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Stella di Campalto e l’amore per la terra del Brunello in tempo di Coronavirus

Il vino italiano in tempo di Coronavirus. Stella di Campalto produce Brunello di Montalcino  e Rosso di Montalcino nel Podere S. Giuseppe, 7 ettari coltivati a biologico e biodinamico. Uve selezionate sia in vigna che in cantina con fermentazioni spontanee e affinamento in grandi botti per 24/42 mesi e 27 mesi in bottiglia, senza alcuna filtrazione.

Stella può raccontarci la storia del Podere S. Giuseppe?

Il nome dell’Azienda Agricola S.Giuseppe è da attribuirsi a Giuseppe Martelli che così la chiamò, nel 1910. Fu abbandonata nel 1940 e, cinquant’anni dopo, fu rilevata dalla nostra famiglia. Podere S. Giuseppe si trova a Castelnuovo dell’Abate, 7 ettari vitati coltivati a biologico e biodinamico. Uve selezionate sia in vigna che in cantina, fermentazioni spontanee e affinamento in grandi botti per 24/42 mesi e 27 mesi in bottiglia, senza alcuna filtrazione. San Giuseppe era una mezzadria di Rossini Martelli, eccentrico proprietario di una vasta landa. San Giuseppe è il podere che dà in nome all’azienda, che in passato faceva parte dell’azienda agricola La Velona. S. Giuseppe si affaccia su una vallata a pochi chilometri dalla Badia  di Sant’Antimo, vero e proprio gioiello di architettura ecclesiastica del territorio di Montalcino.

Quando è arrivata per la prima volta a Montalcino?

Ho acquisito S.Giuseppe nel 1992 e da quell’anno ho piantato personalmente con i miei collaboratori le viti nell’azienda. Sono cresciuta con loro cercando di ascoltarle e capire i terreni , ancora oggi le loro unicità si manifestano in maniera diversa e rendono questo mio lavoro sempre in movimento in giro per il mondo per promuove questa unicità che tutto il mondo ci invidia; San Giuseppe è il mio lavoro che però è vera passione, senza di essa non potrei produrre vino. Montalcino è una città, se si può chiamare così, con i ritmi rimasti invariati come una casa con una finestra sul mondo. Viaggio molto e tornare ai colori, al clima agli odori di Montalcino mi nutre. A Montalcino e nel suo territorio bisogna viaggiare con passi lenti e guardare i panorami di luce, dove perdersi può essere la migliore delle fortune. Montalcino ci trasforma, qui è bello essere rapiti dal fruscio delle foglie dal cinguettio dei passerotti da una lucertola che scappa. Le pause prendono il sopravvento.

Che vigneti sono presenti a S.Giuseppe?

S. Giuseppe si trova a sud della cittadina di Montalcino, vicino all’Abbazia di Sant’Antimo, una delle chiese romaniche più importanti d’Italia. L’armonia e la semplicità della basilica sono qualità diffuse anche nel territorio circostante; e noi, in azienda, lavoriamo per preservare le nostre viti, culture, nel rispetto dell’habitat naturale in cui è inserita. A S. Giuseppe sono presenti sei vigenti: Vigna al Leccio, Vigna al Sasso, Vigna all’Ulivo, Vigna Curva, Vigna Bassa, Vigna al Bosco. Ognuno dei sei vigneti può considerarsi un piccolo Cru con una propria personalità e un proprio carattere: che viene quindi vendemmiato e vinificato singolarmente e depositato singolarmente in uno o più tini. Perciò le vigne vengono curate con l’attenzione che merita il voler preservare l’ecosistema che circonda i vigneti e l’Azienda. Il risultato è quello di ottenere uve sane, forti e gustose, espressioni di ogni annata, che danno vini diversi negli anni, strettamente legati alla nostra terra.

La cantina quando è stata inaugurata?

