Dal nostro inviato a Washington – Non c’è pace per il segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Pete Hegseth, che dopo essere finito al centro delle controversie mediatiche per il caso Anthropic è ora sotto la lente d’ingrandimento del Congresso. Nella giornata di ieri, infatti, i legislatori americani hanno appreso che il costo della guerra in Iran ha superato gli 11,3 miliardi di dollari nei primi sei giorni di combattimento. Nel corso di un briefing a porte chiuse al Campidoglio, funzionari del Pentagono hanno illustrato ai membri del Congresso gli ingenti costi del conflitto, presentando una stima che, secondo molti esperti, è significativamente più bassa rispetto a quello che sarà il conto finale. Nei numeri presentati al Congresso, infatti, il Pentagono non ha incluso molte delle spese indirette legate all’operazione, come il dispiegamento preventivo di mezzi militari e personale prima dei primi attacchi.

Con il passare dei giorni e con analisi più accurate, i membri del Congresso temono che il costo complessivo della guerra possa aumentare sensibilmente. Come riferisce il “New York Times”, la prima ondata di bombardamenti ha utilizzato armi estremamente costose, tra cui la bomba planante AGM-154, il cui prezzo può variare tra 578.000 e 836.000 dollari. Successivamente si è passati a munizioni meno costose, come le Joint Direct Attack Munition, la cui testata più piccola costa circa mille dollari.
Il Congresso appare ora più diviso che mai sul da farsi, con una spaccatura non solo tra repubblicani e democratici, ma anche all’interno dei singoli partiti. Alcuni repubblicani ritengono che l’unica soluzione per porre fine definitivamente alla minaccia iraniana sia aumentare la spesa per la difesa e per la produzione di munizioni. Altri membri del Gop, invece, si sono opposti con decisione all’aumento dei finanziamenti militari e negli ultimi giorni hanno messo in dubbio l’idea di approvare un costoso pacchetto di fondi supplementari per un conflitto che temono possa diventare a tempo indeterminato. La preoccupazione per i costi, tuttavia, è cresciuta ulteriormente dopo che il gruppo di controllo della spesa pubblica Open the Books ha rivelato che il Pentagono ha speso milioni di dollari in cibi di lusso, elettronica e altri acquisti discrezionali nell’ultimo mese dell’anno fiscale.
Hegseth e il suo dipartimento hanno speso oltre 93 miliardi di dollari in sovvenzioni e contratti nel settembre 2025, il totale mensile più alto mai registrato da un’agenzia federale nella storia degli Stati Uniti. Se inizialmente qualcuno poteva giustificare l’aumento delle spese, anche alla luce dell’incremento del budget per la difesa fortemente voluto dal presidente Donald Trump, le rivelazioni di Open the Books hanno messo in luce spese considerate inaccettabili per i contribuenti americani. Milioni di dollari sono stati infatti destinati a frutti di mare, bistecche e acquisti tecnologici.
Nel dettaglio, il dipartimento ha speso 2 milioni di dollari per granchio reale dell’Alaska e 6,9 milioni per code di aragosta nel solo mese di settembre 2025, mentre circa 15 milioni sono stati destinati all’acquisto di bistecche. A queste cifre si aggiungono 1 milione di dollari per il salmone, 272 ordini di ciambelle per un totale di 139.224 dollari, 124.000 dollari per macchine per gelato e 26.000 dollari per tavoli per la preparazione del sushi.
Se da un lato è corretto sottolineare che il picco di spesa di settembre è legato alla scadenza del meccanismo di bilancio “use-it-or-lose-it” del Pentagono, che prevede che le agenzie governative utilizzino i fondi entro il 30 settembre, pena la restituzione al Tesoro degli Stati Uniti, dall’altro legislatori democratici e diversi media americani si sono scagliati contro il dipartimento guidato da Hegseth, chiedendosi se il budget non avrebbe potuto essere impiegato in ambiti più cruciali per la difesa nazionale.

