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Milano
Comunali, Passera: “Il mio programma? Trasversale”. L’intervista ad Affaritaliani.it

di Fabio Massa

Entri nella sede di Italia Unica a Milano, in via Mercato, ed è immacolata. Nuovissima, pur essendo un palazzo antico, di quelli con i soffitti altissimi, eleganti. “Vedrete tra qualche giorno, ci sarà molto movimento”, spiega il candidato sindaco di Milano, Corrado Passera. Il leader del Movimento incontra Affaritaliani.it e spiega: “Non sono qui per dare ricette, oggi, ma per proporre un metodo. Le ricette dovranno essere personalizzate, quartiere per quartiere, strato sociale per strato sociale.  È’ iniziata la fase del l’ascolto per cui non è ancora il tempo di parlare di ricette. Ricette che andranno rese molto concrete confrontandosi con i problemi dei singoli quartieri e delle singole categorie economiche e sociali”… L’INTERVISTA DI AFFARITALIANI.IT

Corrado Passera, ex banchiere, ex postino, ex ministro…
… e tante altre cose.

E tante altre cose. Appunto. Ma chi glielo fa fare di candidarsi a sindaco? Come le è venuto in mente?
Mi è venuto in mente perché fa parte di un itinerario politico avviato da tempo. Per un intero anno abbiamo lavorato ad un programma per il rilancio dell’Italia. Perché la verità è che il Paese si  può rimettere in moto: lo abbiamo confrontato in più di 100 tappe di un viaggio da Nord a Sud. Subito dopo sono arrivate le 150 Porte…

Perché chiamarle Porte (i presidi sul territorio, ndr)?
Perché da là si entra…

…Oppure si esce!
Si può naturalmente anche uscire. Ma sicuramente non si va a farsi riciclare con la scusa di usare i  territori. Le 150 porte la settimana scorsa si sono dotate di 70 organizzazioni provinciali. Si tratta di una operazione  di lungo periodo, che ha un orizzonte politico vasto, non legato ad una visione contingente. E’ un investimento lungo. La seconda fase prevista è iniziare a dimostrare in alcune occasioni ciò di cui siamo capaci a livello amministrativo. E Milano è una di queste occasioni. L’anno prossimo parteciperemo alle elezioni cittadine in numerose città. Ovvio che il responsabile di IU investisse tutto se’ stesso e facesse l’apripista. Ho deciso di impegnarmi in prima persona su Milano, mettendo in campo la mia esperienza e le mie capacità. 

Milano è laddove parte tutto…
Vero, e io ci credo molto in questo. Partiamo dai territori per essere pronti alle politiche. Partendo da esempi e modelli che la gente può toccare. 

Diciamo tre cose che lei vorrebbe per Milano…
Io ho l’orticaria per questo concetto delle tre cose. 

Perché?
Perché questo Paese è andato ingrande difficoltà proprio a forza di ragionare sulle prime tre cose. Alla fine anche i politici finiscono per avere solo tre cose da dire  e solo di quelle si occupano. Che di solito non sono quelle migliori, o più strutturali, o più di prospettiva, ma sono quelle che hanno effetto subito, quelle che hanno maggior impatto emotivo, che non affrontano i problemi difficili. La politica è  invece proprio quella cosa che dovrebbe mettere insieme tutte le componenti della complessità per risolvere alla radici i problemi.

In che senso?
Prendiamo l’ innovazione. Se uno parla di innovazione non può non parlare di ricerca, e quindi di università e scuola, e quindi di sussidiarietà, di conti pubblici, di pubblico/privato. Tutto si tiene nella società e nell’economia è solo la politica può far sì che succede, ma troppo spesso manca a questo suo compito fondamentale. È questo che intendo: si mettono insieme le cose. 

Uno dei temi in campo è quello della sicurezza. Almeno, è quello che oggi come ieri va per la maggiore. 
Sì,  e qui bisogna essere chiari: anche per la sicurezza non c’è la singola soluzione salvifica. Sicurezza vuol dire tante cose tutte tra loro collegate: le migliori tecnologie, la collaborazione con le forze dell’ordine e con la magistratura, l’illuminazione e il risanamento dei quartieri da rendere vivi, la lotta all’abusivismo e la soluzione del problema della casa. E non è certo una lista esaustiva.

Lei è di Milano?
Sono nato a Como, ma vivo a Milano da sempre. Abito qui dietro (allunga il braccio, ndr), in via Formentini. Da giovane ho vissuto al pensionato Bocconi in via Sarfatti. Poi ho vissuto in molti posti in Italia e nel mondo ma sempre ritornando a Milano. A Milano sono nati i miei figli, tranne Luigi ma solo perché eravamo in vacanza sul lago. Torniamo a noi…

Prego.
Ecco, parlare con la gente ci permetterà di sapere con esattezza, direi puntualità quali sono i problemi di ogni parte della città: e spesso, come sappiamo, si tratta di problemi estremamente diversi. Il bello della politica è che c’è la visione macro, ma anche la dimensione micro, ed è soprattutto su quest’ultima che la politica deve prendere precisi impegni con i cittadini e accettare il loro stretto controllo. Molto importante comprendere la prospettiva delle diverse categorie economiche perché i problemi degli artigiani sono diversi da quelli dei commercianti, ma a loro volta ambulanti e grande distribuzione parlano lingue diverse. Come fondamentale è leggere la città con gli occhi diversi dei giovani, degli anziani, dei single o delle famiglie con figli.

