Iran-Usa, tensione alle stelle. L’allarme di Axios: “Negoziati in stallo, Trump sempre più vicino alla guerra aperta”
Il capo (Donald Trump) si sta stufando. Alcune persone intorno a lui lo mettono in guardia dal dichiarare guerra all’Iran, ma credo che ci sia il 90% di possibilità di assistere a un’azione concreta nelle prossime settimane”, lo ha affermato un consigliere del presidente americano ad Axios. Secondo il media, inoltre, un’operazione militare statunitense in Iran sarebbe probabilmente una campagna massiccia, della durata di settimane, che assomiglierebbe più a una guerra vera e propria rispetto all’operazione mirata del mese scorso in Venezuela. Le fonti hanno sottolineato che si tratterebbe probabilmente di una campagna congiunta Usa-Israele di portata molto più ampia (e più esistenziale per il regime) rispetto alla guerra di 12 giorni guidata da Israele lo scorso giugno, a cui gli Stati Uniti si sono poi uniti per distruggere le strutture nucleari sotterranee dell’Iran. I consiglieri di Trump, Jared Kushner e Steve Witkoff, hanno incontrato ieri a Ginevra per tre ore il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi. Sebbene entrambe le parti abbiano affermato che i colloqui hanno “fatto progressi”, le divergenze, scrive Axios, sono ampie e i funzionari statunitensi non sono ottimisti sulla possibilità di colmarle.
Iran-Usa, negoziati a Ginevra in salita, tra “linee rosse” e minacce
Il leader supremo iraniano, l’ayatollah Ali Khamenei, ha minacciato di affondare le navi da guerra statunitensi, mentre continuano i colloqui sul nucleare con gli Stati Uniti. “Gli americani dicono continuamente di aver inviato una nave da guerra verso l’Iran”, ha scritto Khamenei sul suo account social X seguito da più di un milione di utenti. “Ovviamente, una nave da guerra è un pericoloso pezzo di equipaggiamento militare”, ha aggiunto. “Ma più pericolosa di quella nave da guerra è l’arma che può mandare quella nave sul fondo del mare”, ha concluso.
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L’Iran non ha accettato tutte le “linee rosse” stabilite dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump per una soluzione diplomatica, ha dichiarato il vicepresidente J.D. Vance dopo i colloqui a Ginevra. “Per certi versi, è andata bene; hanno concordato di incontrarsi più tardi. Ma per altri aspetti, è diventato molto chiaro che il presidente ha posto alcune linee rosse che gli iraniani non sono ancora disposti a riconoscere e ad affrontare”, ha detto Vance in un’intervista a Fox News.
Ma a Ginevra ieri sembra essersi mosso qualcosa se il solitamente accorto ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha parlato di “progressi positivi” dopo tre ore di colloqui indiretti con Steve Witkoff e Jared Kushner, sotto la mediazione dell’Oman. E i “progressi” sono stati confermati da Washington, che però non ha speso aggettivi. “È stata raggiunta un’intesa sui principi guida generali di un accordo. Si è deciso di lavorare su testi che poi ci scambieremo e sarà fissata un’altra data per il terzo round” di negoziati, ha riferito Araghchi. A Ginevra “le discussioni sono state più serie rispetto al precedente incontro e l’atmosfera era costruttiva”, ha assicurato. “I progressi non significano che si raggiungerà presto un accordo, ma il percorso è iniziato”, ha tenuto a sottolineare.

