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Medio Oriente, tregua appesa a un filo. Trump avverte l’Iran: “Nuovi attacchi se sbaglia”. Teheran: “Combatteremo”

Trump frena sull’offerta iraniana e non esclude nuovi attacchi: tra diplomazia e minacce militari, resta alta la tensione tra Washington e Teheran.

Medio Oriente, tregua appesa a un filo. Trump avverte l’Iran: “Nuovi attacchi se sbaglia”. Teheran: “Combatteremo”

Medio Oriente, Trump valuta il piano di pace ma minaccia nuovi attacchi contro l’Iran. Teheran: “Combatteremo per difendere la nostra dignità”

Le tensioni tra Stati Uniti e Iran restano elevate, in un equilibrio fragile tra apertura negoziale e minacce di escalation militare. Il presidente Donald Trump ha dichiarato che esaminerà a breve la proposta inviata da Teheran, ma ha espresso forti dubbi sulla possibilità di un accordo. “Non riesco a immaginare che possa risultare accettabile”, ha scritto sul suo social Truth, sottolineando come – a suo giudizio – l’Iran “non abbia ancora pagato un prezzo sufficientemente alto per ciò che ha fatto all’umanità e al mondo negli ultimi 47 anni”.

Parallelamente, Trump ha lasciato aperta l’ipotesi di una nuova escalation. Gli Stati Uniti potrebbero infatti ordinare ulteriori azioni militari contro l’Iran “se si comportasse male, se facesse qualcosa di sbagliato”. Una possibilità che, ha precisato, “potrebbe accadere, certamente”, pur senza indicare tempistiche. Secondo quanto riportato da Bloomberg, il presidente ha già parlato apertamente della possibilità che gli attacchi possano riprendere. E giovedì scorso ha incontrato il comandante del United States Central Command, l’ammiraglio Brad Cooper, ricevendo un aggiornamento sui nuovi piani operativi contro Teheran.

Sul fronte diplomatico, tuttavia, resta aperto uno spiraglio. Tre giorni fa l’Iran ha presentato agli Stati Uniti una proposta aggiornata in 14 punti per un accordo quadro. Secondo due fonti citate da Axios, il piano prevede un primo mese di negoziati per la riapertura dello Stretto di Hormuz, la fine del blocco navale statunitense e la conclusione della guerra in Iran e in Libano. Solo dopo un’intesa su questi punti verrebbe avviata una seconda fase di colloqui, sempre della durata di un mese, per affrontare il nodo più delicato: il programma nucleare iraniano.

Dal lato iraniano, i toni restano fermi ma calibrati. Il capo della magistratura, Gholamhossein Mohseni Ejei, ha ribadito che Teheran non auspica la prosecuzione del conflitto, pur dichiarandosi pronta a reagire. “Non accogliamo con favore la continuazione della guerra, ma non la temiamo nemmeno”, ha scritto su X. “Se la nostra dignità sarà minacciata, combatteremo per difenderla”.

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