Un cuore morto due volte: storie di ordinaria follia - Affaritaliani.it

Medicina

Ultimo aggiornamento: 12:54

Un cuore morto due volte: storie di ordinaria follia

Da Curon a Napoli, il gesto d’amore dei genitori si trasforma in incubo: il cuore del piccolo Moritz viene danneggiato nel trasporto e Domenico non ce la fa

Prof. Placido Bramanti*

Dal prelievo a Bolzano al Monaldi: la corsa contro il tempo finisce con due famiglie distrutte

Moritz Gerstl, quattro anni, muore per annegamento nella nuova piscina comunale di Curon, inaugurata poche settimane prima in Val Venosta. Accompagnato lì dalla zia e dalla madre, per trascorrere momenti di sport e di svago. Affidato agli istruttori, sotto la sorveglianza del bagnino e la supervisione della responsabile della piscina, il piccolo viene recuperato in fondo alla piscina su segnalazione di altri frequentatori – nuotatori.

Scattato l’allarme il trasporto con l’elicottero all’Ospedale San Maurizio di Bolzano dove moriva una settimana dopo.

I genitori straziati, decidono di donare il cuore perché così si potrà salvare uno dei tanti coetanei che stanno per morire a causa di gravi malattie cardiache incurabili.

Il 23 dicembre dal tragico lettino di Bolzano, questo cuore si rende disponibile al prelievo che lo porterà dove c’è un’attesa urgente.

La destinazione indica la Campania presso l’Ospedale Monaldi dove già si attiva la procedura e si allertano i genitori del ricevente.

La normativa in questi casi è abbastanza rigida, soprattutto per il prelievo, trasporto e impianto dell’organo, quanto mai delicato e sensibile alla riduzione di ossigeno che ne condiziona il normale funzionamento.

Scatta la ricerca sulla priorità del ricevente alla maggiore urgenza, compatibilità immunologica, dimensioni toraciche, infezioni, disfunzione di altri organi. Sempre considerando la ridottissima disponibilità di organi in età pediatrica.

Secondo questi rigidi criteri, viene identificato l’Ospedale Monaldi di Napoli. Un bambino di due anni, di nome Domenico, grande e tenace lottatore, affetto da una grave cardiopatia progressiva ed inesorabile.

Il 23 di dicembre esistevano tutti i presupposti per passare un Natale indimenticabile, di gioia da una parte e di dolore tramutato in un grande gesto di generosità dall’altra. Mantenere in vita il cuore pulsante di Moritz aveva per loro il significato di una presenza. Decisione non facile ma ricca di contenuti e di sentimenti. Per una vita spezzata precocemente ed incredibilmente, una vita salvata!

Sala operatoria pronta, equipe in attesa dell’intervento al completo, si dà l’avvio alla delicata operazione quando, con sorpresa, si evidenzia che al posto del ghiaccio normalmente usato per mantenere refrigerato l’organo, i medici trovano del ghiaccio secco, quello normalmente utilizzato nei bar-gelaterie per uso comune.

Da qui la constatazione degli irreparabili danni causati durante il trasporto.

Il cuore a contatto con l’anidride carbonica allo stato solido, viene letteralmente “bruciato”. Si era così passati da una temperatura convenzionale di 0/4 gradi, ad una anomala soglia che scendeva addirittura a meno 80 gradi.

Nei brevi concitati momenti di sorpresa, l’equipe decide di procedere all’impianto, consapevole del rischio, almeno così viene riferito da fonti attendibili. Le conseguenze da lì a poco si evidenziano nella fase attesa di recupero cardiocircolatorio. Ciò che si temeva si verifica! Il meccanismo di ripartenza forzata non funziona! Il passaggio al coma farmacologico precede il grave peggioramento delle condizioni generali fino alla morte.

Inutile da questo momento la ricerca di un altro cuore! I danni che si erano prodotti al cervello e ad altri organi, hanno frenato ogni disperato tentativo di ripresa cardiocircolatoria. Un team di specialisti raccolti attorno al letto avevano già emesso il giorno precedente un verdetto senza appello. Non è più trapiantabile. Si perderebbe inutilmente un altro cuore, anch’esso di rarissimo reperimento! Meglio donarlo ad un altro bambino che, con minor rischio, potrà essere salvato.

Per il piccolo Domenico sopraggiunge a poche ore la morte.

Questa la storia e la raccolta di fatti, riportata dalle informazioni raccolte in questi giorni concitati. La magistratura sta facendo le proprie indagini. Da qualche spiraglio riservato viene riferito che il contenitore ed il refrigeratore adeguato, non era di facile gestione da parte dell’equipe inviata per il trasporto.

Difficile da comprendere, impossibile da accettare una considerazione del genere, sempre che sia verificabile. Noi preferiamo considerarla inattendibile e priva di ogni fondamento.   

Esiste solo una verità! Quel cuore aveva vissuto due tragedie, la prima con la morte del suo padroncino naturale Moritz Gerstl di 4 anni e quella del predestinato a prendere le sue funzioni vitali il piccolissimo Domenico di 2 anni e mezzo.

Due storie lontane, che uniscono il Nord al Sud d’Italia, con lo stesso epilogo. Al di là delle responsabilità e della inevitabile gogna mediatica in cui sarà travolta la Sanità, una riflessione va fatta senza riserve. Quel cuore era inevitabilmente segnato e protagonista di un triste destino, iniziato e finito in una tragedia dai risvolti incredibili ed inaccettabili.

Quando l’ECMO, sostegno extracorporeo alla circolazione cardiaca, ha cessato la sua funzione e gli altri organi si sono fermati a partire dal cervello, il piccolo Domenico ha raggiunto Moritz forse per ringraziarlo!

Il cuore ha cessato per l’ultima volta le sue funzioni terrene, passando da un corpo ad un altro ma conservando un’unica memoria!             

*Prof. Placido Bramanti, neurologo e neuroscienziato, componente del Comitato Tecnico Scientifico (CTS) presso il Ministero della Salute e professore straordinario all'Università telematica e-Campus