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Crozza-Papa ironizza: “Vado a Montecarlo, lì c’è la guerra… col fisco”

Satira graffiante, ritmo serrato e un bersaglio chiarissimo: il mondo contemporaneo e le sue contraddizioni. Nella nuova puntata di Fratelli di Crozza, Maurizio Crozza torna nei panni di Papa Leone XIV e costruisce uno sketch che parte dalla pace… per arrivare ai paradisi fiscali.

L’inizio è volutamente surreale. Il “Papa” prende la parola e prova a lanciare un messaggio solenne, ma finisce per ripetere ossessivamente la stessa parola:
“Pace, sì… grazie… pace… guerra brutta… pace”.

Un discorso che sembra non decollare mai davvero, quasi a prendere in giro la retorica vuota e le dichiarazioni istituzionali che spesso suonano tutte uguali. Crozza insiste, si inceppa, riparte: parla di anziani senza pace, bambini senza pace, famiglie senza pace, creando un effetto comico basato proprio sull’accumulo e sulla confusione.

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Poi arriva la svolta. Il Papa annuncia i suoi prossimi viaggi: ci si aspetterebbero luoghi simbolo dei conflitti, scenari di crisi internazionale. Invece no.

“Devo preparare il trolley… parto per le zone di guerra… Montecarlo”.

La battuta cambia completamente il tono dello sketch. Crozza costruisce il paradosso: Montecarlo come nuova “zona di crisi”, ma non per guerre o emergenze umanitarie.
“Lì arriva tanta gente… che scappa… ma non dalla guerra. Dalle tasse”.

Da qui parte una raffica di ironia sui cosiddetti paradisi fiscali. Il Papa elenca nuove mete: Cayman, Lussemburgo, San Marino. Tutti luoghi dove, secondo la caricatura, regna una “pace fiscale”.

“La guerra col fisco è brutta… e io lo capisco”, dice, ribaltando completamente il significato della parola “pace”. Non più assenza di conflitti, ma assenza di tasse, problemi e disuguaglianze percepite.

Il culmine arriva con la descrizione di Montecarlo come un “paradiso in terra”:
“Nessuno soffre la fame… tutti hanno un’aragosta… tutti sorridono”.

Una fotografia volutamente esagerata e caricaturale, che mette a nudo il contrasto tra chi vive nelle difficoltà reali e chi invece si muove in contesti privilegiati.

Il messaggio, dietro la comicità, è chiaro: Crozza gioca sulla distanza tra le grandi parole — pace, umanità, solidarietà — e la realtà di un mondo dove spesso le priorità sembrano altre.

E come sempre, la sua satira colpisce proprio lì dove fa più male: nelle contraddizioni evidenti, trasformate in risata.