Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Esteri » Iran, Trump: “La condizione per un accordo con Teheran è il no alle armi nucleari. Su Hormuz gli altri Paesi devono farsi avanti”

Iran, Trump: “La condizione per un accordo con Teheran è il no alle armi nucleari. Su Hormuz gli altri Paesi devono farsi avanti”

Donald Trump torna a parlare della crisi con l’Iran, delineando una linea dura sia sul dossier nucleare sia sul controllo dello Stretto di Hormuz

Iran, Trump: “La condizione per un accordo con Teheran è il no alle armi nucleari. Su Hormuz gli altri Paesi devono farsi avanti”

Iran, Donald Trump: “Niente nucleare è la priorità”. Su Hormuz scarica gli alleati e rilancia su Viktor Orbán

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, torna a parlare della crisi con l’Iran, delineando una linea dura sia sul dossier nucleare sia sul controllo dello Stretto di Hormuz, mentre si prepara l’avvio di nuovi colloqui diplomatici. Interpellato dai giornalisti, Trump ha ribadito che l’obiettivo principale di qualsiasi accordo con Teheran resta uno solo: impedire lo sviluppo di armi atomiche. “Niente armi nucleari, questo è il 99 per cento della questione”, ha dichiarato, sottolineando come un eventuale cambio di regime non sia mai stato un criterio per Washington.

Sul fronte militare, il presidente ha rivendicato l’efficacia delle azioni statunitensi, sostenendo che le capacità dell’Iran siano state fortemente ridimensionate. “Il loro esercito è finito. Abbiamo indebolito praticamente tutto. Hanno pochissimi missili. Li abbiamo colpiti duramente, il nostro esercito è stato straordinario”, ha affermato, escludendo la necessità di un “piano di riserva” nel caso in cui i negoziati non portassero a un’intesa.

Resta centrale il nodo dello Stretto di Hormuz, cruciale per il traffico energetico globale. Trump ha respinto con decisione l’ipotesi che l’Iran possa imporre pedaggi alle navi in transito: “Si tratta di acque internazionali”. Tuttavia, ha anche lanciato un messaggio agli alleati, ridimensionando il ruolo diretto degli Stati Uniti: “Noi non usiamo lo Stretto, sono altri Paesi a usarlo. Toccherà ad altri farsi avanti e aiutare”.

Quanto ai negoziati, il presidente ha mantenuto una posizione prudente. Non è chiaro se dopo il primo incontro, previsto nelle prossime ore a Islamabad, ci saranno ulteriori round. La delegazione americana sarà guidata dal vicepresidente JD Vance. “Altri colloqui? Non lo so, devo vedere cosa succede domani. Hanno parlato per 47 anni con altri presidenti e noi non stiamo parlando molto”, ha detto Trump.

Gli Usa al servizio dell’Ungheria

Le dichiarazioni si inseriscono in un contesto internazionale più ampio, in cui Trump rilancia anche sul piano politico ed economico globale. In un messaggio pubblicato su Truth, il presidente ha promesso di mettere la “potenza economica” degli Stati Uniti al servizio dell’Ungheria in caso di vittoria elettorale del partito guidato dal primo ministro Viktor Orbán. “La mia amministrazione è pronta a utilizzare tutta la potenza economica degli Stati Uniti per rafforzare l’economia ungherese, come abbiamo fatto in passato per i nostri grandi alleati”, ha scritto, aggiungendo di essere “entusiasta di investire nella prosperità futura” del Paese sotto la leadership di Orbán.

A margine delle dichiarazioni sulla politica estera, Trump ha anche annunciato un progetto simbolico per Washington: la costruzione di quello che ha definito “il più grande e bello Arco Trionfale del mondo”, già presentato alla Commissione delle Belle Arti.

LEGGI LE NEWS DI ESTERI