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Milano
Appartamenti sfitti e morosi. Il Coronavirus uccide proprietari e inquilini

Appartamenti sfitti e morosi. Il Coronavirus uccide  proprietari  e inquilini

“Sono insegnante precaria ad aprile non pago e prendo il primo treno”. Gli studenti universitari? Pagheranno la metà o cercheranno casa a settembre. Nella città in cui fuori dagli appartamenti si fanno le code per visitarli ora il mercato degli affitti rischia di crollare. Le storie di lavoratori, universitari, proprietari e i dati ufficiali. Regione e Comune mettono altri 2,5 milioni sulla morosità ma i bandi sono lenti.


di Francesco Floris per Affaritaliani.it Milano

“Non pago affitto”. Da canzone satirica e provocatoria a realtà milanese. Pare un nonsense nella città che da anni vede galoppare i canoni di locazione, trainati da un eccesso strutturale di domanda di case per studenti, lavoratori, turisti. Spesa media per un bilocale da 65 metri quadrati? 1.300 euro, ha detto L’Osservatorio di Immobiliare.it e Mioaffitto.it a marzo. Eppure.

Eppure basta scrivere un post sui gruppi Facebook che si occupano di affitti a Milano, e chiedere informazioni al riguardo, per essere subissati di storie che raccontano più di mille report semestrali. Grazia, cameriera sarda, ultimo lavoro in Darsena prima di perderlo a febbraio, un monolocale in affitto di 30 mq e il 10 di questo mese già non ha pagato 650 euro. Ha 22 anni, trasferita per lavoro e una famiglia che non la può aiutare. “Ho paura che il proprietario si ritrovi a chiedermi tutte le mensilità insieme o mi porti via la caparra che per me è importantissima, è l’unica base che ho”. Maria Teresa, personal trainer, ha appena cominciato a lavorare e affittato un appartamento in Corso Como “ristrutturando un po' la casa, parquet, mobili” Era ottimista perché oltre al lavoro attuale anche “molte offerte di lavoro in ballo” mentre ora “sono disoccupata e fra le altre cose non ho avuto nemmeno il tempo di aprire la partita Iva quindi non sono tutelata”. Si riferisce alle misure prese nel decreto Cura Italia. “Ora mi ritrovo con un affitto abbastanza caro da pagare e chiaramente in assenza di lavoro sono costretta ad utilizzare i miei risparmi. Domani chiamerò l'agenzia nuovamente. Settimana scorsa avevo chiesto una riduzione del canone fino a quando questa situazione fosse terminata, ma non ho mai ricevuto risposta. Il problema è che per me diventa impossibile traslocare o lasciare la casa”. Sara, in smartworking da casa per grossa multinazionale. Il suo suo coinquilino è sceso in Puglia il 25 febbraio e sarà lei a dover pagare. “Per ora provo a consumare poco di utenze pur lavorando da casa. Devo parlare con la proprietà”. Cristina, insegnante precaria con contratti a termine, scuola chiusa. Vive in una residenza per lavoratori a 660 euro. “Ad aprile non ho i soldi per pagarlo, quindi sono d'accordo con il responsabile della struttura che non appena posso prendere un treno scendo dai miei”.

Accadeva anche prima del virus? Sì ma la Lombardia non era sigillata. Gli inquilini venivano rimpiazzati e le uniche code erano fuori dagli appartamenti da visitare invece che all'Esselunga. Una prova? Il racconto di Gerry, giovane proprietaria di casa trasferita a Roma per lavoro e che sotto la Madonnina la casa l'ha acquistata grazie ai genitori, con quella che lei definisce “un'eredità anticipata”. Un bilocale nel quadrilatero Porta Romana-Porta Genova-Romolo-Lodi. Cioè a 15 minuti da fonti inesauribili di inquilini: la Bocconi, lo Ied, lo Iulm, Fondazione Prada. Questo ciò che le succedeva non troppo tempo fa: “Venerdì pomeriggio pubblico l'annuncio e per sabato ho 8 appuntamenti fissati. L'appuntamento delle 10 del mattino mi conferma di volerlo alle 12. Continuano a contattarmi un sacco di persone. Arriva il lunedì e rispondo che sono nell'imbarazzo della scelta per le troppe persone e che mostrerò la casa nuovamente solo al prezzo rialzato di... E aggiungevo 50 euro per il lunedì. Poi 100 euro per il martedì.. E le persone confermavano. Questo mi ha fatto capire che avevo sottostimato il valore dell'appartamento”.

Oggi? “Una situazione da gestire a distanza. La coppia che ha l'appartamento si è lasciata a dicembre, uno dei due è in casa, in quarantena domiciliare che termina in questi giorni, e ha già iniziato a pagare dal 15 il nuovo affitto ma è ancora da me.”. L'agenzia immobiliare le dice che i prezzi scendono perché i proprietari non vogliono le case sfitte e “io ho fatto un passaggio con la banca per ridurre la rata del mutuo e sopportare con più sollievo questo periodo, dove dovrò pagare mutuo di Milano e affitto di Roma senza la copertura economica di un nuovo affitto”. “Confermo che chi ha letto il mio annuncio online mi ha contattato o per chiedere sconti, o per vendere l'appartamento, o per ottenerlo in gestione in quanto agente immobiliare. Le bacheche dei gruppi affitto sono piene di appartamenti vuoti”.

