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Esteri
Mali, il triste presagio nelle parole di Hollande


Nel 2013 la Francia ha aiutato il Mali, ottenendo una "vittoria", i "terroristi lo sanno per questo ci considerano nemici". Le parole del presidente francese François Hollande pronunciate giovedì all’incontro a Parigi con i sindaci rilette ora suonano come un triste presagio per l’azione jihadista in corso all’hotel Radisson Blu di Bamato. Il capo dell’Eliseo aveva spiegato che «i terroristi nel 2012 si sono accaniti contro la cultura del Mali, hanno distrutto i simboli della cultura, imposto divieti, le donne sono state sottomesse, gli uomini umiliati, la Francia ha dovuto prendersi le sue responsabilità e portare avanti azioni importanti». E due giorni prima, martedì, i media africani avevano parlato di un videoappello del leader del gruppo terrorista Ansar Dine, Iyad Ag Ghali, in cui veniva lanciato un appello a combattere contro la Francia criticando l’accordo di pace firmato a giugno ad Algeri.

Secondo Afrik.com, le autorità hanno confermato lunedì l’autenticità dell’appello - è stato accertato che la voce in sottofondo è proprio quella di Iyad Ag Ghaly, già capo della ribellione dei tuareg -, sottolineando però che sarebbe stato registrato prima degli attentati che venerdì scorso hanno insanguinato Parigi causando 132 morti e più di 300 feriti. Nel messaggio si fa però riferimento all’attentato contro Charlie Hebdo dello scorso gennaio spiegando che la redazione del giornale satirico «ha avuto quello che si meritava». Ansar Dine era alla testa dell’invasione della parte nord del Paese che ha poi provocato l’intervento militare francese a difesa della capitale Bamako. Ghali è tutt’ora uno dei terroristi più ricercati di Francia. Già nel 2014 aveva diffuso un messaggio video in cui annunciava di volersi sbarazzare di Parigi responsabile a suo dire del saccheggio delle risorse del Mali.

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