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Beppe Sala al bivio della Nazione. Sarà lui il leader del Pd? Analisi

E’ il momento della verità, per Beppe Sala: ha ancora quasi quattro anni di mandato…

Beppe Sala al bivio della Nazione. Sarà lui il leader del Pd? Analisi
Beppe Sala

di Fabio Massa

Sarà leader, Beppe Sala? Forse sì. Dipende da lui. L’amore con Renzi ucciso sul divanetto di Palazzo Chigi dove gli venne proposto di fare un passo indietro su Expo, per far prendere i meriti a uno come Luca Cordero di Montezemolo (ma non erano rottamatori?). Poi il no grazie agli interventi in campagna elettorale di lady Boschi e Matteuccio da Firenze. Poi i continui distinguo, con i mal di pancia dei turborenziani mai troppo renziani milanesi, tra incudine e martello (incudine il Pd a guida Martina-Renzi, martello il sindaco indipendente). Poi, ancora, l’apertura di Sala all’assemblea dei circoli del Pd, quando il sindaco disse chiaro chiaro a Renzi: vedi di cambiare rotta e valorizza i giovani di Milano perché ne hanno bisogno e ne ha bisogno il Pd. Mai fatto. Poi ancora, lo strappo su Lia Quartapelle, che il sindaco sarebbe anche stato pronto a recuperare in giunta, se Renzi avesse deciso di farla fuori definitivamente. Ora è il momento della verità, per Beppe Sala. Ha ancora quasi quattro anni di mandato. Tante cose da fare. Ma nel nord, per lungo tempo, rimane lui come leader, dissoltosi l’evanescente Giuliano Pisapia, tra una vacanza e l’altra. Beppe Sala è in forma: come dice il segretario del Pd milanese, Pietro Bussolati, con il quale (malgrado qualche scazzo) pure la dialettica non si è mai interrotta, Sala è un mediano che guarda la palla e non le finte. E sa che adesso la palla ce l’ha lui. Sa che è l’unico a nord del Po a rappresentare il centrosinistra, e sa che da lui devono passare i destini di gran parte del partito nella parte produttiva del Paese. A voler leggere nel voto, c’è anche una critica a lui, con le periferie di Milano che votano centrodestra. Perché il piano periferie non è ancora partito davvero, non sta ancora performando. Una sfida, per lui. Una sfida ancora non giocata, ma ancora non persa. Bisogna fare i bandi, le gare, i lavori. Bisogna operare. Adesso il partito milanese, nella sua intellighenzia, vuole Carlo Calenda. Forse. Sicuramente non vuole più Renzi. Ma questo già si sapeva. Sala l’ha sempre saputo. Studia i sondaggi, i dati, le analisi del voto, Beppe Sala. E’ un manager, con i numeri ci sa fare. Sulla politica, chissà che non sia un talento tardivo ma molto luccicante.

fabio.massa@affaritaliani.it