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Ucraina, Paniccia: “La strategia di Putin sta fallendo, ma senza i 90 miliardi europei Kiev sarebbe crollata”

Lo stratega militare Arduino Paniccia analizza ad Affaritaliani l’impatto del prestito UE e le difficoltà della Russia nel logorare la resistenza ucraina

Ucraina, Paniccia: “La strategia di Putin sta fallendo, ma senza i 90 miliardi europei Kiev sarebbe crollata”
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Ucraina, Paniccia: “L’Europa ha sostituito gli USA, ma la priorità ora è fermare questo massacro”

Mentre l’Unione Europea definisce il maxi-prestito da 90 miliardi per Kiev e la Russia insiste sulla guerra di logoramento, il conflitto in Ucraina arriva a un bivio. Con il sostegno americano in calo, l’Europa deve ora farsi carico sia delle armi per il fronte, sia della tenuta economica di un Paese che punta all’adesione all’UE.

Le enormi cifre in gioco e la loro suddivisione tra spese militari e civili aprono interrogativi importanti: questo investimento basterà a cambiare il corso di un massacro che sembra senza fine? E quanto è reale il rischio che il fattore tempo, su cui Putin ha sempre scommesso, stia diventando un problema proprio per la Russia?

A fare chiarezza è Arduino Paniccia, analista di strategia militare e geopolitica, nonché fondatore e presidente della Scuola di Guerra Economica e Competizione Internazionale di Venezia (ASCE), che ad Affaritaliani analizza la profondità dello scontro e le reali prospettive di una tregua: “L’Europa ha in buona parte sostituito lo sforzo americano. Senza questo sostegno avremmo assistito a un probabile crollo, ma ora tutti gli sforzi devono concentrarsi sul vero obiettivo: il cessate il fuoco”.

Quanto incidono davvero questi 90 miliardi sull’andamento della guerra? Possono rafforzare la capacità dell’Ucraina di resistere – o persino prevalere nel conflitto – oppure servono solo a evitare il collasso economico di Kiev?

“L’analisi delle cifre e della suddivisione dei 90 miliardi evidenzia come questo importo sia un elemento fondamentale per la resistenza dell’Ucraina. Nello specifico, 60 miliardi sono destinati alla spesa militare, con la raccomandazione di acquistare armamenti prevalentemente europei; tale sostegno è indispensabile per la tenuta del Paese nel 2026 e per parte del 2027. I restanti 30 miliardi sono invece diretti al bilancio ordinario dello Stato per la copertura delle spese civili.

Questo prestito è vitale per la tenuta economica dell’Ucraina: senza di esso, avremmo assistito a un probabile crollo del Paese. L’Europa ha sostanzialmente sostituito il sostegno americano e, attraverso questo impegno finanziario, l’adesione all’Unione Europea si sta delineando come l’unica reale prospettiva strategica per l’Ucraina a seguito di una futura tregua.

Non credo che il prestito sia destinato a operazioni di contrattacco, scenario che appare poco percorribile, quanto piuttosto a consentire all’Ucraina di continuare a resistere e a mantenere le posizioni. Per andare avanti, questo stanziamento è stato assolutamente indispensabile”.

La Russia sta puntando tutto sul logoramento: questo prestito biennale può davvero rompere la strategia temporale di Putin?

“Putin ha sempre puntato sul fattore tempo per logorare l’Ucraina; tuttavia, dopo oltre quattro anni di conflitto, il Paese non è affatto crollato e, grazie a questo prestito, non accadrà nel prossimo futuro. Questa strategia si sta rivelando estremamente costosa per la Federazione Russa: basti pensare che nel 2025, a fronte di perdite umane notevolissime, la Russia ha occupato meno dell’1% di ulteriore territorio.

La convinzione che il tempo lavori a favore di Mosca sta mostrando tutti i suoi limiti. Certamente, senza aiuti come questi 90 miliardi la situazione sarebbe diversa, ma l’Ucraina, sostenuta dai suoi alleati, ha resistito”.

Più risorse per le armi allontanano il tavolo dei negoziati o sono l’unico modo per arrivarci con un’Ucraina più forte?

“Non ho mai creduto a una tregua basata su un’Ucraina in ginocchio. Se si arriverà a un accordo — e ritengo ci vorrà ancora molto tempo, forse tutto l’anno o più — sarà solo quando si creeranno condizioni che oggi mancano del tutto. Al momento, le posizioni restano troppo distanti, soprattutto sulla questione delle cessioni territoriali che l’Ucraina dovrebbe fare a favore della Russia, incluse aree non conquistate, e sulle garanzie che il conflitto non si ripeta.

La tregua è lontana, ma non credo che ci saremmo avvicinati con un’Ucraina sconfitta. L’Unione Europea ha fatto bene a scegliere di subentrare agli Stati Uniti nel sostenere il Paese; il destino dell’Ucraina, dopo questa sanguinosissima guerra, sarà quello di entrare a far parte dell’Unione Europea in modo accelerato, come unica vera prospettiva futura. 

Tuttavia, se in questo momento è necessario compiere ogni sforzo per aiutare militarmente ed economicamente l’Ucraina, è altrettanto importante adoperarsi affinché il conflitto abbia fine, poiché sta diventando un massacro senza limiti. Una volta garantito questo sostegno economico, tutti gli impegni dovrebbero concentrarsi sul vero obiettivo: raggiungere quantomeno un cessate il fuoco e avvicinarsi alla fine della guerra”.

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