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Lavoro
ALMALAUREA: cresce l'occupazione stabile per i laureati
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Vale ancora la pena investire sul titolo di laurea. La conferma arriva dagli ultimi dati diffusi da Almalaurea, il consorzio interuniversitario che riunisce 73 atenei italiani. Secondo il XVIII Rapporto sulla condizione occupazionale dei laureati italiani, presentato il 27 aprile 2016 in un convegno dell'Università Federico II di Napoli, nonostante le difficoltà riscontrate sul mercato del lavoro in questi anni, si registra il timido emergere nel corso del 2015 di alcuni segnali di ripresa del mercato del lavoro, in parte già intravisti nel 2014.

In particolare, cala la disoccupazione tra i neolaureati e aumentano stabilità lavorativa, retribuzioni ed efficacia. A un anno dal diploma il tasso di occupazione è del 67% per chi ha conseguito una laurea triennale (un punto in più rispetto all’indagine effettuata l’anno prima) e una significativa contrazione del tasso di disoccupazione, ridotto del 3%. Per chi, invece, ha conseguito una laurea magistrale biennale e a ciclo unico (+0,3% rispetto al 2013) il tasso di occupazione ha raggiunto il 70%, per poi salire all’84% cinque anni dopo il titolo.

Inoltre, 50 laureati "triennali" su 100 e 47 laureati magistrali su 100 considerano il titolo molto efficace o efficace. A cinque anni dal titolo il 78% dei laureati è inserito nel settore privato, mentre il 17% in quello pubblico. La restante quota lavora nel non-profit. L’ambito dei servizi assorbe il 76% degli occupati, mentre l’industria accoglie il 22%. Marginale la quota di chi lavora nel settore dell’agricoltura.
Nel lungo periodo l'occupazione cresce per tutti i gruppi disciplinari. Ma se si focalizza l’attenzione sui soli laureati magistrali biennali emerge che l’occupazione è significativamente superiore alla media, a cinque anni dalla laurea, per i laureati delle professioni sanitarie (95%), di ingegneria (94%) e del gruppo economico-statistico (90%). Al di sotto della media si posizionano i laureati dei gruppi letterario (72%), giuridico (75%), geobiologico (78%) e insegnamento (78%).

I flussi di mobilità territoriale, emersi dalla condizione occupazionale dei laureati del nostro Paese, riflette, in ogni caso, il profondo divario sociale ed economico che caratterizza le regioni italiane. A livello occupazionale a cinque anni dal conseguimento del titolo le differenze territoriali tra Nord e Sud del Paese si riducono apprezzabilmente, ma restano sempre a favore del Settentrione. Tra i laureati magistrali il differenziale occupazionale Nord-Sud scende a 15 punti percentuali. Lavorano 89 laureati su 100 residenti al Nord, mentre al Sud l’occupazione coinvolge il 74% dei laureati. Tra uno e cinque anni, scende anche il differenziale del tasso di disoccupazione che si attesta su 12 punti percentuali: è pari al 6% al Nord e al 18% al Sud.

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