C'è la Milano dei lavoratori e c'è quella degli studenti. Spesso figli di un ceto che tasse universitarie, alloggi e mantenimento a prezzi meneghini, se lo può permettere. Il problema è un altro: contratti o non contratti, chi vuole pagare per una stanza inutilizzabile magari fino a settembre? È una di quelle situazioni in cui appoggiarsi al diritto e alle sue tempistiche serve a poco. Livia, romana, studentessa di Scienze politiche e di Governo alla Statale, bloccata nella Capitale prima della quarantena e del lockdown. Stanza a 500 euro in porta Venezia e altri due coinquilini. La proprietaria ha proposto di pagare la metà. “Io ho pensato di lasciare la casa, ma sono talmente terrorizzata dalla ricerca successiva che non ho preso in considerazione questa eventualità. Tra l'altro, con la situazione attuale è difficile fare pronostici sugli affitti e le affluenze. Credo che scuole e università non riapriranno prima di settembre e di conseguenza 'il traffico' a Milano avrà una battuta d'arresto e quando ripartirà porterà sconvolgimenti piuttosto imprevedibili”. Anna, studentessa al primo anno, fuori sede. Da febbraio è entrata in casa (650 euro + spese) dopo essere cascata in varie truffe o convivenze difficili con le proprietà. “Il 28 febbraio prima che iniziasse tutto questo problema sono tornata a casa mia e qualche giorno dopo hanno chiuso tutto. Io dal 28 non sono più rientrata a Milano. Ho chiamato il proprietario per sentire se era possibile avere una riduzione per questo periodo e lui ha risposto in una maniera molto scortese. Vorrei andare a riprendere le mie cose ma siamo tutti bloccati e non si può. Quindi sto pagando a vuoto una stanza solo perché ci sono le mie cose all'interno che non ho la possibilità di riprenderle”. La famiglia di Giorgio ha un quadrilocale in viale Argonne e viene affittato a 1.800 euro al mese comprensivi di utenze, spese condominiali a forfait e senza conguagli eventuali. In casa sono 4 coinquiline, due con la singola (500 al mese) e due con una doppia (400 al mese). Il contratto prevede che se una coinquilina non paga, rispondono in solido le altre. “Una di loro ha chiesto alla proprietà di poter non pagare fino a quando non sarà possibile tornare a Milano o eventualmente la revoca del contratto che scadrebbe ad agosto”. Anche la famiglia proprietaria non è d'accordo su come comportarsi: la madre vorrebbe venirle incontro, ma questo comporterebbe l'avere una stanza formalmente affittata e non affittabile fino alla rescissione del contratto; il figlio è contrario perché avendo la partita iva e trovandosi con il lavoro bloccato fa conto su quei soldi per tamponare il periodo di magra. “Cercare qualcun altro in questa fase è pressoché impossibile perché la stanza è occupata dagli effetti personali della ragazza fino al suo ritorno, dunque l'ipotesi è impercorribile”.

Per capire le proporzioni a Milano risultano 121.282 immobili locati di proprietà di persone fisiche, il 19,2 per cento del patrimonio. I dati dell'Agenzia delle Entrate sui contratti d'affitto registrati non tengono però conto delle case popolari, di quelle in capo a enti, fondazioni, ospedali, cooperative e ovviamente del “nero” che pure è diffuso. Il caro affitti è un problema da ben prima della crisi economica connessa all'emergenza sanitaria, ma dalle circa 50 testimonianze che Affaritaliani.it Milano ha raccolto fra inquilini, proprietari, intermediari immobiliari e property manager, ora sembra colpire ceti non considerati “poveri”, nell'accezione comune e banale del termine. Per intendersi sono persone che a prescindere dal reddito non fanno la domanda per la casa popolare quasi per input “culturale”. Nel 2018 gli sfratti eseguiti a Milano con l'ausilio delle forze dell'ordine sono stati 2.845, ufficialmente in crescita del 593,9 per cento rispetto all'anno precedente. Le nuove sentenze di sfratto quell'anno sono state 2.566, mentre le richieste di esecuzione sfratto sono state 19.430, in calo del 15 per cento. Il Governo Conte-bis ha bloccato gli sfratti fino al 30 giugno 2020 in relazione all'emergenza sanitaria. Ma sono quelli che si riferiscono a periodi precedenti. Il tempo medio infatti per ottenerlo a Milano nei confronti di chi non paga è di 18 mesi. Sugli affitti il decreto Cura Italia non ha previsto nuove forme di sostegno. Regione Lombardia – fa sapere l'assessorato alle politiche abitative di Stefano Bolognini – ha messo in campo circa 30 milioni di euro. Per Milano sono stati stanziati 999.530 euro sulla morosità incolpevole (chi non può pagare per una necessità economica verificatasi, come un licenziamento). Altri 2 milioni e 130 mila sono i fondi avanzati dal quadriennio 2014-2018 perché i meccanismi di erogazione sono lenti o perché non arrivano richieste da persone che non conoscono lo strumento e destinati al capoluogo lombardo. Ora possono essere riprogrammati anche in relazione all'emergenza. Sono numeri aggiornati al 31 dicembre quindi una parte potrebbe già essere stata impegnata. Il 2 marzo il Comune di Milano ha chiuso i termini per l'ultimo bando relativo alla morosità incolpevole. L'assessore alla Casa di Palazzo Marino, Gabriele Rabaiotti, sta valutando assieme all'agenzia pubblica sociale per la locazione “Milano Abitare”, gestita da Fondazione Welfare Ambrosiano, come utilizzare le risorse.

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