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Milano
Casa di riposo da incubo: percosse e insulti a 2500 euro al mese

Percosse, insulti, somministrazione di farmaci scaduti o sbagliati, ritorsioni sotto forma di costrizioni a letto per giorni e salto dei pasti. Sono i comportamenti che sono costati l'arresto a due operatrici e l'interdizione dall'esercizio della professione alle due amministratrici di diritto e di fatto - madre e figlia - della casa di cura Villa Clara di Vaprio d'Adda che ospita anziani malati, spesso di demenza senile, che pagavano 2.500 euro al mese per essere assistiti. Sono accusate di maltrattamenti e abbandono di incapace. Altre quindici persone - i dipendenti e il consulente medico della casa di cura, un medico di base - sono indagate a piede libero.

La casa di cura privata non è convenzionata con la Regione, perchá non sono stati riscontrati i necessari requisiti di residenza socio-sanitaria. A carico della struttura pende davanti al Tar l'ordinanza di di sgombero emessa un anno fa dal sindaco di Vaprio d'Adda. Le misure sono state eseguite stamattina all'alba. Una delle due operatrici chiedeva ai finanzieri se si trovava su "Scherzi a parte". Assistenti sociali hanno fornito sostegno psicologico a 10 anziani ospiti al momento della struttura, di cui gli operatori del 118 hanno organizzato il trasferimento in altre case di cura.

In manette sono finite su richiesta del pubblico ministero Luca Gaglio e del procuratore aggiunto Piero Forno le operatrici Rosa Murro, catanese di 67 anni residente a Cassano d'Adda che stamattina non riusciva a capacitarsi che l'arresto fosse vero e faceva presente ai finanzieri che fa il suo lavoro da diciotto anni; e Guia Lilla, ucraina di 57 che vive a Trezzo d'Adda. Sono state poste agli arresti domiciliari dal giudice per le indagini preliminari Luigi Gargiulo, che ha invece interdetto dall'esercizio di imprese o uffici direttivi Clara Patti, 57enne palermitana e amministratrice di fatto della srl che gestisce la casa di cura, e la figlia Giorgia Barbera, 27enne amministratrice di diritto, entrambe residenti a Cassano, senza precedenti, che hanno già svolto lo stesso lavoro in Sicilia.

L'inchiesta è partita nel novembre 2012 da una segnalazione di un finanziere in servizio alla tenenza di Gorgonzola, che ha poi svolto gli accertamenti sentendo i familiari degli ospiti della casa di cura, piazzando microtelecamere all'interno della struttura che hanno ripreso numerosi episodi di abusi e intercettando gli odierni indagati. Come spiegato da Omar Salvini, comandante del gruppo di Sesto San Giovanni, e da Marco Carrozzino, comandante della tenenza di Gorgonzola, tra gli episodi denunciati ci sono quello di una paziente non autosufficiente rimasta senza ossigeno perchá, come emerge da un'intercettazione telefonica tra un'operatrice e il medico consulente della struttura, l'ossigeno non c'era e non è stato comprato quando se n'è verificata la necessità. Il caso di un'altra anziana che, cadendo dal letto, si è rotta il femore ed è stata abbandonata senza soccorsi per 24 ore quando bastava una chiamata al 118 per soccorrerla. Quello di una donna affetta da demenza senile chiusa nel bagno per un giorno. Quello degli schiaffi e degli insulti a un'ospite pure affetta da demenza senile e inferma. E ancora quello, ripreso dalle telecamere, di un anziano affetto da scialorrea che veniva soffocato con il tovagliolo perchá sbavava.

I finanzieri però non hanno documentato solo i maltrattamenti, gli insulti e l'abbandono degli anziani a loro stessi, nei letti posizionati uno a ridosso dell'altro, verso i quali le angherie, soprattutto da parte di Murro, aumentavano se chiedevano aiuto. Hanno infatti accertato che la struttura era sprovvista dei farmaci più comuni come l'acqua ossigenata e che agli ospiti sono stati somministrate medicine scadute e volte sbagliate a volte in assenza di un piano terapeutico a causa dell'occasionale e precaria assistenza sanitaria fornita dal medico indagato per violazione dell'obbligo di referto. È poi risultato che gli infermieri lavoravano tutti in nero e senza qualifica, prendendo 2.500 euro al mese e dichiarandone al fisco 14mila l'anno.

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