Roma, 27 mar. (Labitalia) - La pandemia di Covid-19 rischia di distruggere il settore fieristico italiano: per questo Aefi, l’Associazione esposizioni e fiere italiane che rappresenta 36 quartieri fieristici nazionali, ha elaborato alcune proposte che ha già sottoposto al governo e alle istituzioni competenti per sostenere i propri associati e l’intero comparto dal grave impatto di questa emergenza: dal rimborso delle spese sostenute e dei mancati ricavi per gli eventi annullati e posticipati alla proroga delle prossime scadenze fiscali per almeno nove mesi, anche in compensazione e in deroga ai limiti di compensazione, alla sospensione del decreto legislativo 19 agosto 2016 n.175, alla moratoria dei mutui che le società fieristiche hanno in corso.“Abbiamo inviato una lettera al governo per chiedere di attivare urgentemente i percorsi nazionali e comunitari per ottenere dalla Commissione europea l’approvazione di un regime di aiuti di Stato che possa consentire in tempi ridotti di mettere a disposizione del comparto fieristico la liquidità necessaria per salvaguardare gli enti fieristici e consentire poi la ripresa immediata delle iniziative a favore di tutti i settori produttivi”, commenta Giovanni Laezza, presidente Aefi-Associazione esposizioni e fiere italiane. Le manifestazioni fieristiche, leva economica del Paese che ogni anno genera affari per 60 miliardi di euro, sono state tra le prime attività ad essere fermate dai provvedimenti del governo e dalle ordinanze delle Regioni per tutelare la salute dei cittadini e contenere l’espansione del virus.“La salute di tutti - continua Giovanni Laezza - resta la priorità ma se non vengono previsti interventi e misure specifici, il settore rischia di soccombere. Nonostante le difficoltà di inserimento in un articolato calendario internazionale, le fiere hanno subito cercato di reagire a questo improvviso tsunami che si è abbattuto sul nostro Paese, rinviando e riprogrammando le manifestazioni per cercare di contenere il danno economico e continuare a svolgere il ruolo di strumento di crescita per le imprese e per le industrie che rappresenta. La situazione è già drammatica e con il passare dei giorni potrà solo peggiorare, causando ulteriori rallentamenti e annullamenti. L’incertezza sulla durata dell’epidemia, rende difficile ogni previsione di ripresa".Secondo Aefi, le risorse finora stanziate dalla Farnesina per il Piano straordinario per la promozione del made in Italy sono utili per le manifestazioni previste all’estero, grazie anche al rimborso delle spese già sostenute per gli eventi annullati o a cui le aziende italiane non hanno potuto partecipare. Altre, come le iniziative promozionali saranno indispensabili quando il settore sarà ripartito. “Ora servono risorse urgenti - aggiunge Laezza - per le fiere italiane, per non far soccombere un intero comparto e aiutarlo a superare questa fase critica. Come Associazione stiamo chiedendo al governo che vengano riconosciute e rimborsate agli enti fieristici le spese già sostenute e i mancati ricavi per tutte le manifestazioni in calendario che non hanno avuto luogo. Si tratta di un aiuto concreto che permetterebbe agli enti fieristici di poter far fronte alla contingenza e pensare ad una ripartenza nel momento in cui l’emergenza sarà conclusa. Siamo convinti che le fiere, proprio in virtù del loro ruolo di volano dell’economia, faranno ripartire anche l’intero sistema economico”. La richiesta di Aefi al governo di avvio di un percorso di aiuti di Stato è in linea con l’esperienza danese e con quella tedesca.Al momento, sono 138 le manifestazioni fieristiche italiane posticipate, alcune già al 2021. Di queste, 63 sono a carattere internazionale e 75 nazionale; 30 sono quelle annullate. Complessivamente sono 168, concentrate principalmente in Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna - regioni maggiormente colpite e nelle quali ogni anno hanno luogo la maggior parte delle nostre fiere - ma tutti gli associati sono bloccati nella loro attività. In questi giorni Aefi in stretto accordo con i propri associati sta cercando di quantificare il danno causato dall’emergenza in questa prima fase, proprio per poter sottoporre al governo - che la sottoporrà a sua volta alla Commissione europea - la richiesta e procedere poi a istituire un regime di aiuti al settore fieristico come già fatto in Danimarca e Germania (primo Paese in Europa per il settore fieristico, seguito dall’Italia).

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