Prima la Crimea, poi il Donbass, è arrivata l’ora della Transnistria? La nuova politica interventista di Mosca a favore delle popolazioni russe di altri paesi potrebbe tradursi in una nuova invasione di uno stato indipendente: la Moldavia. Il Parlamento europeo ha infatti dato il via libera con una maggioranza schiacciante (535 voti favorevoli contro 94) all’apertura di un’area di libero scambio con il Paese ex sovietico. Un accordo simile aveva indotto il Cremlino ad invadere la Crimea per difendere la sua sfera di influenza.
E ora si teme che la stessa sorte possa essere riservata alla Moldavia. I territori ad est del paese, quelli che confinano con l’Ucraina, sono infatti abitati da una maggioranza filorussa che si è autoproclamata indipendente nel 1990 dal governo di Chisinau. Uno Stato nello Stato, sconosciuto ai più, chiamato Transnistria e che qualcuno può aver sentito nel servizio di Report sulla delocalizzazione delle maison del lusso nell’Est Europa. Uno Stato non riconosciuto ufficialmente, ma dove circola una moneta locale e ci sono controlli alle frontiere. Il 18 marzo 2014 la Transnistria ha chiesto l’adesione alla Russia in seguito all’annessione unilaterale della Crimea.
Le cancellerie europee temono ora che Mosca, già colpita dalle sanzioni internazionali e osteggiata durante il vertice del G20, possa ora scegliere una nuova provocazione annettendo il Paese o inviando militari sul territorio. Per evitarlo i deputati europei hanno approvato una risoluzione che invita Mosca a rispettare l’integrità territoriale della Moldavia e la sua scelta europea, specificando che l’accordo riguarda “l’intero territorio internazionalmente riconosciuto della Moldova” di cui la Transnistria è parte integrante.

