ANBI, “Subsidenza, vietato dimenticare”: dal Delta del Po la richiesta di rifinanziare le leggi per la sicurezza idraulica
Un territorio fragile, segnato da un danno permanente ma ancora vitale e produttivo, chiede attenzione e risposte concrete allo Stato. È questo il messaggio emerso con forza dal convegno “Subsidenza, vietato dimenticare”, ospitato presso il Museo Regionale della Bonifica di Ca’ Vendramin a Taglio di Po e promosso da ANBI, ANBI Veneto e dai Consorzi di bonifica Adige Po e Delta del Po.
Ad aprire i lavori sono stati la presidente del Consorzio di bonifica Delta del Po, Virginia Taschini, e il direttore generale di ANBI, Massimo Gargano, che ha posto l’accento sulla necessità di uscire da una logica emergenziale: intervenire solo dopo le crisi, ha sottolineato, non è più sostenibile. Serve invece una visione strutturale, capace di coniugare sviluppo, lavoro e giustizia territoriale per comunità che da decenni convivono con le conseguenze della subsidenza.
Il fenomeno della subsidenza affonda le sue radici nello sfruttamento dei giacimenti metaniferi tra il 1938 e il 1964 nelle province di Rovigo, Ferrara e Ravenna. Se da un lato quelle estrazioni contribuirono in modo decisivo alla ripresa economica del Paese nel dopoguerra, dall’altro provocarono un progressivo abbassamento del suolo: nel Delta del Po, tra gli anni ’50 e ’60, si registrarono cedimenti superiori al metro, con punte oltre i tre metri.
Le conseguenze furono devastanti: alluvioni, perdita di efficienza degli argini, compromissione della rete idraulica e necessità di ricorrere sempre più allo scolo meccanico. Oggi gran parte del territorio polesano si trova sotto il livello del mare e può restare asciutto solo grazie a un complesso sistema di idrovore. Negli anni lo Stato è intervenuto con diverse leggi speciali, finanziando opere di bonifica e difesa idraulica. L’ultimo stanziamento, previsto dalla legge di bilancio del 2017, ha garantito risorse fino al 31 dicembre 2024. Da allora, però, i finanziamenti si sono interrotti, lasciando incompiuti numerosi interventi.
Il problema è aggravato dall’aumento dei costi energetici: il funzionamento continuo delle idrovore, oltre 500 tra Rovigo, Ferrara e Ravenna, richiede quantità enormi di energia elettrica, il cui costo è cresciuto di oltre il 50% negli ultimi anni. Senza queste infrastrutture, il territorio sarebbe esposto a un rischio costante di allagamento. Durante il convegno, oltre agli interventi tecnici e dei rappresentanti del mondo agricolo, si sono susseguiti contributi istituzionali, tra cui quelli dei sindaci del territorio, del deputato Piergiorgio Cortelazzo, del senatore Luca De Carlo e dell’europarlamentare Flavio Tosi, oltre a un videomessaggio del Presidente della Regione Veneto Alberto Stefani.
È emerso chiaramente come la sicurezza idraulica non riguardi solo l’agricoltura, ma l’intero sistema economico e sociale: nella sola provincia di Rovigo operano oltre 27 mila imprese, con un comparto agricolo di eccellenza e filiere produttive che spaziano dalla pesca alla manifattura, fino al turismo ambientale e culturale del Delta del Po. A rischio non ci sono solo le attività economiche, ma anche infrastrutture essenziali, strutture sanitarie e un patrimonio ambientale riconosciuto a livello internazionale, come le aree del Parco del Delta del Po. Dal convegno è uscita una richiesta chiara e condivisa: rifinanziare per almeno un decennio le misure previste dall’articolo 1, comma 129 della legge 205/2017, destinando nuove risorse alla messa in sicurezza idraulica e al completamento degli interventi ancora necessari.
ANBI Veneto e i Consorzi di bonifica promotori sottolineano che non si tratta solo di manutenzione, ma di un investimento strategico per il futuro del territorio. Senza un adeguato sostegno statale, il rischio è quello di vanificare decenni di lavoro e compromettere lo sviluppo di un’area che oggi rappresenta un nodo produttivo, ambientale e culturale di rilievo nazionale. Il messaggio finale è netto: il Polesine e i territori limitrofi hanno già pagato un prezzo altissimo per contribuire alla crescita del Paese. Ora chiedono che quello stesso Paese si faccia carico, in modo stabile e strutturale, delle conseguenze di quel passato.
