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Osservatorio ANBI: Al Nord prime preoccupazioni idriche mentre al Sud si rilascia acqua in mare

Vincenzi (ANBI): “La mancanza di bacini pregiudica il futuro dell’Italia: dall’agricoltura ai data center”

Osservatorio ANBI: Al Nord prime preoccupazioni idriche mentre al Sud si rilascia acqua in mare
Osservatorio ANBI

Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche tra maltempo estremo e siccità: Italia sempre più divisa sull’acqua

L’Italia si trova a fare i conti con una gestione delle risorse idriche che appare contraddittoria, proprio mentre torna a manifestarsi il cosiddetto “generale Inverno”. L’ondata di maltempo annunciata porta con sé un brusco calo delle temperature, precipitazioni intense e nevicate tardive: sulle Alpi e sugli Appennini si prevedono accumuli fino a un metro, mentre deboli nevicate potrebbero interessare anche le colline attorno a Roma e tratti costieri tra Romagna e Molise. A ciò si aggiungono rischi crescenti per la stabilità idrogeologica del territorio.

Un vortice depressionario attivo sull’Adriatico, originato nell’area veneziana e diretto verso Sud, è destinato a provocare piogge anche molto intense. In Abruzzo, in particolare, si stimano accumuli fino a 90 millimetri lungo la fascia collinare costiera. Condizioni analoghe interesseranno la Calabria tirrenica e la Sicilia settentrionale, dove le precipitazioni potrebbero superare i 60 millimetri nelle province più prossime allo Stretto, secondo le previsioni dell’ECMWF.

A preoccupare maggiormente è il ruolo delle temperature anomale del Mar Mediterraneo, superiori di oltre un grado rispetto alla media nello scorso fine settimana, che possono favorire fenomeni meteorologici estremi. Questa anomalia non riguarda soltanto il Mediterraneo, ma si estende a tutti gli oceani, le cui temperature si stanno avvicinando ai livelli record registrati nel 2024, come evidenziato dai dati Copernicus.

L’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche ricorda che tra il 1991 e il 2020 le precipitazioni in Italia sono diminuite di circa il 19% rispetto al trentennio precedente, una tendenza che si è ulteriormente accentuata negli anni successivi, incidendo sul bilancio idrico di diverse regioni. Il Consiglio Nazionale delle Ricerche ha inoltre rilevato, nel dicembre 2025, che nei 24 mesi precedenti il 3% del territorio nazionale è stato interessato da condizioni di siccità severa o estrema, percentuale che sale all’11% nel Sud e raggiunge il 26% in Calabria. Proprio in queste aree, dopo mesi segnati da restrizioni sull’uso dell’acqua, si verifica oggi una situazione paradossale: le abbondanti piogge costringono a rilasciare acqua in mare da invasi ormai colmi, come avviene in Basilicata con la diga di San Giuliano, in Sardegna centro-meridionale, nel lago Castello in Sicilia e nella diga del Liscione in Molise, giunta allo sfioro.

Questo, unitamente alla riduzione di costanti apporti nivali, all’innalzamento delle temperature ed al progressivo scioglimento del permafrost sulle montagne, dovrebbe indurre i soggetti decisori a porsi domande sulla sostenibilità di enormi quantitativi idrici, riversati a mare, allorquando l’andamento meteo offrirebbe l’opportunità di creare nuove, preziosissime riserve da utilizzare nei momenti di bisogno. Il Piano Invasi Multifunzionali, che abbiamo proposto con Coldiretti, è a disposizione del Paese ed i primi 400 progetti attendono solo il finanziamento per la loro realizzazione”, evidenzia Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione azionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI).

A metà Aprile presenteremo un report sulle progettualità dei Consorzi di bonifica ed irrigazione”, anticipa Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI.

Nel dettaglio territoriale, la Sicilia somma le piogge recenti ai 75 millimetri caduti nelle prime due decadi di marzo e ai 280 millimetri registrati tra gennaio e febbraio. In Basilicata, l’ultima settimana ha portato ulteriori 19 milioni di metri cubi d’acqua negli invasi, che ora trattengono complessivamente 417 milioni di metri cubi, avvicinandosi alla capienza massima.

Diversa la situazione in Capitanata, in Puglia, dove il bilancio idrico resta in sofferenza: gli invasi hanno ricevuto 13 milioni di metri cubi d’acqua in una settimana e il lago di Occhito ha superato i 100 milioni di metri cubi, ma il deficit complessivo dei bacini foggiani rimane pari al 57%. In Campania crescono i livelli dei fiumi Volturno e Sele, mentre il Garigliano è in diminuzione.

In Abruzzo, l’invaso di Penne ha registrato un afflusso settimanale di 1.932.000 metri cubi d’acqua. Nel Lazio si osserva un calo sia nei laghi dei Castelli Romani sia in quelli del viterbese, così come nelle portate del Tevere e dell’Aniene, mentre il Velino resta stabile. In Umbria diminuiscono i flussi nei fiumi Topino, Chiascio e Paglia e si registra un abbassamento di 2 centimetri del livello del lago Trasimeno.

Le Marche mostrano invece segnali di incremento nelle portate di diversi corsi d’acqua, tra cui Potenza, Tronto, Nera, Esino e Sentino, con un aumento complessivo di circa 2,8 milioni di metri cubi nei bacini. In Toscana le portate risultano in calo e inferiori alla media, con riduzioni significative per Serchio (-47%), Arno (-74%) e Ombrone (-75%). In Liguria si abbassano i livelli idrometrici di Entella, Vara e Argentina.

Nel Nord Italia, dopo le piene che avevano interessato soprattutto l’area occidentale del bacino padano, i deflussi sono rientrati nella norma. In Valle d’Aosta resta elevata la portata della Dora Baltea, mentre il torrente Lys è in diminuzione. In Piemonte, i fiumi Tanaro, Stura di Demonte e Stura di Lanzo mantengono livelli superiori alla media stagionale.

In Lombardia, l’indice SWE (Snow Water Equivalent) è cresciuto di 390 milioni di metri cubi nell’ultima settimana, ma rimane distante sia dalla media storica (-35%) sia dai valori del 2025 (-24%). Tra i grandi laghi, il Verbano ha superato la soglia di riempimento (100,6%), il Benaco si attesta al 95,7%, il Lario al 47,6%, mentre il Sebino preoccupa con un livello fermo al 24,3%.

In Veneto, le portate dei fiumi Livenza (-18%), Brenta (-13%) e Bacchiglione (-40%) tornano sotto la media, mentre il deficit dell’Adige si amplia ulteriormente, con valori inferiori del 30% rispetto alla norma, in attesa delle precipitazioni previste che potrebbero riequilibrare temporaneamente la situazione. In Emilia-Romagna persistono condizioni critiche, con portate particolarmente basse nei fiumi Santerno, Secchia ed Enza, oltre a un Reno che segna appena 5,47 metri cubi al secondo rispetto a una media di 30,42 (-82%). Infine, il fiume Po continua a registrare surplus idrici in diverse stazioni, soprattutto nel tratto piemontese, mentre a Pontelagoscuro, nel Ferrarese, si rileva un deficit dell’11%.