La ricerca I-Com lega i servizi illegali a truffe, furti di dati furti di dati e danni economici in forte crescita
Lo streaming pirata non danneggia solo l’industria dei contenuti. Espone anche gli utenti a truffe digitali, furti di dati e perdite economiche dirette. È quanto emerge dalla ricerca I-Com “Il prezzo nascosto della pirateria”, presentata oggi alla Camera dei Deputati.
Secondo lo studio, nel 2024 il danno economico connesso a truffe digitali e sottrazione di dati per chi utilizza servizi illegali ha superato 1,42 miliardi di euro. La perdita media per le vittime italiane è stimata in circa 1.200 euro a persona e supera i 1.500 euro nella fascia d’età tra i 45 e i 64 anni.
In Italia la pirateria interessa il 40% della popolazione adulta e, secondo la ricerca, colpisce non solo la filiera creativa ma anche la sicurezza digitale di chi accede a contenuti illegali.
A presentare i dati è stato il presidente di I-Com Stefano da Empoli, nel corso dell’incontro promosso dall’on. Ylenja Lucaselli, alla presenza del sottosegretario Alberto Barachini, del commissario AGCOM Massimiliano Capitanio e del direttore della Polizia Postale Ivano Gabrielli.
Da Empoli ha spiegato: “Con questo studio vogliamo offrire un contributo concreto al dibattito sulla pirateria, portando l’attenzione su un ambito ancora poco esplorato: i rischi per la sicurezza digitale degli utenti che accedono a contenuti illegali”. E ha aggiunto: “Si tratta di un fenomeno allarmante, anche perché le piattaforme illegali sono uno dei principali veicoli di diffusione di malware, attacchi di phishing e di sottrazione dei dati personali sensibili degli utenti, poi rivenduti sul dark web. È quindi fondamentale aumentare la consapevolezza sui pericoli della pirateria, in particolare tra i giovani che, oltre a essere tra i soggetti più esposti ai rischi digitali, sono anche i più penalizzati dagli effetti sempre più rilevanti in termini di perdita di posti di lavoro”.
Entro il 2030 la pirateria può bruciare oltre 34 mila posti e colpire soprattutto cinema, tv e audiovisivo
Lo studio stima che entro il 2030 la pirateria potrebbe costare all’Italia oltre 34 mila posti di lavoro nell’industria creativa, di cui circa 27 mila nella produzione cinematografica, televisiva e audiovisiva. Nel solo 2025 il comparto avrebbe già perso 3.400 posti, con un aumento del 47% rispetto all’anno precedente.
Nel messaggio inviato all’evento, Ylenja Lucaselli ha scritto: “La Pirateria audiovisiva non è solo un illecito che danneggia l’industria creativa, ma è sempre più una porta d’ingresso per truffe digitali, furti di dati, frodi economiche che colpiscono famiglie, professionisti, imprese. Piattaforme e servizi illegali espongono gli utenti a malware, phishing, furti di identità e alla sistematica rivendita dei dati personali nel dark web, con un danno economico che nel 2024 ha superato 1,42 miliardi di euro e una perdita media di oltre 1.200 euro per utente colpito. Questo fenomeno pesa anche sul lavoro e sul futuro dei nostri giovani: entro il 2030 la Pirateria potrebbe costare all’Italia oltre 34.000 posti di lavoro nell’industria creativa, di cui 27.000 concentrati nella produzione cinematografica, televisiva e video, proprio nel cuore della filiera audiovisiva nazionale. Nel solo 2025 si stimano già 3.399 posti persi nel comparto, a fronte di un sistema che nel 2024 ha visto svanire 2,2 miliardi di euro di fatturato e 904 milioni di euro di PIL – ricorda Lucaselli – E tutto questo avviene in un Paese in cui meno della metà dei cittadini possiede competenze digitali di base, ben lontano dall’obiettivo europeo dell’80% entro il 2030: significa che milioni di persone non sono oggi attrezzate per riconoscere e prevenire le minacce informatiche che si annidano dietro l’offerta di contenuti pirata. Il lavoro che viene presentato oggi, frutto della ricerca dell’Istituto per la Competitività e delle principali evidenze italiane e internazionali, ha un obiettivo chiaro: alzare il livello di consapevolezza e costruire, insieme a istituzioni, operatori e mondo dell’educazione, una strategia di contrasto alla Pirateria che metta al centro la sicurezza degli utenti, la tutela dell’economia legale e il futuro professionale delle nuove generazioni”.
Dal fronte AGCOM, Massimiliano Capitanio ha rivendicato il ruolo del Piracy Shield: “La pirateria è un cancro economico e culturale, l’Agcom ha avuto il merito di introdurre in maniera avanguardistica a livello mondiale il concetto futuristico di ingiunzioni dinamiche. Ad oggi con il Piracy Shield si può abbattare un sito illegale in 30 minuti se c’è una segnalazione con evidenza forense. L’Autorità ha appena festeggiato i 101mila siti abbattuti dal Piracy Shield, prima erano stati abbattuti 9mila siti nei decenni precedenti”. Poi ha aggiunto: “Il Piracy Shield è doveroso, ha fatto parlare del sistema italiano nel mondo e ha creato consapevolezza a fronte di un numero maggiore di siti abbattuti e sanzioni richieste”.
