Punti chiave
- Iran: consigliere Khamenei, Trump vuole fare poliziotto a Hormuz ma navi Usa rischiano
- Usa: Democratici presentano articoli di impeachment contro il segretario alla Guerra Hegseth
- Iran: Egitto, Arabia Saudita, Turchia e Pakistan coordinano sforzi per la ripresa dei colloqui Usa
- Pakistan: premier Sharif oggi a Doha per incontro con emiro Qatar
- Iran: Cina, riapertura Stretto di Hormuz è richiesta internazionale
- Libano: Beirut non conferma colloqui ad alto livello con Israele
- Israele-Libano: nuovi raid Idf nel sud, Hezbollah rivendica attacchi con “sciame di droni”
I deputati del Partito democratico hanno presentato cinque articoli di impeachment contro il segretario alla Guerra Pete Hegseth, accusandolo di crimini di guerra legati al conflitto con l’Iran, abuso di potere e cattiva gestione del Pentagono. L’iniziativa è guidata dalla deputata Yassamin Ansari. Tra le accuse figurano operazioni militari non autorizzate, rischi deliberati per la sicurezza dei militari statunitensi e presunte violazioni delle leggi di guerra, inclusi attacchi contro civili. Un ulteriore punto riguarda la gestione impropria di informazioni sensibili e l’uso di canali non ufficiali. La risoluzione contesta inoltre l’ostruzione delle attività di controllo del Congresso e un uso politico del potere. L’iniziativa ha tuttavia scarse possibilità di successo, data la maggioranza repubblicana alla Camera, ed è considerata soprattutto un atto politico.
Alcuni dei principali attori regionali stanno intensificando il coordinamento diplomatico per favorire la ripresa dei negoziati tra Stati Uniti e Iran. Il ministro degli Esteri egiziano Badr Abdelatty e il capo della diplomazia pakistana Ishaq Dar hanno sottolineato la necessità di riattivare il dialogo tra Washington e Teheran per contenere l’escalation e ridurre i rischi per la sicurezza regionale. L’iniziativa si inserisce in un quadro più ampio di contatti tra Egitto, Arabia Saudita, Pakistan e Turchia, che hanno avviato un formato di consultazione progressivo su sicurezza e stabilità regionale. Dopo due incontri tra ministri degli Esteri a Riad e Islamabad tra fine marzo e inizio aprile, un nuovo appuntamento è atteso nei prossimi giorni nella capitale pakistana. Parallelamente, il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman ha discusso a Gedda con Sharif gli sviluppi del dossier iraniano. Anche il Qatar si è mosso nella stessa direzione, con l’emiro Tamim bin Hamad Al Thani che, in una telefonata con il presidente statunitense Donald Trump, ha ribadito la necessità di intensificare gli sforzi diplomatici per evitare una nuova escalation.
Il primo ministro del Pakistan, Shehbaz Sharif, accompagnato da una delegazione di alto livello, arriverà oggi a Doha, in Qatar, dove avrà un incontro bilaterale con l’emiro Tamim bin Hamad al Thani. Lo riferisce l’ufficio del premier pachistano sul suo profilo X. Sharif ha precedentemente fatto tappa in Arabia Saudita, dove ha incontrato il principe ereditario Mohammed bin Salman.
Il ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha dichiarato al suo omologo iraniano Abbas Araghchi durante una telefonata che la riapertura dello Stretto di Hormuz è una richiesta unanime della comunità internazionale. Wang Yi ha aggiunto che la sovranità, la sicurezza e i diritti legittimi dell’Iran, in quanto Stato rivierasco dello stretto, devono essere rispettati, ma che al contempo devono essere garantite la libertà di navigazione e la sicurezza del transito. “Lavorare per ripristinare il normale transito attraverso lo stretto è un appello unanime della comunità internazionale”, ha dichiarato, sottolineando che la situazione attuale si trova in un punto critico tra guerra e pace, ma che si starebbe aprendo una finestra per una soluzione diplomatica.
Interpellato in merito al post del presidente statunitense Donald Trump in cui si affermava che i leader di Libano e Israele si sarebbero sentiti giovedì, un funzionario libanese ha dichiarato all’Associated Press che non vi sono “informazioni” riguardanti colloqui di alto livello tra i due Paesi. Il funzionario ha parlato a condizione di anonimato.
Proseguono e si intensificano gli scontri lungo il confine tra Israele e Libano, con nuovi raid israeliani nel sud del Paese e ulteriori attacchi rivendicati dal movimento sciita Hezbollah. Secondo quanto riferito da “Al Jazeera”, le Forze di difesa israeliane (Idf) hanno colpito nelle ultime ore diverse località nel sud del Libano, tra cui Zawtar al Sharqiya, Bint Jbeil, Toul, Qabrikha, Qalaouiyeh e Kherbet Selm. Ulteriori bombardamenti di artiglieria hanno interessato le aree di Burj al Shamali, Ain Baal e la zona di al Hosh, mentre un drone israeliano ha effettuato attacchi lungo la direttrice Deir al Zahrani-Kfarwa. Le Idf hanno inoltre dichiarato di “continuare ad approfondire l’operazione terrestre” nel sud del Libano, prendendo di mira infrastrutture attribuite a Hezbollah. Dal canto suo, il movimento sciita ha rivendicato nuovi attacchi contro postazioni israeliane, affermando di aver colpito con razzi una posizione di artiglieria a Kfar Giladi e un concentramento di truppe nell’area di al Khiam. In una nota separata, Hezbollah ha inoltre dichiarato di aver preso di mira il sito di Ras al Naqoura “con uno sciame di droni”. Secondo i militari israeliani, circa 70 infrastrutture di Hezbollah sarebbero state distrutte nell’area di Bint Jbeil “in meno di un minuto”.

