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Milano
Caso Becciu, Santa Sede rinuncia a estradizione di Cecilia Marogna

Caso Becciu, Santa Sede rinuncia a estradizione di Cecilia Marogna

La Santa Sede ha dichiarato il "non luogo a provvedere" riguardo all'estradizione di Cecilia Marogna, la manager cagliaritana coinvolta nel caso del cardinale Angelo Becciu. A comunicarlo ai giudici della Corte d'Appello di Milano, che dovevano decidere se rinviare l'indagata alla giustizia vaticana, e' stata la stessa Santa Sede con una comunicazione letta in aula questa mattina. Inoltre la giustizia romana concede anche la "liberta' provvisoria" alla consulente. Il caso era nato a ottobre, quando la 39enne era stata fermata dalla guardia di finanza a casa del compagno a Milano; dopo un breve periodo agli arresti domiciliari era tornata libera con il solo obbligo di firma. Anche quest'ultima misura era caduta dopo una pronuncia della Cassazione.

Nel comunicato si legge che "in data 13 gennaio 2021, il Giudice istruttore del Tribunale dello Stato della Citta' del Vaticano, accogliendo l'istanza formulata dall'Ufficio del Promotore di Giustizia, ha revocato la misura cautelare a suo tempo disposta nei confronti della sig.ra Cecilia Marogna, a carico della quale e' di imminente celebrazione il giudizio per un'ipotesi di peculato commesso in concorso con altri". "L'iniziativa intende, tra l'altro, consentire all'imputata - che ha gia' rifiutato di difendersi disertando l'interrogatorio dinanzi all'Autorita' giudiziaria italiana, richiesto in via rogatoriale dal Promotore di Giustizia - di partecipare al processo in Vaticano, libera dalla pendenza di misura cautelare nei suoi confronti", continua la nota. Oggi la Santa Sede ha comunicato ai giudici della Corte d'Appello di Milano, che dovevano decidere se rinviare Marogna alla giustizia vaticana, il "non luogo a provvedere" riguardo all'estradizione dell'indagata.

Difesa Marogna, da Santa Sede fuga senza onore 

"Siamo sconcertati. Da parte del Vaticano e' stata una fuga senza onore". Lo hanno detto, uscendo dall'udienza di questa mattina alla quinta sezione penale della Corte d'Appello di Milano, gli avvocati di Cecilia Marogna, Fabio Federico e Maria Cristina Zanni, dopo aver ascoltato la comunicazione inviata dal giudice istruttore del Vaticano ai colleghi milanesi (passata per il Ministero della Giustizia), che chiedeva il "non luogo a procedere" nei confronti della manager caglaritana coinvolta nel caso del cardinale Angelo Becciu. I togati si sono riservati di decidere dopo una breve discussione. Ma per i difensori "e' stata chiesta l'estradizione sapendo che non c'era la base legale gia' per il mandato di cattura. E adesso, come se tutti fossero al servizio della citta' del Vaticano, nessuno ha il coraggio di prendersi la responsabilita' di dire che sull'estradizione c'e' stato un errore di fondo". A detta degli avvocati, nelle due pagine di comunicazione pervenuta stamattina "alle 8.30 ai giudici e dunque a ridosso dell'udienza" c'era il richiamo ad un provvedimento e alle sue motivazioni "che pero' non sono state allegate". Il testo della richiesta inviata ai magistrati d'Appello peraltro, "non e' stato comunicato neanche a noi legali". Insoddisfatta dunque la difesa della 40enne, consulente del cardinale, e accusata inizialmente di aver distratto dei fondi vaticani (per circa 500mila euro) per fare regali a mogli di diplomatici: "Eravamo qui per dimostrare che l'istanza era basata sul nulla e volevamo discutere nel merito", proseguono i legali. "Questa vicenda non poteva neanche cominciare ed e' stata sbagliata sin dall'inizio. Neanche il ministero della giustizia ha detto 'abbiamo sbagliato'", e' la linea difensiva dello studio Dinoia, che da sempre sostiene come i patti tra Italia e Santa Sede non prevedano l'estradizione. Possibile una richiesta di danni da parte della manager, che ha scontato 17 giorni di custodia cautelare: "Ha subito la detenzione senza presupposto di legge, ma nessuno ha ritirato formalmente la richiesta ammettendo l'errore", fanno presente ancora gli avvocati. 

 

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