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Iran, le quattro ipotesi per l’attacco degli Usa: Trump potrebbe scegliere anche la peggiore

Studenti in piazza, sfida agli ayatollah: pronti a morire per far cambiare le cose

Iran, le quattro ipotesi per l’attacco degli Usa: Trump potrebbe scegliere anche la peggiore
Abbas Araghchi, ministro degli Esteri iraniano
Iran, le quattro ipotesi per l’attacco degli Usa: Trump potrebbe scegliere anche la peggiore
Abbas Araghchi, ministro degli Esteri iraniano

Iran, le quattro opzioni sul tavolo di Trump

Stati Uniti e Iran continuano la loro trattativa per scongiurare la guerra, ma le parti sono molto distanti. Non c’è accordo sul programma per il nucleare, Teheran non accetta i paletti che vuole imporre Trump, molto rigidi. In questo clima di grande incertezza e tensioni riprendono giovedì a Ginevra i negoziati, in Svizzera scatterà il terzo round di colloqui tra Teheran e Washington sul nucleare, ma le speranze per un lieto fine sono ridotte al minimo. Un conflitto non sarebbe gradito né a Trump né a Khamenei, eppure il tavolo lo stanno apparecchiando lo stesso. Ieri il dipartimento di Stato americano – riporta Il Corriere della Sera – ha ordinato lo sgombero del personale non essenziale dall’ambasciata di Beirut.

Il New York Times rivela che Trump avrebbe informato i suoi consiglieri che se diplomazia e raid mirati non basteranno a far cedere gli ayatollah sul programma atomico, nei prossimi mesi opterà per un attacco pesante. In queste settimane confuse e strizzate tra minacce e ultimatum, si è detto che il presidente americano ha tutte le opzioni sul tavolo. Il Jerusalem Post, quotidiano israeliano, prova a scomporre le finestre temporali per un raid. Prima ipotesi: entro giovedì, se i colloqui di Ginevra naufragano. Seconda: inizio o metà prossima settimana, lo scenario più accreditato, vincolato alla scadenza dell’ultimatum delle due settimane concesso da Trump. Oppure, dopo il 19 marzo, la fine del Ramadan. Trump non ha ancora deciso cosa fare, ma tra le opzioni c’è anche quella di un attacco modello Venezuela, con l’obiettivo di rovesciare il regime e colpire direttamente Khamenei.