Capitanio ha spostato il ragionamento anche sul piano europeo e sulle grandi piattaforme: “a livello europeo si sta sviluppando la condivisione di best practices, bisogna iniziare a collaborare a partire dal Digital Service Act per richiamare alle corresponsabilità le piattaforme e dialogare con le grandi compagnie che spesso non aiutano a contrastarla”. Sul rapporto con i big del web ha ricordato che Google ha avviato “una collaborazione sul tema della pirateria digitale” con l’Autorità, mentre “non sarà sfuggito il dialogo di Agcom con Cloudflare che a fronte di una contestazione di 14 milioni di euro è arrivata a minacciare l’interruzione del servizio durante le Olimpiadi invernali”.
Il commissario AGCOM ha insistito anche sul nodo culturale e formativo: è importante “l’educazione civica digitale nei ragazzi e negli adulti”, con l’Autorità “che ha abilitato insieme al ministero dell’Istruzione un patentino di educazione digitale in cui rientra il concetto di fruizione legale”. Infine ha concluso: “I fatti di cronaca più recenti come quello di Trescore Balneario trovano il brodo culturale in un web che ci fa credere che su Internet sia tutto consentito, anche gli atti illegali, e che nessuno ci possa scoprire”.
Sul fronte della sicurezza informatica, Ivano Gabrielli ha rilanciato il legame diretto tra pirateria e reati digitali. Il direttore del Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni ha spiegato che dietro l’accesso gratuito a contenuti illegali si muove un sistema criminale strutturato, capace di usare dati personali, spam, phishing e malware per colpire gli utenti.
Gabrielli ha avvertito: “Il prezzo di un prodotto illegale siamo noi. Pensiamo di accedere a dei contenuti, ma chi sta dall’altra parte cerca solo di capire come entrare nella nostra dimensione di identità digitale. Bisogna stare alla larga dalla pirateria, c’è chi ingegnerizza le tecniche per colpire e renderci vittime di reati informatici”.
Poi ha aggiunto: “A monte del fenomeno c’è un’industria organizzata e una tecnologia evoluta, un’offerta gratis nasconde altre attività criminali”. E ancora: “ti vendo un prodotto illegale, ti chiedo dati e ti inserisco in un sistema di spam e phishing, uso numeri di telefono per truffe, pop automatici, download di malware che si installano su pc e rubano dati, installo un sistema di replicazione tecnologica che acquisisce dati familiari”.
Infine ha concluso: “Ci sono stati sequestri dall’Europa all’India di strutture che hanno ingegnerizzato un business – conclude Gabrielli -. È una criminalità che produce cifre importanti, 1,2 miliardi di introiti illegali. È un’economia illegale strutturata che investe, in collegamento con la criminalità tradizionale, in pratica propone servizi aggiuntivi ad altri tipi criminalità. Basterebbe educare e dare una corretta informazione. Il 62% dei soggetti che fruiscono di prodotti illegali poi entrano in contatto con rischi cyber”.
Alberto Barachini ha riportato il confronto sul ruolo degli OTT e sulla qualità dei contenuti: “Credo che sia necessario passare dalla logica delle multe alla partecipazione alla responsabilità degli Over The Top, per avere anche qualità nei contenuti. Stiamo affrontando la sfida dell’intelligenza artificiale, dove la qualità che entra nel sistema sarà qualità che esce dal sistema. Per questo motivo, abbiamo bisogno di un mondo internazionale degli Over The Top che partecipi ai nostri contenuti nazionali e di valore”.
Il sottosegretario ha poi sottolineato: “I dati della pirateria digitale preoccupano anche perché i pirati hano più risorse economiche di chi la combatte – ha aggiunto -. E c’è un fattore culturale: il web è stato considerato un mondo gratuito, concetto che ha mitigato il senso e il valore dei contenuto. Il reato della pirateria non è percepito, le campagne che facciamo vogliono spiegare che la pirateria è una ladra di futuro che ruba lavoro a chi vuole accedere al mondo dei contenuti, anche ai più giovani. Bisogna spiegare ai ragazzi che il passaggio da Napster a Spotify è stato un meccanismo virtuoso, si è riporatto dalla parte giusta il valore economico. È un tema culturale e bisogna invertire la tendenza”.
Infine, Barachini ha richiamato sia il fronte normativo sia quello degli influencer: “Esistono due fronti – ha spiegato Barachini – conoscere il nemico sul fronte nazionale e internazionale. C’è la legge 93 Mollicone-Maccanti del 14 luglio 2023 che è buona, ma va aggiornata perché si rischia non sia più al passo coi tempi. E c’è il tema principale della responsabilizzazione del mondo influencer, che devono raccontare storie non su come si scarica un libro illegalemnte ma su come si registra una canzone alla Siae e come si costruisce un valore”. Sul piano internazionale, ha ribadito la necessità di “passare dalle multe alla partecipazione, la distribuzione dei contenuti non può essere gratuita”.

