"Taiwan, l'attacco di Trump in Venezuela un assist per Xi? Lo sbarco diretto sull'isola è troppo rischioso, ma le pressioni non si fermeranno". Lo scenario - Affaritaliani.it

Esteri

Ultimo aggiornamento: 14:50

"Taiwan, l'attacco di Trump in Venezuela un assist per Xi? Lo sbarco diretto sull'isola è troppo rischioso, ma le pressioni non si fermeranno". Lo scenario

Parla Elia Morelli, ricercatore di storia presso l’Università di Pisa e analista geopolitico

di Federica Leccese

“Trump attacca il Venezuela: un passo che potrebbe cambiare la strategia di Xi su Taiwan”, l’analista valuta gli scenari futuri

L’attacco degli Stati Uniti al Venezuela solleva interrogativi importanti sul futuro della politica internazionale: si tratta di una mossa isolata o di un segnale destinato a riaffermare l’egemonia americana nel continente? E fino a che punto queste tensioni rafforzano le ambizioni della Cina su Taiwan? A fare chiarezza è Elia Morelli, ricercatore di storia presso l’Università di Pisa e analista geopolitico, che ad Affaritaliani commenta le implicazioni della politica di Washington in Venezuela, gli interessi strategici cinesi e i possibili sviluppi su Taiwan.

L'attacco di Trump al Venezuela rafforza le pretese di Xi su Taiwan?

“Quando Donald Trump attacca paesi come Messico, Canada, Groenlandia o Panama, e ancor più con il Venezuela, non si sta limitando a rinnovare la dottrina Monroe del 1823 con uno spettacolo mediatico, ma sta aprendo la strada alla sopraffazione indiscriminata, legittimando le ambizioni espansioniste di altri stati. Se gli Stati Uniti agiscono così nel loro emisfero, cosa può fermare Russia e Cina dal fare lo stesso con Ucraina e Taiwan?

Questo segna la crisi del diritto internazionale, riportando il mondo a un tipo di ‘stato di natura’ hobbesiano, dominato dalla forza. Le regole internazionali, nate dopo la Seconda guerra mondiale, sono spesso imposte dai più forti e ignorate quando conviene. Oggi vengono strumentalizzate e invocate da chi le viola, generando contraddizioni che riducono la credibilità di Europa e Italia di fronte alle ingiustizie globali.

Ritornando al Venezuela, Maria Corina Machado, vincitrice del premio Nobel per la pace, rappresenta il simbolo della volontà statunitense di magnificare la propria immagine attraverso la propaganda delle esportazioni di democrazia e dei diritti umani sulla punta delle cannoniere”. 

Il blitz Usa in Venezuela minaccia gli interessi cinesi? Se sì, in quale modo?

“Sì, perché la Cina riceve circa l’80% del petrolio venezuelano, circa 746.000 barili al giorno, e il Venezuela è un partner strategico. Ma non è solo petrolio: Pechino sta investendo nei Caraibi e in America Latina, costruendo infrastrutture, aprendo basi di spionaggio a Cuba, negoziando il Gran Canale in Nicaragua e collaborando con Colombia e Panama.

L’azione degli Stati Uniti è quindi un segnale chiaro: Washington vuole confermare la propria egemonia sui Caraibi e scoraggiare Cina, Russia e Iran dal rafforzare la loro influenza nella regione”. 

Il caso Venezuela rende più probabile un intervento militare della Cina su Taiwan?

“La Cina considera Taiwan fondamentale sia simbolicamente sia strategicamente. Controllare l’isola significherebbe completare l’unità nazionale e avere una piattaforma militare per estendere la propria influenza marittima, soprattutto contro gli Stati Uniti.

Ma uno sbarco diretto sarebbe troppo rischioso e costoso, con possibili conflitti regionali o mondiali. Per questo Pechino punta oggi su pressione diplomatica, isolamento politico ed economico e dialogo con partiti favorevoli all’integrazione. L’obiettivo rimane l’annessione, ma in modo più graduale e pacifico, senza escludere del tutto l’opzione militare”. 

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