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Milano
Borghetti

Di Antonino D'Anna

Carlo Borghetti, cattolico del Partito Democratico e consigliere regionale uscente, pensa alla politica dei bicchieri di plastica per risparmiare sui soldi pubblici. La racconta così ad Affaritaliani.it: “Quando ero assessore a Rho avevo il sindaco che si portava i bicchieri da casa sua e quando avevamo ospiti anche di un certo riguardo offrivamo da bere nei bicchieri di plastica. Perché era evidente che quello che era importante era la relazione nei loro confronti”. In altre parole: il primo provvedimento da prendere dopo le elezioni sarà il taglio dei budget ai gruppi consiliari regionali. E la fine della stagione dei tagli lineari, specie su sanità e formazione. Borghetti rivendica il peso dei cattopiddì, eredi della Democrazia Cristiana basista di Albertino Marcora (“Oserei dire che i cattolici di stampo ciellino sono arrivati ben dopo”) e sottolinea: anche se a volte cattolici di destra e sinistra hanno collaborato insieme, sui valori non negoziabili la differenza è tangibile: “Nel centrosinistra c'è sicuramente una capacità maggiore di dialogare con chi non condivide o non condivide del tutto questi valori nel senso dello Stato laico. A destra c'è un arroccamento sulla difesa – a volte preconcetta, mi verrebbe da dire – sui valori non negoziabili che non è quello di cui abbiamo bisogno in questo momento”. E sul cardinale Angelo Scola, arcivescovo di Milano, dice: “Né di sudditanza né, ovviamente,  presunta superiorità. Assoluto dialogo e rispetto, autonomia nella specificità dei propri ruoli”.

Che ruolo hanno i cattolici nel PD lombardo? E che peso?
“Hanno un ruolo importante. Non solo e non tanto per le posizioni che ricoprono, posizioni di rilievo. Ma per l'apporto che danno al partito e alle istituzioni in cui sono inseriti: a partire dal Comune, passando per le provincie e fino ad arrivare alla Regione Lombardia abbiamo una presenza a volte sottostimata ma che è significativa sia in termini numerici che qualitativi. A dispetto di una sensazione – che trovo ingiustificata – di una presenza diciamo secondaria dei cattolici dentro al PD lombardo”.

Che significa essere cattolici nel PD, in una terra come la Lombardia in cui dire “cattolico” in politica fa pensare a CL?
“In realtà, anche qui c'è una tradizione cattolico democratica fondamentale. Se guardiamo un po' indietro alle radici dell'impegno cattolico in Lombardia, ricorderà che una delle più importanti correnti democristiane fu la corrente 'di base' fondata da Albertino Marcora, il mitico ministro dell'Agricoltura di Inveruno (MI), che fu il vero organizzatore della corrente di base, la sinistra della DC in cui poi militò Ciriaco De Mita. Ma la base nacque in Lombardia. Oserei dire che i cattolici di stampo ciellino sono arrivati ben dopo i cattolici che militavano nella base. Credo che questo venga dimenticato dall'opinione pubblica. Ma 17 anni di centrodestra con Formigoni al potere in Lombardia hanno portato a una visibilità e una 'infiltrazione' di chi si riconosce nel movimento di CL in politica che agli occhi dell'opinione pubblica ha esaurito la presenza cattolica quasi con la presenza di CL”.

Fino a qualche mese fa la CEI ha puntato sul trasversalismo, chiedendo ai cattolici di ogni partito di fare lega sui valori non negoziabili. Secondo lei c'è stato questo trasversalismo in Regione?
“In generale, trovo che i cattolici nelle formazioni in cui hanno militato in questi anni, sui valori non negoziabili alla fine hanno avuto una coerenza che è stata dimostrata dai fatti. Questo dà loro atto di aver fatto le battaglie in maniera condivisa quando si dovevano fare. Bisogna però evitare di fare confusione: quando si dice valori non negoziabili o irrinunciabili, spesso per alcuni si intendono valori su cui non si può discutere né ci si può confrontare, sono così e basta. Diciamo che se c'è una differenza tra i cattolici di centrodestra e quelli di centrosinistra, è in questo: che pur nel riconoscere l'irrinunciabilità e non negoziabilità di questi valori, nel centrosinistra c'è sicuramente una capacità maggiore di dialogare con chi non condivide o non condivide del tutto questi valori nel senso dello Stato laico. A destra c'è un arroccamento sulla difesa – a volte preconcetta, mi verrebbe da dire – sui valori non negoziabili che non è quello di cui abbiamo bisogno in questo momento”.

