Caso Eni-Nigeria: la procura di Brescia chiede otto mesi di carcere per i pm De Pasquale e Spadaro
La Procura di Brescia ha richiesto otto mesi di reclusione per i pubblici ministeri Fabio De Pasquale e Sergio Spadaro, accusati di “rifiuto di atti d’ufficio” nel processo sul caso Eni-Nigeria, dove gli imputati sono stati assolti. Secondo l’accusa, i due magistrati avrebbero omesso di depositare prove favorevoli agli imputati, nonostante le sollecitazioni del collega Paolo Storari. Gli atti nascosti, che avrebbero dimostrato l’inattendibilità dell’ex manager Eni Vincenzo Armanna, includono manipolazioni di chat e un video cruciale per la difesa.
Il ruolo delle prove nascoste nel processo Eni-Nigeria
Durante la requisitoria, il pm Francesco Greco ha sottolineato che la mancata presentazione di tali prove ha rappresentato un “vulnus al diritto di difesa degli imputati“. Greco ha inoltre evidenziato come De Pasquale e Spadaro abbiano trattato le informazioni ricevute come “ciarpame” e “polpettificio”, non ritenendole rilevanti. Il comportamento omissivo dei due magistrati ha sollevato preoccupazioni per il rischio di reiterazione del reato, motivo per cui la Procura ha chiesto che la pena non venga sospesa.

