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Milano
Art Basel, l’impero dei vip Dove l’Italia non c’è (o quasi)

Art Basel è la più importante fiera d’arte del mondo. Ma a renderla magica non è solo l’arte, ma soprattutto l’altissima concentrazione di billionaire per metro quadrato. Un mondo svelato ad Affaritaliani.it dall’imprenditore milanese Arturo Artom. L’INTERVISTA DI AFFARITALIANI.IT​

Arturo Artom, Art Basel ormai è un evento mondiale. Si svolge a poche centinaia di chilometri da Milano ma sembra un altro mondo.
Esatto. Di preview ne ho viste tante, in giro per il mondo, ma non pensavo a un tale affollamento di designer, di billionaire, di miliardari, di uomini d’affari e dello spettacolo. Art Basel non è solo una fiera, ma quasi un club con codici ben definiti. Tutti i giochi si fanno tra lunedì e mercoledì.

In che senso?
Nel senso che generalmente tutti arrivano la domenica sera, quando si prende possesso delle camere del Grand Hotel Les Trois Rois, l’unico cinque stelle della città. La lobby, la cigar room al piano meno uno, la hall dell’hotel sono uno dei due punti cruciali della Fiera. Qui si possono trovare gli art dealer, le celebrities, i ricchi investitori chiacchierare in modo molto più rilassato di quanto avviene di solito. 

Iniziamo la tre giorni: lunedì.
Il lunedì mattina si passa generalmente in una vecchia fabbrica a visitare la Liste, che ha compiuto 20 anni. Inizialmente doveva essere la fiera dei giovani che non trovavano posto in Basel, adesso invece è ambitissima. Il lunedì alle 12 c’è il vernissage, che dura fino alle 16. A quell’ora ci si sposta nella fiera principale, dove solo chi ha la tesserina vip può accedere alla preview di Unlimited.

Unlimited, laddove l’arte è… enorme.
Esatto. E’ enorme, con 70 opere di grandissima dimensione, che guardano al futuro. Un progetto molto sperimentale. Io avevo conosciuto il direttore di Art Basel, Marc Spiegler, durante il Mi-Art. Insieme alla curatrice Mirta D’Argenzio responsabile del programma VIP per l’Italia. Con loro si è parlato dell’arte contemporanea, e abbiamo trovato molta coincidenza con i cenacoli, gli eventi che organizzo a Milano e non solo tra professionisti ed eccellenze italiane.

Torniamo al lunedì.
Alla sera ci sono le cene più importanti delle varie gallerie Gagosian, White Cube, e Lisson di cui ho avuto il piacere di essere ospite. Io ho avuto il privilegio di cenare insieme ad Annette Hoffman e Anish Kapoor a una delle cene più esclusive di Basilea, insieme ad Azzurra Caltagirone, a Daniela Memmo d’Amelio e all’ex ministro Paola Severino e a suo marito.

Ma il giorno clou è martedì.
Esatto, è là che il cartoncino vip è davvero importante. Alle 11 ci si mette tutti in coda. E può capitare di stare spalla a spalla con Abramovich, senza scorta. 800 persone sciamano nelle gallerie. Alle 12 il 70 per cento delle opere è già venduto. Mi ha fatto molto impressione vedere Leonardo Di Caprio girare con sua madre senza security, e poi accomodarsi nella collector’s lounge per consumare un pasto leggero.

Martedì sera i giochi sono chiusi.
Sì, i collezionisti vengono invitati a cena alla fondazione Beyeler, che si svolge in un patio molto chic. Mercoledì, e andiamo così alla fine del racconto, ho incontrato anche qualche italiano, come Nerio Alessandri, che mi ha mostrato l’app che avrebbe presentato a Michelle Obama il giorno successivo per mantenere il peso forma. 

Perché non ci sono italiani?
Ce ne sono pochi, effettivamente. La gran parte sono francesi, tedeschi, svizzeri e americani. 

A Milano sarebbe possibile replicare un evento del genere?
Milano ha il Mi-Art che sta crescendo molto, è diventata una fiera molto rispettabile e rispettata, ma il brand Art Basel è davvero incredibile. Ma soprattutto è incredibile il “codice” che si crea in un certo mondo: mi è capitato di chiacchierare per 10 minuti con Leonardo Di Caprio, appoggiato tranquillamente a una parete a fumare il suo sigaro. Non sembrava la star inarrivabile di Cannes.

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