Keir Starmer resta saldo alla guida del governo britannico mentre cresce la pressione interna nel Partito Laburista. Dopo la pesante sconfitta alle elezioni amministrative del 7 maggio, la leadership del premier è finita nel mirino di una parte consistente della maggioranza: quasi cento deputati chiedono apertamente le sue dimissioni o almeno l’avvio di un percorso che porti a un cambio di guida.
Nonostante il clima di crisi e le ricadute sull’economia — con i rendimenti del debito pubblico ai livelli più alti degli ultimi 28 anni — Starmer ha ribadito la volontà di restare in carica, richiamandosi al mandato ricevuto alle elezioni politiche del 2024. Durante un teso consiglio dei ministri ha ricordato che, per aprire formalmente una sfida alla leadership, servono le firme di 81 deputati a sostegno di un candidato alternativo: soglia ormai superata, ma senza che sia ancora emerso uno sfidante ufficiale.
Nel tentativo di mostrare compattezza, diversi ministri di primo piano si sono presentati pubblicamente a Downing Street accanto al premier, tra cui David Lammy, Pat McFadden, Liz Kendall, Jonathan Reynolds, Steve Reed e Peter Kyle. Dietro le quinte, però, alcune figure considerate fedelissime — tra cui la ministra dell’Interno Shabana Mahmood e la ministra degli Esteri Yvette Cooper — avrebbero invitato Starmer a pianificare un’uscita ordinata.
Tra i possibili successori viene indicato soprattutto Wes Streeting, ministro della Sanità e rappresentante dell’ala moderata del Labour, che secondo la stampa starebbe valutando una corsa rapida alla leadership per evitare rivali forti. Starmer, tuttavia, sarebbe deciso ad affrontare direttamente un eventuale confronto interno, convinto di poter prevalere tra gli iscritti del partito.
Le dimissioni arrivate finora riguardano soprattutto figure di secondo piano. Tra queste, la viceministra all’Interno Jess Phillips, che nella lettera inviata al premier ha dichiarato di aver perso fiducia nella sua leadership. Hanno lasciato anche altri sottosegretari e viceministri, tra cui Miatta Fahnbulleh, favorevole a una svolta più progressista e pronta a sostenere il sindaco di Manchester Andy Burnham come possibile nuovo leader.
Restano inoltre sullo sfondo altri nomi dell’ala progressista del partito, come l’ex vicepremier Angela Rayner e il ministro dell’Energia Ed Miliband, che al momento sembrano attendere gli sviluppi della crisi. Una parte del Labour spinge affinché Starmer annunci entro settembre la data del proprio passo indietro, così da consentire a Burnham di rientrare in Parlamento e candidarsi alla guida del partito e del governo.