La cantina inaugurata nel 2002, lo stesso anno in cui decisi di iniziare la produzione biodinamica, è situata su tre livelli con sistema a caduta, ed è stata concepita per valorizzare le potenzialità di ogni singola vigna: l’uva, raccolta a mano in piccole cassette, una volta diraspata, cade nei sottostanti tini di legno da 30 qli. Nulla viene aggiunto prima, durante e dopo l’arrivo del grappolo, eccetto solforosa in dosi minime. Terminata la fermentazione alcolica, il “vino” scende nella sala d’invecchiamento dove privilegiamo l’uso di piccole botti costituite da legni spessi; vengono anche usate barriques e tonneaux. La sala d’affinamento si trova a 14 metri dalla superficie, ciò permette una temperatura costante e naturale; qui il vino riposa fino ad acquistare la sua maturità ottimale nel rispetto assoluto del nostro disciplinare di qualità. Una volta terminato l’affinamento in legno, che può protrarsi per alcuni vini oltre i 45 mesi, creiamo la massa da imbottigliare. Il disciplinare del Brunello e del Rosso di Montalcino permetterebbe di “modificare” i vini con altre annate in percentuali definite: per nostra scelta abbiamo deciso di imbottigliare soltanto l’annata in “purezza”, ovvero i nostri vini sono sempre al 100% provenienti dall’annata dichiarata in etichetta. Le bottiglie, colmate per caduta ad una ad una, vengono conservate in un ambiente a temperatura controllata, fino al loro affinamento ideale. Non intendiamo discostarci da questa maniera di pensare che è alla base della nostra attività: quindi la vinificazione riguarda esclusivamente le uve dei nostri vigneti.

Qualche anno fa è stata definita la contessa contadina del Brunello di Montalcino

Sì, e la definizione mi fa molto ridere. Guardi che per sapere cosa significa essere contessa oggi bisogna chiederlo a mia madre, Guia Lensi Orlandi Cardini, (nipote di  Sir Arthur Acton, il grande collezionista d’arte inglese che viveva a Villa La Pietra oggi sede della New York University, ndr) che alla fine degli anni 60 sposò mio padre il conte Marco Viola di Campalto. Mia madre oggi vive nel centro di Montalcino dopo lunghi anni trascorsi a Roma, dove mi ha fatto crescere insieme a mio fratello Corso Viola di Campalto, giornalista del quotidiano Il Messaggero. Anche lui lavora molto per cui credo che, oggi, il blasone sia rappresentato dal proprio lavoro, la più importante gratificazione che si possa avere dopo la famiglia. Io ho la fortuna di avere due splendide figlie, Beatrice, che lavora a Ginevra per MSC Crociere, e Benedetta, che da Roma è venuta ad aiutarmi in azienda, ed il mio compagno Francesco Illy, anche lui produttore di vino qui a Montalcino con la sua azienda Podere Le Ripi.

Il suo primo Brunello risale al 2004. Da quella data quanto è cambiato Montalcino ed il suo territorio?

Dobbiamo ringraziare una famiglia che più di ogni altra ha contribuito in  maniera fondamentale alla fama mondiale di Montalcino e del suo vino. Mi riferisco alla famiglia Biondi Santi ed in particolar modo al mitico Franco Biondi Santi che proprio quest’anno viene celebrato con la sua ultima annata, la Riserva Brunello 2012. Io mi occupo di vino da meno di trenta anni, non provengo da una famiglia di produttori storici, ma riconosco che se non ci fosse stato il grande lavoro dei Biondi Santi probabilmente oggi Montalcino non sarebbe così conosciuta ed apprezzata nel mondo. 

Cosa ne pensa della richiesta del Consorzio del Brunello di dichiarare lo stato di calamità naturale?

Ormai da molti anni, esattamente dal 2009, non faccio più parte del Consorzio Brunello di Montalcino per scelta personale. Io, ad esempio, volevo la zonazione mentre il Consorzio non era di questo avviso. Io credo che la richiesta dello stato di calamità in una terra come quella del Brunello non sia appropriata.  Ma ripeto, a scanso di equivoci, non facendo più parte del Consorzio, non voglio entrare in polemica con nessuno e se il Consorzio ha fatto questa richiesta avrà le sue ragioni, che però non sono le mie. Lo dico senza polemica con nessuno, ma quelle del Consorzio non sono le mie posizioni.

Lei non ha risentito della crisi da Coronavirus?

La mia azienda è piccola, abbiamo solo 7 dipendenti, con i quali abbiamo fatto tutti i lavori agronomici che comunque avremmo fatto in tempi normali. Non abbiamo risentito per il momento di questa pandemia, ma mi rendo conto che abbiamo una produzione di bottiglie contenuta, mentre sicuramente le grandi aziende con un grosso quantitativo di bottiglie stanno iniziando ad avere delle problematiche. Chi lavora sulla qualità non è in pericolo, mentre chi lavora sulla quantità risentirà maggiormente di questo stop. Sicuramente dove stiamo risentendo un forte calo è il settore dell’ospitalità in azienda, con la cancellazione di tutte le degustazioni, anche per via delle disposizioni governative, e dei pernottamenti nell’agriturismo. Ma, ripeto, noi di Montalcino siamo davvero fortunati a vivere in un posto baciato dal sole e dovremmo impegnarci ad aiutare chi è stato meno fortunato. 

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