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Milano
Borghetti (Pd): "I lombardi vogliono cambiare. Priorità? La sanità pubblica"
Carlo Borghetti

 

Regionali, Borghetti (Pd): "I lombardi vogliono il cambiamento. Priorità? Sanità pubblica"

"Girando nei mercati si può notare come i cittadini parlino soprattutto di sanità. Il tema che tutti sentono, per esempio, è quello della mancanza di medici di base o delle liste d'attesa: non si può aspettare un anno per una visita specialistica nel pubblico quando nel privato, se paghi, te la fanno subito". Carlo Borghetti, vicepresidente del Consiglio regionale e membro della commissione Sanità, si ricandida con il Pd per un seggio al Pirellone. "La gente ci dà ragione quando mettiamo l'accento sul rilancio della sanità pubblica. E allora perché poi votano sempre quelli che in Lombardia governano da 28 anni?".

Borghetti, ha trovato una risposta a questa domanda?
Credo che i cittadini non abbiano ben focalizzato quali sono le competenze. Se un marciapiede va rifatto se ne occupa il sindaco ma se un Pronto soccorso è intasato non è automatico pensare ad Attilio Fontana. C'è anche un tema di educazione civica: i cittadini devono essere attenti e collegare il disservizio a chi ne ha la responsabilità politica.

Per le liste d'attesa come si risolve?
Per prima cosa occorre aumentare l'apertura degli ambulatori ospedali pubblici. Nel privato sono aperti più a lungo, anche il sabato e domenica. Poi ci deve essere un rapporto più equilibrato tra pubblico e privato che fa visite ed esami che hanno una remuneratività più alta. La Regione deve governare il privato e fare una programmazione pubblica dei bisogni. E il privato deve offrire tutte le prestazioni, solo così su alcune possono calare i tempi d'attesa. Il centrodestra in questi anni ha accettato supinamente le proposte del privato, tanto che in Lombardia sono state aperte tante cardiochirurgie, che sono molto remunerative, prendendo pazienti in tutta Italia e dall'estero. Ma lo fanno per motivi di bilancio.

E per la carenza di medici di base?
Quando un medico di base va in pensione non c'è chi lo sostituisce. Bisogna aiutare i medici che ci sono a lavorare meglio tra di loro, magari mettendo a disposizione un infermiere, che potrebbe svolgere una serie di mansioni, o una segretaria. I cittadini dicono che quando vanno dal medico è più il tempo che passa davanti al Pc per caricare i dati che a visitarli. La Regione deve aiutare i medici a snellire il loro lavoro.

Magari aumentando anche le borse di specializzazione?
La Regione non può abolire il numero chiuso a medicina ma può aumentare le borse di studio per chi vuole fare il corso da medico di base. I giovani laureati non vanno a farlo perché la scuola di formazione ha un rimborso inferiore. Su questo la Regione ha un'autonomia. E la Lega, visto che l'autonomia la vuole, allora la usasse.

La convince l'attuale struttura del Welfare lombardo?
Intanto è una questione di priorità. La carenza di medici di base e le liste d'attesa lo sono e allora nel bilancio serve mettere i soldi sulle cose più importanti. Il cambiamento è l'idea che deve vincere in questa campagna elettorale. Le nomine dei dirigenti, poi, devono essere totalmente sganciate dalla politica. Se su 100 persone che vanno indicate se ne presentano 800, vanno scremate sulla base di colloqui anche pubblici. Occorre una selezione meritocratica. Perché un primario deve fare un concorso e un direttore generale viene nominato da Fontana? Come dice il proverbio, il pesce puzza dalla testa. Se nomini una persona più per vicinanza politica che non per competenza allora hai fatto una frittata.

E poi?
Roberto Maroni aveva messo insieme i servizi alla persona e la sanità, creando il Welfare. Io invece credo serva tornare a due assessorati. I servizi alla persona, i centri diurni, i consultori, quelli sociali e quelli sociosanitari devono avere un assessore di riferimento. Gli ospedali e la sanità in generale devono averne un altro. Oggi è tutto sotto unico cappello e il risultato è che ci si occupa prioritariamente degli ospedali, con i servizi sociali che sono l'ultima ruota del carro. Pierfrancesco Majorino, candidato del Pd e del M5s, dice che in Regione va ribaltato tutto, a partire dalla sanità. Non è un rischio per un elettorato conservatore come quello lombardo?Noi dobbiamo ribaltare le logiche e le priorità, non tutto il Pirellone. Da Formigoni in poi la priorità è stata la sanità privata, noi invece vogliamo mettere davanti il pubblico. Questo non vuol dire che vanno chiusi gli ospedali privati. Ma quando vedo che si fa un'iniziativa sulle liste d'attesa e quei quattro soldi finiscono ai soliti noti allora penso che sia meglio privilegiare il pubblico.

Ma il rapporto pubblico e privato non è uno dei punti di forza di questa Regione?
Nella riforma di Letizia Moratti c'era scritto che pubblico e privato sono equivalenti: noi aborriamo questa cosa. Il pubblico deve fare le gare quando compra un letto, il privato contratta. Nella gestione sono diversi e non possiamo trattarli allo stesso modo. Don Milani diceva che non c'è ingiustizia più grande che fare parti uguali tra disuguali. La sanità pubblica si è progressivamente indebolita. E si è visto col Covid dove abbiamo faticato a far partire tamponi e vaccinazioni. Tra l'altro i medici e gli infermieri che hanno vaccinato venivano quasi tutti da ospedali pubblici. L'Ospedale di Rho ha chiuso un reparto per vaccinare mentre i privati andavano avanti. Questo è trattare in maniera paritaria pubblico e privato?

Majorino ha davvero chances di vincere?
Il dibattito interno al Pd che c'è stato sul profilo di Moratti ha indebolito la sua candidatura?Sento un'aria buona che mi fa pensare che vinceremo. Su Moratti qualcuno ha fatto un balletto ma è ingiusto dire che noi abbiamo fatto chissà quale ragionamento. Il 'no' è arrivato nel giro di poche ore e poi abbiamo scelto un candidato che sta chiaramente in una parte diversa da Moratti e da Fontana. Ho fiducia sul fatto che i lombardi vogliano il cambiamento. Se Moratti cresce ai danni di Fontana ce la possiamo fare.

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