Roma, 24 nov. (Labitalia) - Tra le donne inoccupate ma in cerca di lavoro ben il 5,8% è stato vittima di violenza nell’ultimo anno (contro una media generale del 4,5%). E' quanto emerge dal report della Fondazione studi consulenti del lavoro, elaborato su dati Istat in occasione della 'Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne', e che sarà presentato domani, 25 novembre, a partire dalle 17, nel corso degli Stati generali dei consulenti del lavoro presso il Palazzo dei Congressi di Roma. Un dato che potrebbe essere peraltro fortemente sottodimensionato, considerato che proprio in corrispondenza di situazioni di disagio educativo ed economico si riscontra minore propensione alla denuncia degli episodi di violenza. Anche laddove la violenza si manifesti con maggiore gravità, come nel caso dello stupro o del tentato stupro, è più frequente che la vittima sia una donna non lavoratrice: il 9,2% delle donne in cerca di occupazione dichiara di aver subìto una violenza di questo tipo nel corso della propria vita contro il 5,4% della media generale. La pandemia, poi, ha innescato una nuova crescita del fenomeno, soprattutto degli episodi consumati in ambito familiare/affettivo, rischiando di portare ad una recrudescenza dello stesso, come già emerso dall’andamento degli omicidi volontari nel 2020 e nell’anno in corso. L’aumento del disagio economico e sociale favorito fortemente dalla crisi sanitaria, il distanziamento protratto, l’isolamento, l’eccesso di virtuale che ha permeato le relazioni personali dell’ultimo anno rischiano di alimentare nuove forme di aggressività e rabbia sociale. Come invertire, dunque, il trend? Una più elevata emancipazione professionale può indurre le donne verso una maggiore propensione alla denuncia, poiché le rende non solo economicamente più indipendenti, ma anche più consapevoli dei comportamenti maschili. "In quest’ottica la parità di genere intesa soprattutto come parità di accesso al lavoro, a posizioni professionali coerenti con i livelli formativi posseduti, a condizioni contrattuali adeguate, a pari livelli retributivi non è solo un diritto fondamentale, ma la condizione necessaria per contrastare i fenomeni di violenza", ha dichiarato Marina Calderone, presidente del consiglio nazionale dell’ordine dei consulenti del lavoro. "Oltre alla legge sulla parità salariale di genere e alle nuove risorse varate dal Governo per le vittime di abusi domestici, è importante che il Parlamento approvi il Ddl contro le molestie sessuali nei luoghi di lavoro, così come richiesto all’Italia dall’Oil, per supportare i datori di lavoro nell’adozione di misure adeguate a prevenire e contrastare atti di violenza e molestie, tutelando la riservatezza dei soggetti coinvolti e impedendo atti ritorsivi o discriminatori nei confronti di chi denuncia”, ha concluso.

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