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Milano
Blitz con striscioni alla Statale di Milano: "Cos'è rimasto degli atenei?"
(immagine dalla pagine FB del Collettivo Kasciavit)

Blitz con striscioni alla Statale di Milano: "Cos'è rimasto degli atenei?"

Dopo la scuola e' il momento dell'universita'. E le proteste per il ritorno in aula anche dell'istruzione di livello piu' alto partono da Milano. A far sentire la loro voce stamattina sono stati gli studenti del Collettivo Kasciavit che hanno fatto un blitz alla Statale appendendo diversi striscioni proprio con la domanda: "Che cosa e' rimasto degli atenei?". "L'universita' non e' solo un luogo dove vengono impartite di conoscenze, e' 'piazza del sapere'. Grazie alle universita' si fa, ma soprattutto si diffonde, la ricerca", ricordano in un comunicato. "Il dibattito sulla riapertura delle scuole superiori continua a infiammare lo spazio di discussione pubblica, ma mentre la ministra Lucia Azzolina e' continuamente sotto i riflettori dei media, il ministro dell'Universita' e della Ricerca, Gaetano Manfredi sembra non esistere. La prorogata chiusura delle Universita' rischia di far precipitare il numero di iscritti e la crisi sociale che si sta abbattendo sul nostro Paese comportera' gravi ripercussioni sui neolaureati: gia' nei primi mesi del 2020 il tasso di occupazione, a un anno dalla laurea, era al 65% tra i laureati triennali, con un calo del 9% dal 2019", scrivono ancora gli studenti nella nota.

Le riaperture per le universita' non sono state decise a livello nazionale, lamentano, "ogni ateneo infatti ha avuto la possibilita' di decidere su come erogare le lezioni e come svolgere esami, lauree, laboratori e tirocini. Situazione che chiaramente ha palesato le disuguaglianze economiche tra regione e regione e tra universita' e universita', realizzando un piano didattico disomogeneo e classista. La perpetuazione della didattica online ha escluso migliaia di studenti che per motivi tecnici (mancanza di strumenti, spazi, necessita' lavorative) non hanno potuto seguire le lezioni, e si troveranno quindi ad essere fuoricorso per l'impossibilita' di dare gli esami necessari". Permangono i problemi tecnici: "La maggior parte degli atenei non ha formulato un piano compatto sulle modalita' di somministrazione delle lezioni, cosi' da lasciare ad ogni professore la liberta' di utilizzare la piattaforma di suo gradimento, creando confusione tra Teams, Zoom, Skype. Inoltre, "il 70% degli Universitari italiani e' fuori sede, quindi accanto alla grande problematica di seguire le lezioni online, durante la pandemia, ha dovuto anche affrontare una crisi di natura economica". "Riteniamo siano urgenti politiche ed aiuti economici concreti che sostengano la mobilita' degli studenti (a partire dall'aumento dei trasporti non solo intra comune, ma anche tra i diversi comuni), servizi quali biblioteche e aule studio che possano ospitare piu' alunni possibile, nel rispetto delle norme sanitarie, e nuove politiche di sostegno psicologico", propongono. "Serve un sistema nuovo, davvero accessibile a tutti e che al posto di trasformarsi in un mondo virtuale affronti le crisi del nostro tempo, da quella pandemica a quella ambientale", e' l'appello finale.

 

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