Milano
Abusi sessuali su minori in diretta online: scoperta a Milano una rete internazionale, coinvolto anche ex consigliere comunale di Brescia
Due uomini di 47 e 31 anni sono stati arrestati in flagranza con l'accusa di violenza sessuale, detenzione e divulgazione di materiale pedopornografico. Le immagini delle violenze sessuali trasmesse in diretta streaming, ritraevano minori anche di 2 anni

Abusi sessuali su minori in diretta online: scoperta a Milano una rete internazionale, due arresti e quattro indagati
Un sistema criminale strutturato, capace di trasformare la violenza sessuale sui minori in un’industria globale accessibile in tempo reale via web. È quanto emerge da una vasta indagine della Polizia di Stato e della Procura di Milano che ha portato all’arresto in flagranza di due uomini, di 47 e 31 anni, e alla denuncia di altre quattro persone per concorso in violenza sessuale su minori e per detenzione e divulgazione di ingente materiale pedopornografico.
L’inchiesta, avviata nel 2024 dal Centro Nazionale per il Contrasto alla Pedopornografia Online (CNCPO) della Polizia Postale e coordinata dalla Procura della Repubblica di Milano, ha consentito di individuare per la prima volta i “clienti italiani” di quella che gli inquirenti definiscono una vera e propria industria degli abusi sessuali online. Le vittime, bambini e adolescenti tra i 2 e i 16 anni – con riscontri investigativi anche su trattative che coinvolgevano minori di appena due anni – venivano abusate fisicamente in Paesi del Sud-est asiatico, tra cui Vietnam e Thailandia, e le violenze trasmesse in diretta streaming a pagamento.
Secondo le indagini, iniziate nel 2024 dal Centro Nazionale per il Contrasto alla Pedopornografia Online della Polizia Postale, con il coordinamento della Procura della Repubblica di Milano, le immagini pedopornografiche venivano riprodotte in diretta streaming durante le violenze sessuali su giovani di eta' inferiore a 16 anni fino a bambini di tre anni, trasmesse, detenute e riprodotte "come materiale inedito", al costo di 15 dollari versati su conti correnti di difficile tracciabilita'
Pedopornografia online, coinvolto anche un ex consigliere comunale di Brescia
Il coinvolgimento di un ex consigliere comunale di Brescia, Iyas Ashkar, nell'inchiesta della Procura di Milano su pedopornografia on line "è sconvolgente e provoca un dolore profondo, umano prima ancora che istituzionale". Lo scrive in una nota la sindaca di Brescia Laura Castelletti. Il consigliere coinvolto è stato eletto proprio nella lista collegata alla sindaca e si è dimesso venerdì "per motivi personali". "Parliamo di accuse che riguardano lo sfruttamento sessuale di minori - prosegue Castelletti - uno dei crimini più vili, più disumani e moralmente inaccettabili che possano esistere. Di fronte a fatti di questa gravità la condanna deve essere totale, senza esitazioni e senza zone d'ombra. Non esiste alcuna giustificazione possibile quando vengono colpiti dei bambini".
L'ex consigliere bresciano: "Prendo le distanze dagli addebiti"
"Prendo nettamente le distanze dagli addebiti e chiedo di poter rispettare i tempi necessari della Giustizia in cui credo fortemente". Lo scrive in una nota Iyas Ashkar, ex consigliere comunale del comune di Brescia. "Ho appreso di essere sottoposto a indagine preliminare e ho nell'immediatezza rassegnato le dimissioni dalla mia carica nel Consiglio Comunale di Brescia - spiega Ashkar, 47enne di origine palestinese - Questa decisione e' stata dettata dalla necessita' di avere il tempo e lo spazio necessari per chiarire quanto prima la mia posizione con l'Autorita' Giudiziaria e per il doveroso rispetto verso l'Istituzione comunale".
Cos'è e come funziona funziona il "Live distant child abuse"
Il fenomeno, noto come "Live distant child abuse", è considerato in forte crescita. Gli abusanti, definiti “buyer”, commissionavano in tempo reale gli abusi a intermediari locali, i cosiddetti “vendor” o “trafficker”, impartendo indicazioni precise sulle modalità delle violenze e assistendo agli atti via webcam. I pagamenti avvenivano attraverso piattaforme difficilmente tracciabili e servizi di money transfer, con micro-transazioni di circa 15 dollari alla volta, proprio per evitare controlli finanziari.
Nel corso delle indagini sono stati accertati anche viaggi di alcuni indagati occidentali nei Paesi di provenienza delle vittime, in alcuni casi con la complicità dei familiari dei minori. Le prime fasi di contatto avvenivano su piattaforme asiatiche per adulti, dove venivano proposti “spettacoli alternativi”. Successivamente, le conversazioni si spostavano in stanze private, nelle quali venivano negoziati tempi, modalità e costi degli abusi.
L’operazione ha coinvolto strutture investigative di Milano, Roma, Trento e Reggio Calabria ed è stata resa possibile grazie a complesse attività sotto copertura, a sofisticate tecniche di de-anonimizzazione e a un intenso lavoro di cooperazione internazionale con Europol e con l’agenzia statunitense Homeland Security Investigations. Gli investigatori sono riusciti a infiltrarsi in comunità online riservate, ricostruendo flussi finanziari e identificando gli utenti responsabili, anche operando nel dark web e su profili criptati.
Gli arresti sono stati eseguiti nelle province di Trento e Reggio Calabria. Altri quattro soggetti, di età compresa tra i 47 e i 57 anni, residenti nelle province di Roma, Latina, Brescia e Milano, sono stati denunciati. Tutti risultano incensurati e con profili personali e lavorativi apparentemente regolari. Nel corso delle perquisizioni sono stati sequestrati numerosi dispositivi informatici e decine di migliaia di file pedopornografici, ora al vaglio degli inquirenti.
Viola: "Il contrasto a questo fenomeno è tra le priorità"
Durante la conferenza stampa in Procura, alla presenza del procuratore capo Marcello Viola, dei pubblici ministeri Letizia Mannella e Giovanni Tarzia e dei vertici della Polizia Postale, è stato sottolineato come, per la prima volta, sia stato possibile contestare agli indagati il concorso diretto nelle violenze sessuali, in quanto la loro partecipazione come “clienti” è stata ritenuta attiva e determinante. Il reato di detenzione e divulgazione di materiale pedopornografico aggravato prevede una pena base fino a nove anni di reclusione.
"Il contrasto a questo fenomeno, che colpisce i soggetti più fragili, costituisce una delle priorità di questo ufficio", ha ribadito il procuratore Viola, evidenziando come la crescente capacità investigativa consenta oggi di far emergere e interrompere reti criminali che fino a pochi anni fa restavano sommerse. La Polizia di Stato ricorda infine che la responsabilità penale degli indagati dovrà essere accertata in sede giudiziaria e che tutte le persone coinvolte devono essere considerate innocenti fino a sentenza definitiva.