Parliamo di casa.
Una città della forza di Milano che ha 20mila di richieste non soddisfatte può proporsi di risolvere questo problema in 5 anni. Non sono così tante. E’ un numero abbastanza piccolo se si decide di usare il patrimonio del comune, se si attiva sia l’edilizia sussidiata che quella convenzionata e l’housing sociale, se si coinvolgono Fondazioni, banche e istituzioni europee. E il problema della casa si lega come dicevamo a quello della sicurezza, a quello dell’abusivismo. Qui bisogna iniziare a dire tolleranza zero per l’abusivismo ovunque. 

Parliamo di bilanci.
Ecco appunto, è un’assurdità che siamo a luglio e stiamo ancora parlando del bilancio di previsione. Una assurdità che è in parte colpa dello Stato e in parte colpa del Comune. 

Parliamo di politica e di collocazioni. Ha fatto scalpore il fatto che Albertini si sia messo a disposizione. Ncd pare essere molto interessata a lei. Non è che sta provando a fare il terzo polo?
A me del terzo polo non interessa niente. Se ho detto di no a Monti, e la cosa non era scontata, era perché si parlava di terzo polo. La chiave interpretativa di “terzo polo” è sbagliata perché presuppone la ritualità politica nell’affrontare il futuro. Io intendo candidarmi facendo una chiara proposta a tutti i cittadini senza partire dal gioco delle sigle.

Che genere?
Centrodestra, centrosinistra… E’ chiaro che il nostro programma, a livello nazionale, ci colloca  in un’area liberale e popolare, alternativi al renzismo.  Ma qui a Milano possiamo davvero fare un programma trasversale e aperto, dove chi non è preconcetto può parlare ai milanesi dicendo che c’è una proposta forte e nuova. Più in là certamente ci confronteremo anche con le forze politiche,  ma senza accettare i loro inevitabili condizionamenti. 

Mi risulta che lei potrebbe essere un’ipotesi di candidato unitario del centrodestra.
Prendo per buono quel che mi dice lei ma io intendo rivolgermi a un pubblico molto più ampio.

Più che quel che dico io, qualcuno dovrebbe averglielo chiesto.
Diciamo che su un programma con il mio ci potrebbe essere una larga trasversalità. Ma io non ci credo a mettere insieme sigle e poi chiedere il voto. Diciamo prima cosa vogliamo realizzare, quale programma per la città, quali riforme e con chi, e poi vediamo chi ci sta. Questa non è forma ma è sostanza. In un momento in cui in Italia gli schieramenti attuali hanno portato a far vincere con il 55 per cento il partito del non voto e delle schede bianche, il tema della bontà dell’attuale offerta politica uno se lo deve porre obbligatoriamente. All’interno di alcuni schieramenti c’è una tale incompatibilità che illudersi di fare ammucchiate è esattamente quel che ha portato all’Italia al 55 per cento dei non votanti, a più di metà del Paese che volta le spalle alla politica. Una situazione da incubo, che dovrebbe allarmare tutti e che invece viene sottaciuta, come se fosse fatto trascurabile. 

Si parla spesso di primarie. Lei potrebbe partecipare a quelle del centrodestra?
Al meccanismo delle primarie, se fatto seriamente, potrei anche partecipare. Ma al momento non ci sono i presupposti.

Definisca seriamente.
Primo: per definire la geografia all’interno di un partito si può certamente parlare di primarie. Primarie aperte a tutti e non basate sui programmi non vogliono dire nulla. Secondo: se  si esce dai confini di un partito e si mettono nello stesso raggruppamento componenti tra loro incompatibili si imbroglia la gente. Se in uno stesso raggruppamento c’è chi sta con Renzi e chi non vuole Renzi, chi vuole l’euro e chi non lo vuole, chi sogna la ruspa o chi la detesta, chi ama Putin o chi preferisce Obama… Non è che si possono mischiare cose opposte, metterle tutte nello stesso calderone e scriverci sopra “primarie”, facendo competere  gente che si odia e che ha ricette incompatibili. Fatte così non sono primarie: sono ammucchiate informi.

Lei non è vicino alle idee della Lega Nord…
Diciamo meglio: non sono in nessun modo vicino alle idee di Salvini. Ho vissuto in molte occasioni vicinanza con temi che la Lega in passato ha portato avanti. Il federalismo vero, non il pasticcio che hanno poi  fatto. Il tema delle partite Iva, quello della tutela delle piccole imprese. Io credo che storicamente e come prospettiva il nostro futuro si chiama Italia ed Europa. Uscire dall’euro è una pazzia. Anche in altri Paesi ci sono posizioni lepeniste. Ma solo in Italia si pensa che si possono mettere insieme Sarkozy e Le Pen.

Il dubbio è che lei possa convincere la gente: lei ha l’immagine di un banchiere, troppo algido…
Ecco perché inizio il giro dei quartieri. Questa è una sfida. A Milano una persona che viene come me da una famiglia di piccoli imprenditori, che ha gestito aziende industriali e finanziarie pubbliche e private con qualche successo, in Italia e all’estero che ha lavorato dimostrando che la concertazione responsabile può portare a grandi risultati anche nel mondo pubblico, che ha lavorato  nel terzo settore …

Questo è il suo curriculum.
Ecco, di fronte a questo curriculum e a un grande progetto di sviluppo i milanesi diranno no? L’importante è  portare questa esperienza in una città che vuole essere industriale e grande centro finanziario, capitale culturale e della buona amministrazione, forse è opportuno, non crede?

Maroni ha detto che non la voterà neanche sua moglie.
Una battuta come un’altra.

Non se l’è presa?
Secondo me bisogna riportare un po’ di serenità e calma nella politica.

@FabioAMassa

Tags:
passeramilanointervista






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