Il Cremlino apre agli Stati Uniti, chiude all’Unione europea e conferma la fine della tregua umanitaria
Mosca parla di una possibile fine vicina del conflitto in Ucraina, ma intanto conferma che le operazioni militari proseguono. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha spiegato le parole pronunciate sabato da Vladimir Putin, secondo cui la guerra “si avvia alla conclusione”.
“Il lavoro fin qui svolto nel processo di pace fa pensare che la fine sia davvero vicina, ma al momento non possiamo fornire dettagli”, ha detto Peskov, citato da Interfax. Il Cremlino, quindi, lega le parole di Putin al percorso diplomatico in corso, senza però indicare tempi, contenuti o condizioni di un possibile accordo.
Peskov ha aggiunto che Mosca vedrebbe positivamente una prosecuzione del ruolo americano. “Accoglieremmo con favore la continuazione degli sforzi di mediazione da parte degli Stati Uniti”, ha dichiarato il portavoce del presidente russo.
Il cessate il fuoco è finito, Mosca conferma la ripresa delle operazioni
La disponibilità a proseguire il dialogo non cambia la situazione sul terreno. Peskov ha chiarito che “il cessate il fuoco umanitario è terminato e l’operazione militare speciale continua”.
La Russia, dunque, tiene insieme due messaggi. Da una parte rivendica passi avanti nel processo di pace. Dall’altra conferma che, allo stato attuale, non c’è una tregua in vigore e che le attività militari non sono sospese.
Mosca chiude all’Ue: “Non può fare da mediatore”
Più netta la posizione sull’Unione europea. Il vice ministro degli Esteri russo Alexander Grushko ha escluso un ruolo di Bruxelles negli sforzi per portare il conflitto su un piano politico e diplomatico.
Secondo Grushko, le azioni della leadership europea impediscono all’Ue di partecipare in modo costruttivo al processo di pace. Il vice ministro ha accusato Bruxelles di puntare a prolungare il conflitto.
“Questa logica determina le loro azioni. E quindi, per ora, esclude qualsiasi partecipazione costruttiva dell’Unione europea agli sforzi per incanalare il conflitto in un canale politico e diplomatico”, ha detto Grushko.
Poi la chiusura: “La loro posizione sull’essenza di un accordo di pace ne esclude anche il raggiungimento. Ed esclude l’Unione Europea come qualsiasi tipo di mediatore o partecipante”.
La linea russa resta quindi selettiva. Mosca dice di accogliere con favore la mediazione degli Stati Uniti, ma respinge quella europea. Sullo sfondo, però, resta il dato operativo più pesante: la tregua umanitaria è finita e la guerra continua.

