Trump e la violenza politica, Spannaus: “È visto come una minaccia. Le promesse disattese pesano sul consenso”
L’ombra della violenza politica torna ad estendersi sugli Stati Uniti, ma dietro gli spari di Washington emerge una crisi di consenso che affonda le radici in un profondo senso di tradimento. Nonostante una base ancora fedele, il tycoon sembra aver smarrito la spinta propulsiva che lo aveva portato alla Casa Bianca: oggi oltre metà degli americani lo percepisce come una minaccia per la democrazia.
Si pone dunque un interrogativo: il passaggio da outsider anti-sistema a leader bellicista, protagonista di nuovi interventi militari internazionali, ha segnato il punto di non ritorno? E ancora: può un attentato ridare slancio a un presidente schiacciato dall’inflazione e dalle promesse infrante?
A fare chiarezza è Andrew Spannaus, giornalista e analista americano, che ad Affaritaliani analizza le radici della polarizzazione e le possibili conseguenze politiche: “La popolarità di Trump è bassa e in via di diminuzione a causa della guerra all’Iran e dei suoi effetti economici. Il mancato attentato potrebbe aiutarlo in misura marginale con la base MAGA, ma non sarà facile alterare una direzione generale negativa: ormai Trump rappresenta il sistema, non più l’opposizione outsider”.
Dopo l’attentato contro Donald Trump, quanto è grave oggi il clima d’odio negli Stati Uniti?
“Non è la prima volta che si vedono numerosi tentativi di colpire il presidente, ma è indubbio che ormai il clima è difficile oggi. Questo è legato alla crescita della polarizzazione nel corso degli anni, e in particolare alla figura di Donald Trump. Oltre la metà degli americani crede che il presidente sia una minaccia per la democrazia, quindi in questo contesto il numero di individui che pensano di agire da soli può aumentare. In realtà a livello di società le persone sono gentili e collaborative; ma sul terreno dei giudizi politici le cose cambiano, come si è visto negli ultimi anni con numerosi atti di violenza politica”.
Questo episodio è un caso isolato o il segnale di una radicalizzazione più profonda nella società americana?
“La storia americana è piena di periodi di violenza e di movimenti radicali, come altrove. Oggi, semmai, il livello è più basso rispetto al passato. Si tratta di casi isolati, ma in crescita, quindi riflettono chiaramente la percezione che le istituzioni non rispondo ai bisogni delle persone. Può diventare ancora può pericoloso visto il fallimento di un presidente che si è presentato come a favore del popolo, ma che ora rinnega alcune delle promesse più importanti, a partire da quella di fermare gli interventi militari internazionali”.
Che impatto può avere questo attentato sul consenso di Donald Trump? In vista delle prossime elezioni di midterm negli Stati Uniti, questo clima può influenzare il voto e in che modo?
“La popolarità di Trump è bassa e in via di diminuzione a causa della guerra all’Iran e dei suoi effetti economici, a partire dal prezzo della benzina. Il mancato attentato potrebbe aiutarlo in misura marginale con la base MAGA, che comincia ad abbandonarlo in queste settimane, ma non sarà facile alterare la direzione generale negativa per lui e i repubblicani. Non è più credibile presentarsi come outsider che fa paura all’establishment – come durante la campagna elettorale del 2024. Ora è il presidente e utilizza le leve del potere in modo aggressivo a livello sia interno che esterno; rappresenta il sistema, non l’opposizione”.