Nella scorsa legislatura avete dialogato con CL?
“Su molti provvedimenti sì. E pur essendo noi all'opposizione in Consiglio Regionale, nostre proposte in alcuni casi sono state apprezzate dal centrodestra e condivise e approvate. Su molte delle cose che possono essere considerate fonte di divisione, i cattolici hanno dimostrato di essere capaci di lavorare insieme”.

Stiamo assistendo a indagini della magistratura sui fondi dei gruppi consiliari. Toccano un po' tutto l'arco politico della regione. Come cattolico e come cattolico PD, come vive questa situazione?
“Tengo a precisare che non sono stato coinvolto in questa vicenda, non sono indagato né ho ricevuto avvisi di garanzia né alcun tipo di provvedimento. Penso che molte cose che leggiamo sui giornali saranno spiegate, ma il tema grosso che i nostri cittadini ci segnalano e di cui siamo consapevoli è che il sistema dei costi della politica dev'essere totalmente rivisto e nella prossima legislatura dovrà essere sin dall'inizio necessario dare risposte forti in questo senso, perché la politica ha avuto a disposizione – per i costi del suo funzionamento – troppi soldi in questi anni. In un mondo sempre più difficile per la crisi economica, non si può ammettere l'uso di un euro in più rispetto a quanto sia necessario per garantire il funzionamento delle istituzioni e della politica. È un principio di moralità, ma anche giustizia verso chi non ha lavoro e fatica ad arrivare a fine mese. In un tempo come questo serve sobrietà. Le faccio un esempio”.

Dica.
“Quando ero assessore a Rho avevo il sindaco che si portava i bicchieri da casa sua e quando avevamo ospiti anche di un certo riguardo offrivamo da bere nei bicchieri di plastica. E non abbiamo mai, mai ritenuto offensivo verso i nostri ospiti quei bicchieri: perché era evidente che quello che era importante era la relazione nei loro confronti e non offrire loro da bere in un bicchiere di plastica. Vengo da questa tradizione e abitudine: conta la sostanza, non la forma”.

Nella prossima legislatura regionale, su cosa i cattolici faranno la differenza? Specie quelli del PD?
“Dobbiamo rifare una Lombardia più equa e più giusta. Ritengo sia prioritario per chi è impegnato da cattolico in politica lavorare per una diversa distribuzione delle risorse. La stagione dei tagli lineari, dei tagli alla formazione ed alle politiche sociali, alla sanità pubblica e quant'altro dev'essere chiusa perché da cattolico dico che dobbiamo soprattutto aiutare chi fa più fatica e poi tutti gli altri. Questo è avvenuto poco o niente e credo che debba essere un tema che unisce tutti i cattolici, ma prima di tutto la bandiera dei cattolici del PD”.

Che cosa taglierebbe immediatamente alla prima riunione del Consiglio regionale lombardo?
“I budget ai gruppi consiliari”.

Che rapporto avete col cardinale Scola?
“Sono stato uno di quei cinque o sei che sono stati in delegazione a incontrare il cardinale appena insediato per significare la vicinanza e il rispetto dell'istituzione regionale alla Chiesa ambrosiana. È un rapporto cordiale e nel rispetto dei ruoli, come nella miglior tradizione dei cattolici democratici. Né di sudditanza né, ovviamente, di presunta superiorità: siamo consapevoli dei diversi ruoli che da cattolici laici in politica abbiamo, e del ruolo che la Chiesa ambrosiana svolge. Di dialogo, di assoluto dialogo e rispetto, di autonomia nella specificità dei propri ruoli”.

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