L’Iran ha radicalmente aggiornato la sua strategia sui social media, trasformandola in una vera e propria guerra dell’informazione in risposta agli attacchi militari di Stati Uniti e Israele iniziati il 28 febbraio. Secondo esperti di sicurezza informatica, le operazioni di influenza iraniane si sono intensificate in una campagna asimmetrica, progettata per integrare la rappresaglia militare e aumentare la pressione morale su Washington e Tel Aviv affinché riducano gli sforzi bellici.
Piattaforme come X, Instagram e Bluesky sono state inondate di post mirati, tra cui video e meme generati dall’intelligenza artificiale, che prendono in giro il presidente americano Donald Trump e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Alcuni filmati simulavano attacchi riusciti contro la portaerei USS Abraham Lincoln, presunti danni a edifici di Tel Aviv e soldati israeliani terrorizzati dalla rappresaglia iraniana. La campagna ha suscitato proteste da parte di Trump, che ha definito l’uso dell’IA da parte di Teheran un’arma di disinformazione.
L’offensiva si è intensificata mentre il regime imponeva un blocco quasi totale di Internet in Iran, minacciando sanzioni contro chi utilizzasse connessioni satellitari come Starlink. Inoltre, agenti iraniani avrebbero tentato di intimidire i residenti all’estero affinché non pubblicassero contenuti contro il regime o a favore dell’operazione militare israelo-americana.
Gli esperti sottolineano che alcune operazioni venivano condotte tramite account gestiti dalle Guardie Rivoluzionarie Islamiche, che si spacciavano per scozzesi o irlandesi, alternando temi locali a propaganda pro-Iran sulla guerra. L’obiettivo principale era sfruttare le divisioni nel dibattito politico americano, amplificando critiche alla guerra da parte di alleati di Trump e utilizzando contenuti anche dalla destra americana che mettono in discussione l’influenza israeliana sulla politica estera, configurandosi talvolta come antisemitismo.

