La direttrice del Museo del Louvre, Laurence des Cars, ha rassegnato le dimissioni alla vigilia dell’audizione parlamentare prevista per mercoledì. La decisione arriva a quattro mesi dalla clamorosa rapina del 19 ottobre, che aveva scosso profondamente il museo parigino e acceso un intenso dibattito politico e mediatico. A raccogliere il testimone sarà Christophe Leribault, storico dell’arte e attuale responsabile della Reggia di Versailles. La sua nomina, che deve essere formalmente approvata in Consiglio dei ministri, dovrebbe essere annunciata a breve.
In una nota ufficiale, l’Eliseo ha precisato che il presidente Emmanuel Macron ha accettato le dimissioni definendole “un atto di responsabilità“, sottolineando come il museo “abbia bisogno di serenità e di un nuovo impulso” per portare avanti i progetti di messa in sicurezza, modernizzazione e il piano “Louvre – Nouvelle Renaissance”. Des Cars comparirà comunque davanti alla commissione parlamentare, ma lo farà ormai da ex direttrice. Macron ha ringraziato la studiosa per il lavoro svolto dal 2021 e le ha affidato un nuovo incarico nell’ambito della presidenza francese del G7, dedicato alla cooperazione tra i grandi musei internazionali.
La decisione dopo il furto di ottobre
La crisi del Louvre si intreccia con un momento di forte instabilità politica. La ministra della Cultura Rachida Dati, ascoltata a porte chiuse dalla commissione parlamentare, è a sua volta in procinto di lasciare l’incarico per candidarsi a sindaca di Parigi. I lavori della commissione proseguiranno fino a maggio 2026. Dopo circa 70 audizioni, i vertici della commissione – il presidente Alexandre Portier e il relatore Alexis Corbière – hanno espresso critiche severe sulla gestione del museo più visitato al mondo, ancora scosso dal furto dei gioielli della Corona. Portier aveva dichiarato che in altre istituzioni una simile sequenza di criticità avrebbe già portato alle dimissioni.
In realtà, Des Cars aveva presentato le dimissioni subito dopo il furto di ottobre, ma erano state respinte dall’allora ministra Dati. Nei mesi successivi si sono susseguiti altri problemi: scioperi del personale, infiltrazioni d’acqua nelle gallerie e crescenti tensioni interne. Secondo alcuni deputati, il Louvre sarebbe diventato “«”uno Stato nello Stato”»”, sottraendosi al controllo del ministero. Intanto, il progetto di riorganizzazione annunciato da Dati è stato accantonato. La fase di rilancio del museo si aprirà quindi con una nuova governance, sotto l’egida diretta dell’Eliseo.
In un’ultima intervista concessa al quotidiano Le Figaro, Des Cars ha spiegato le ragioni della scelta: “La dinamica di modernizzazione avviata dal mio insediamento non può più essere portata a termine. Restare significherebbe limitarsi all’ordinaria amministrazione, mentre il Louvre ha bisogno di continuare a trasformarsi”. Ripercorrendo i mesi successivi al furto, ha parlato di “una tempesta mediatica e politica senza precedenti”. “Non sono una politica, ma una direttrice di museo. Ho rimesso il mandato nelle mani del ministro poche ore dopo il furto, ma mi è stato chiesto di restare. Ho cercato di proteggere l’istituzione, di contrastare le fake news e le voci infondate. Da presidente, il mio ruolo era fare da parafulmine”.
Resta ora da definire il futuro del grande progetto voluto da Macron, che prevede importanti interventi strutturali, un nuovo ingresso e nuovi spazi espositivi, tra cui una sala dedicata alla Gioconda, per un investimento stimato in oltre un miliardo di euro. I finanziamenti non sono ancora completamente assicurati e i lavori non sono iniziati. Con l’arrivo di Leribault, il Louvre si prepara dunque a una nuova fase, tra rilancio e ricerca di stabilità.

