La maggior parte degli antidepressivi prescritti per il dolore cronico non hanno prove affidabili di efficacia o sicurezza, avvertono gli scienziati UK. Eppure c’è stato un aumento in tutta Europa del 147%
“Hai la depressione? Fatti prescrivere dal medico il farmaco X”. Così dice la pubblicità. Ma “il sintomo è una metafora”, scriveva Jacques Lacan, lo psicanalista francese che ha squarciato la cultura contemporanea. Anche il dolore è un sintomo, un avvertimento che se non ascoltato può col tempo degenerare in qualcos’altro, anche in malattia.
Nella cultura contemporanea di massa invece si è portati a pensare che i sintomi siano da eliminare, senza cercare di capire quale messaggio portano. Le cause del male, o meglio ancora i sintomi, sono da sedare. Niente psicanalisi, conoscenza del se e discipline annesse, troppa fatica.
Peccato che una ricerca delle Università di Southampton, Bath, Bristol e University College London, che ha analizzato 30.000 casi del Servizio Sanitario Nazionale britannico, abbia scoperto che la stragrande maggioranza degli antidepressivi che la gente utilizza per il dolore cronico non funzionano. Non vi sarebbero neanche dati a lungo termine sulla sicurezza di questi farmaci. Alla base della valutazione vengono citati 176 sotto studi. Ma accertato questo la potenza del farmaco non viene scalfita dalle parole degli analisti.
A nulla sono servite le loro richieste di una revisione delle attuali linee guida sulla prescrizione stabilite dal National Institute for Health and Care Excellence (NICE): l’ente ha reagito sostenendo non vi siano ragioni “sufficienti” per modificare le linee guida attuali. Nella casistica analizzata solo un farmaco molto costoso ha mostrato segni di efficacia ma non sono del tutto certi gli altri effetti sul lungo periodo.
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Ma l’antidepressivo come business funziona. L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) sostiene che dal 2000 al 2020 l’uso di antidepressivi è più che raddoppiato in almeno 18 Paesi europei. Nel 2000 si consumavano in media 30,5 pasticche al giorno ogni 1000 persone, oggi ne consumiamo 75,3, con un aumento del 147%.
L’ultimo rapporto OsMed stima che circa 3 milioni di italiani siano stati colpiti dalla depressione. Ma circa il 7% della popolazione, 4,2 milioni di persone ha assunto antidepressivi nel 2021, con picchi di oltre il 10% in Liguria e Toscana. La metà ha più di 67 anni e la categoria che ne assume maggiormente sono le donne anziane: il 27,5% delle over 85.
In UK la situazione è ancora più grave: quattro adulti su 10 soffrono di dolore cronico, il che significa che provano disagio per più di 3 mesi alla volta. La colpa è spesso di dolori diversi che poi portano alla depressione: mal di schiena, mal di testa e crampi, e per uno su 10 soffre così tanto da essere gravemente invalidante.
Il dottor Ryan Patel, del King’s College di Londra, ha detto dello studio: “Se sei una persona che vive con dolore cronico e assume farmaci antidepressivi per gestire i sintomi, il miglior consiglio è di continuare a prenderli se funzionano per te. I sistemi che regolano l’umore e il dolore si sovrappongono considerevolmente, il che significa che alcuni antidepressivi possono fornire sollievo dal dolore“.
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Tradizionalmente i medici potrebbero prescrivere antidolorifici per aiutare questi malati. Ma le nuove linee guida britanniche suggeriscono che i medici dovrebbero eliminare la raccomandazione di farmaci oppioidi, paracetamolo e ibuprofene per le persone che stanno male per un lungo periodo. Fanno più male che bene, se assunti a lungo termine. I pazienti dovrebbero cercare di seguire altre strade, come andare in analisi, cercare vie naturali quando possibile e intervenire con l’agopuntura.
Negli ultimi anni, nel campo scientifico si è dimostrata l’efficacia di diversi trattamenti. Anche l’esercizio fisico rilascia endorfine, che sono gli antidolorifici naturali del corpo, quindi i livelli di dolore potrebbero essere abbassati quasi immediatamente con l’attività. Ci si procura in questo modo anche benefici a lungo termine, come il rafforzamento dei muscoli, che potrebbero aiutare a trattare la fonte di alcuni dolori articolari che procurano poi dolori depressivi.
In questo senso le attività a basso impatto come nuotare o camminare possono essere le migliori della gamma. L’esercizio riduce anche l’infiammazione nel corpo, che spesso può essere fonte di dolore cronico. Alcuni studi sugli animali dimostrano che essere sedentari dopo un infortunio può causare un dolore maggiore rispetto a continuare a essere attivi.
Questo vale anche per l’agopuntura, la disciplina che si origina dall’antica medicina cinese. Stesso dicasi per le nuove terapie psicologiche. Rivolgersi ad un terapista che possa indagare sui traumi dovrebbe essere la la strada maestra per comprendere le cause di un malessere che conduce alla depressione. Ma spesso questo non accade, con l’effetto di preferire “la pillola” sedativa allo scavare in profondità.

