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Guerra, per l’Iran la “pace è lontana”. Trump: “Israele è un grande alleato degli Usa, a differenza di altri”. Hormuz resta chiuso

Tregua fragile tra Israele e Iran, mentre proseguono i tentativi diplomatici con gli Stati Uniti. Tensioni in Libano e scontri con Hezbollah aggravano l’escalation

Guerra, per l’Iran la “pace è lontana”. Trump: “Israele è un grande alleato degli Usa, a differenza di altri”. Hormuz resta chiuso

Guerra in Medio Oriente, tregua fragile e pace lontana. Trump: “Israele un grande alleato degli Usa, a differenza di altri”. Lo Stretto di Hormuz resta chiuso, tensioni nel Libano

Resta estremamente fragile il cessate il fuoco tra Israele e Iran, mentre sul piano diplomatico si moltiplicano gli sforzi per riavviare i negoziati con gli Stati Uniti. Secondo fonti della sicurezza israeliana citate da Iran International, lo scenario rimane incerto: “Il cessate il fuoco è molto fragile e siamo più pessimisti che ottimisti”, ha dichiarato un alto funzionario, sottolineando come Israele sia pronto a tornare al conflitto nel caso di un fallimento dei colloqui. Nel quadro delle trattative, Israele avrebbe presentato a Washington una lista di “linee rosse” considerate non negoziabili: tra queste, la rimozione dell’uranio arricchito iraniano, lo smantellamento dell’impianto di Fordow e la separazione del dossier libanese da quello iraniano.

A ribadire il sostegno americano a Israele è stato il presidente Donald Trump, che su Truth ha definito Tel Aviv “un grande alleato”. “Che alla gente piaccia o meno Israele, ha dimostrato di essere un grande alleato degli Stati Uniti. Sono coraggiosi, audaci, leali e intelligenti a differenza di altri che hanno mostrato il loro vero volto in un momento di conflitto e stress. Israele combatte duramente e sa come vincere”, ha aggiunto Trump.

La posizione di Teheran

Intanto, sul fronte diplomatico, prosegue un’intensa attività per riportare Teheran e Washington al tavolo negoziale dopo il fallimento del primo incontro del 12 aprile a Islamabad. Il ministro degli Esteri egiziano, Badr Abdelatty, ha dichiarato di lavorare “senza sosta” insieme al Pakistan per favorire la ripresa del dialogo. Tuttavia, le posizioni restano distanti: Trump ha sostenuto che l’Iran sarebbe disposto a consegnare il proprio uranio arricchito, ma la leadership iraniana ha smentito.

Il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha ammesso alcuni progressi nei colloqui con la delegazione statunitense guidata dal vicepresidente JD Vance, ma ha evidenziato come “permangano molte divergenze” e “diversi punti fondamentali restino in sospeso”. Ghalibaf ha inoltre ribadito la totale mancanza di fiducia nei confronti degli Stati Uniti, invitando Washington ad abbandonare un approccio unilaterale. “Siamo ancora lontani dalla conclusione delle discussioni. Abbiamo fatto progressi nei negoziati, ma rimangono molte divergenze e alcuni punti fondamentali sono ancora irrisolti”, ha aggiunto il leader iraniano. 

Le tensioni nel Libano 

Nel frattempo, le tensioni si estendono anche al Libano. Nel sud del Paese, un militare francese della missione UNIFIL è stato ucciso e altri tre sono rimasti feriti, due in modo grave, in un’imboscata attribuita a Hezbollah, che ha però negato ogni coinvolgimento. L’episodio è avvenuto all’indomani dell’entrata in vigore di una tregua di dieci giorni. Nella stessa area, l’esercito israeliano ha annunciato l’istituzione di una “linea gialla” di demarcazione, sul modello di quanto già fatto a Gaza, e ha riferito di aver eliminato una “cellula terroristica” nei pressi delle proprie truppe, oltre alla morte di due soldati dall’inizio della tregua. Dal canto suo, il leader di Hezbollah, Naim Qassem, ha avvertito che il cessate il fuoco non può essere unilaterale: “Poiché non ci fidiamo del nemico, i combattenti della resistenza resteranno sul terreno, pronti a rispondere a ogni violazione”.

Nella periferia sud di Beirut, roccaforte del movimento sciita, molti civili hanno approfittato della pausa nei combattimenti per tornare temporaneamente nelle proprie abitazioni, salvo poi rientrare negli accampamenti lungo il litorale per timore di nuovi raid. Il conflitto in Libano è iniziato il 2 marzo, quando Hezbollah ha attaccato Israele in risposta all’offensiva israelo-americana contro l’Iran. Secondo le autorità locali, i bombardamenti israeliani hanno causato almeno 2.300 morti e oltre un milione di sfollati, aggravando ulteriormente una crisi regionale già profonda.

Intanto, resta chiuso lo Stretto di Hormuz. ll Consiglio supremo per la sicurezza nazionale dell’Iran, il massimo organo decisionale del Paese sotto la guida suprema, ha dichiarato che terrà il controllo “fino alla conclusione definitiva della guerra”. L’agenzia di stampa Tasnim riporta che il Consiglio ha affermato che, finché continuerà il blocco navale statunitense del porto iraniano, Teheran “lo considererà una violazione del cessate il fuoco”. “La gestione dello Stretto di Hormuz spetta all’Iran e questo è considerato un diritto legale dell’Iran; sia al tavolo dei negoziati che sul campo, affermeremo il nostro diritto. La fine della guerra sarà accompagnata dalla fine delle sanzioni”, ha detto il vicepresidente dell’Iran Mohammad Reza Aref.

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