i valori di pace e unità che l’Eurovision dichiara di rappresentare.
Cinque broadcaster boicottano, il concorso più piccolo dal 2003
Le proteste trovano eco anche nelle scelte dei broadcaster pubblici di cinque Paesi: Spagna, Paesi Bassi, Irlanda, Islanda e Slovenia hanno deciso di non partecipare all’edizione 2026, rendendo questa la competizione con meno partecipanti dal 2003, con 35 nazioni in gara. Le assenze pesano sia politicamente che in termini di ascolti, trattandosi di Paesi con tradizione forte nel concorso.
Le nuove regole sul voto e il caso dell’anno scorso
L’Eurovision 2026 affronta anche una prova delle nuove regole di voto pubblico, introdotte in risposta alle polemiche dell’edizione precedente. Nel 2025 il rappresentante israeliano Yuval Raphael — sopravvissuto all’attacco del 7 ottobre — si era classificato secondo grazie a un voto del pubblico massiccio, scatenando accuse di voto organizzato e mobilitazione politica. Le nuove regole cercano di limitare questo fenomeno. Quest’anno Israele è rappresentata da Noam Bettan con la canzone Michelle, già qualificata per la finale di sabato dopo la prima semifinale di ieri sera, dove la sua esibizione è stata accolta da fischi in parte del pubblico.