Al termine del convegno, i saluti finali del Presidente di ANBI Francesco Vincenzi che ha evidenziato come la vera sfida sia evitare l’abbandono dei territori e la perdita della capacità di immaginare un futuro per gli stessi. “Non possiamo accettarlo”, ha dichiarato, sottolineando l’impegno dell’associazione nel contrastare questo rischio. Vincenzi ha ribadito l’importanza di adottare un approccio scientifico come base per le decisioni strategiche, evidenziando come l’Italia debba ripartire proprio dalla tutela e dalla sicurezza dei propri territori. Un impegno che riguarda non solo il benessere sociale, ma anche quello economico. Il Presidente ha inoltre espresso una posizione netta contro quelle politiche che ignorano le criticità climatiche o che si limitano a soluzioni inefficaci. Infine, ha richiamato la necessità di una visione lungimirante, capace di trasformare le crisi in opportunità, creando condizioni concrete per migliorare la situazione attuale di ogni territorio in difficoltà.
L’intervista di Affaritaliani a Francesco Vincenzi, Presidente di ANBI
A margine dell’evento, Francesco Vincenzi, Presidente di ANBI, ha dichiarato ai microfoni di Affaritaliani: “La giornata di oggi è stata voluta proprio per non dimenticare la storia di questo territorio: un territorio artificiale che deve essere costantemente mantenuto e che, proprio per questo, non ha bisogno di ulteriori pressioni antropiche capaci di metterne in discussione l’equilibrio ambientale e sociale“.
“Non dobbiamo dimenticare gli errori del passato, che troppo spesso, come Paese, tendiamo a rimuovere. In questo caso non possiamo permettercelo, perché significherebbe ignorare un territorio che, a causa del fenomeno della subsidenza, rischia seriamente di essere compromesso. Per questo chiediamo attenzione, non solo al rifinanziamento delle norme sulla subsidenza, ma soprattutto alle scelte politiche future, in particolare rispetto alle attività estrattive e ad alcune iniziative che si intendono avviare“, ha detto Vincenzi.
“Dobbiamo agire con la consapevolezza che questo territorio ha già dato molto e che può continuare a essere un motore economico e un modello di sviluppo. Un modello da considerare anche per altre aree del Paese che, pur essendo interne, hanno dimostrato di essere rilevanti non solo dal punto di vista economico, ma anche sociale e turistico”, ha poi concluso Vincenzi.
L’intervista di Affaritaliani a Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI
Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI, ha dichiarato ai microfoni di Affaritaliani: “Il bilancio è estremamente positivo. Abbiamo coinvolto due università, due eccellenze scientifiche del Paese, che hanno dimostrato con dati concreti ciò che accadrebbe con ulteriori trivellazioni, certificandone gli effetti. Parallelamente, abbiamo svolto un importante lavoro con le istituzioni, del quale siamo molto soddisfatti. Mi riferisco al Presidente della Regione, che ha espresso parole significative a sostegno di questa iniziativa, ma anche ai rappresentanti della Commissione Ambiente della Camera e della Commissione Agricoltura, che hanno riconosciuto come questo sia un territorio che ha già dato molto e che, alla luce delle evidenze scientifiche, sarebbe ulteriormente chiamato a sacrificarsi“.
“Noi Consorzi di bonifica avremmo potuto voltarci dall’altra parte, aumentare i contributi e scaricare su imprese e cittadini il peso di un arricchimento energetico soltanto temporaneo per il Paese. Invece abbiamo scelto una strada diversa, probabilmente più responsabile: continuare a farci carico delle conseguenze di scelte sbagliate del passato, perché era doveroso farlo, e allo stesso tempo avanzare una proposta concreta. Il Piano Invasi, presentato dai Consorzi di bonifica insieme a Coldiretti, è in grado da solo di produrre più energia rispetto a queste estrazioni metanifere. Per questo dobbiamo continuare a investire nel futuro”, ha concluso Gargano.


