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ghisolfi

di Mario Bonaccorso (www.ilbioeconomista.com)

Ingegner Ghisolfi, ci spieghi innanzitutto cosa ha spinto uno dei maggiori produttori mondiali di PET destinato al packaging, nonché secondo gruppo chimico italiano, a investire in una bioraffineria per la produzione di bioetanolo di seconda generazione.

Il nostro Gruppo festeggia i 60 anni di attività, la sua è una storia sempre stata proiettata al futuro: raggiunto un obiettivo abbiamo guardato oltre per continuare a migliorare, per essere sempre competitivi. Questa filosofia ci ha premiato e ci ha portato ad essere la seconda azienda chimica in Italia, anche se, al “grande pubblico” noi siamo sconosciuti. Questa nostra spinta al futuro è stata fondamentale quando, qualche anno fa, abbiamo investito 140 milioni di Euro in Ricerca & Sviluppo per mettere a punto una tecnologia per produrre biocarburanti da biomasse non alimentari. Nel nostro piccolo abbiamo messo in atto una vera e propria rivoluzione per ripensare la chimica in chiave sostenibile, uno dei settori sui quali scommettere per ricominciare a crescere. Oggi possiamo affermare che la nostra lungimiranza, la nostra capacità di rischiare e investire, ci ha portato ad essere fra i leader mondiali nel settore dei biocarburanti e ha permesso all’Italia di raggiungere un importante vantaggio tecnologico.

Più in generale quali sono gli investimenti già realizzati dal Gruppo Mossi & Ghisolfi nella bioeconomia? Quali le prossime mosse nel mercato italiano e in quello internazionale?

Abbiamo inaugurato nel 2008 un Centro Ricerche a Rivalta Scrivia (Alessandria) interamente dedicato alle fonti rinnovabili, dove a partire dal 2009 è entrato in funzione anche un impianto pilota per produrre biocarburanti. Grazie alle ricerche condotte in questo Centro, abbiamo investito altri 150 milioni di Euro per costruire il primo impianto dimostrativo al mondo per produrre biocarburanti di seconda generazione a Crescentino (Vercelli). Sempre sul fronte della ricerca stiamo per inaugurare anche un Centro Ricerche a Modugno (Bari), dove grazie al sostegno della Regione Puglia costruiremo dei laboratori e un impianto dimostrativo per produrre intermedi chimici a partire da lignina, un co-prodotto della produzione di etanolo. Ad oggi stiamo facendo una serie di valutazioni preliminari su alcune aree in Italia che potrebbero rivelarsi strategiche per costruire dei nuovi impianti.

Come sa, l'uso della biomassa è soggetto a diversi trade-off. Tra questi il più controverso è quello tra cibo e carburante, che la seconda generazione di biocarburanti dovrebbe contribuire a superare. Voi da dove ricavate la biomassa necessaria ad alimentare la bioraffineria di Crescentino?

Il nostro Gruppo ha al suo interno una società che si occupa esclusivamente della creazione della filiera agricola che serve ad alimentare l’impianto di Crescentino. L’impianto sorge su un territorio a forte vocazione agricola e permette di poter sfruttare un ampia varietà di biomasse disponibili a basso costo in un raggio di 70 km dallo stabilimento. Ad oggi stiamo utilizzando paglia di riso e cippato ma stiamo sviluppando una filiera dedicata per poter avere disponibile la canna gentile (Arundo Donax) che può essere coltivata su terreni marginali, senza sottrarre terreni destinati alla produzione agricola ad uso alimentare.

A inizio febbraio il Gruppo Mossi & Ghisolfi, con la sua controllata Beta Renewables, è stato protagonista dell'iniziativa europea "Leader dei biocarburanti sostenibili". Quali sono i vostri obiettivi?

I firmatari di questa iniziativa credono che i biocarburanti di seconda generazione e in generale gli “advanced biofuels” rappresentino una delle migliori opportunità industriali nel campo delle fonti di energia sostenibile. Nel mondo sono in aumento le iniziative volte a ridurre le emissioni di gas climalteranti e i biocarburanti da biomasse non alimentari sono il fattore chiave per raggiungere l’obiettivo. A tal proposito noi “Leaders” abbiamo deciso di mettere in atto una serie di misure volte ad accelerare la diffusione di tecnologie sostenibili poiché, ad oggi, siamo in grado di partire con la produzione su scala industriale ma abbiamo bisogno di essere supportati da un quadro legislativo che incoraggi gli investimenti a lungo termine in questo settore. Abbiamo bisogno di norme chiare e precise e i nostri interlocutori principali sono la Commissione e il Palamento Europeo insieme ai Governi e alle varie istituzioni finanziarie. Per poter raggiungere i nostri obiettivi accelerando i processi industriali e la ricerca su cosiddetti biocarburanti siamo aperti alla cooperazione con le altre realtà internazionali che già operano in questo settore come ad esempio IEA (International Bioenergy Implementing Agreement) e Global Bioenergy Inititive solo per citarne alcune.

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