Roma, 23 lug. (Adnkronos/Labitalia) - L’arrivo di settembre non segnerà solo la fine del periodo comunemente associato alle ferie. Il nono mese del 2020 avrà un significato molto più che simbolico: milioni di italiani faranno ritorno graduale in ufficio dopo mesi di lavoro da remoto, quasi esclusivo. Un rientro non privo di preoccupazioni: a dirlo sono stati i partecipanti alla ricerca di Wyser, società internazionale di Gi Group che si occupa di ricerca e selezione di profili manageriali, condotta per sondare gli umori in vista della fine dello smart working forzato. Ben il 30% degli intervistati, infatti, teme il mancato rispetto delle normative vigenti in fatto di sicurezza e, più in generale, di andare incontro a un nuovo lockdown (32%). Sebbene solo il 35,9% dei professionisti abbia ricevuto chiare comunicazioni rispetto alle modalità del rientro, la quasi totalità degli intervistati (80%) si dice fiduciosa rispetto alla capacità della propria azienda di dotarsi delle necessarie misure di sicurezza.Del resto, gli italiani a casa stavano bene, come dimostrato dalle ragioni per le quali ricominciare da capo la vita da ufficio sembra sarà un po’ difficile: il 50% troverà pesante ritornare ad affrontare la routine pre-lockdown, tra i mezzi pubblici affollati e il traffico sulle strade, mentre il 30% soffrirà il trantran mattutino con la sveglia anticipata e il pensiero dell’abbigliamento. Passare fuori casa la maggior parte delle ore della giornata, come era norma fino allo scorso gennaio, sarà fonte di grande disagio per un lavoratore su 3 (33,3%) e dover continuamente prestare attenzione e rispettare le limitazioni e le misure vigenti renderà meno piacevole e spontaneo interagire con gli altri (19,2%).Nonostante questo, si evidenzia anche il grande lato positivo: poter rivedere colleghi e collaboratori. Il 79,4% dichiara di aver mantenuto o addirittura rafforzato i rapporti con il proprio team durante il lockdown. Ritrovarsi sarà infatti la nota lieta per manager e professionisti italiani: il 52,6% ha accusato infatti la mancanza della socialità nella quotidianità lavorativa e il 20,5% non vede l’ora di spegnere Zoom e tornare a confrontarsi di persona e avere occasioni di networking (9,6%). Anche se questo significherà avere a che fare talvolta con collaboratori poco simpatici (15,4%). "Ci avviciniamo a una fase davvero cruciale, dalla quale dipenderà la ripartenza del nostro Paese", afferma Carlo Caporale, amministratore delegato di Wyser. "Ritengo che una comunicazione chiara e trasparente -continua Caporale- tra azienda e dipendenti sia imprescindibile in questo momento più che mai, così come delle misure di welfare per rendere meno impattante sulla psiche e sulla routine dei lavoratori questa nuova fase. Purtroppo, come risulta dalla nostra ricerca, solo un’azienda su tre ha comunicato, a oggi, quali iniziative saranno adottate a tale scopo: l’ideale sarebbe diramare ogni tipo di informazione utile entro il periodo di ferie o di chiusura. Sarà compito dei team leader lavorare sodo per trovare la quadra, con attività di team building e occasioni di convivialità e svago". E il futuro dello smart working? "Quando nelle scorse settimane abbiamo detto che era in atto una vera rivoluzione lavorativa e culturale, non ci sbagliavamo - conclude Caporale - come testimoniato dalla nostra survey oltre il 70% dei lavoratori vorrebbe che continuasse a essere parte integrante della nuova vita lavorativa, anche in misura minore. Un approccio flessibile da parte delle organizzazioni è sempre più richiesto dai candidati e manager che incontriamo, per cui non stupisce che l’interruzione del lavoro da casa potrebbe essere per molti un fattore determinante nella scelta di cambiare lavoro. Sarà difficile riuscire a tornare indietro".

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