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Esteri
La vita difficile dei Saddam Hussein in Iraq, omonimi dittatore

Il 9 aprile 2003 al centro di Baghdad sorgeva ancora la statua di Saddam Hussein. La statua fu abbattuta in diretta tv mentre tutto il mondo guardava  e comprendeva che con la statua corollava anche il regime di Saddam. Per la maggior parte degli iracheni il regime e le sue dolorose conseguenze sul Paese sono finite il giorno in cui Saddam è stato giustiziato, ma alcuni di loro portano ancora sulle spalle la sua eredità.

Sono i suoi omonimi, le decine di bambini nati quando il dittatore era all'apice del potere e battezzati Saddam Hussein. "E' stato mio padre a decidere di chiamare mio figlio Saddam - racconta quest'uomo - perché in quel momento, la società amava il personaggio di Saddam per il suo coraggio". Un fenomeno comune a tutti i Paesi che hanno subito un regime, Italia compresa, dove ci sono tuttora migliaia di Benito.

Nomi difficili da portare quando la dittatura cade. "Lui ha avuto tanti nemici e ora questo nome è odiato da tutti - dice questo Saddam Hussein - specialmente da quelli che ha oppresso, esiliato o di cui ha ucciso i figli"."Dopo il 2003 mi sono capitate parecchie cose quando lavoravo fuori dalla mia città - racconta un altro omonimo - vorrei nascondere il mio nome al fine di evitare problemi che possono mettere a rischio la mia incolumità".Certo sulle bancarelle dei mercati di Baghdad non mancano oggetti per nostalgici del regime, con la differenza che l'orologio può essere tolto al momento opportuno, mentre un nome è per sempre.

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