Copiò azienda del Milanese: Facebook condannata a risarcire 3,8 milioni - Affaritaliani.it

Milano

Copiò azienda del Milanese: Facebook condannata a risarcire 3,8 milioni

Facebook condannata dalla Corte di Appello di Milano a risarcire con 3,8 milioni una azienda di sviluppo software del Milanese della quale ha copiato una App

Copiò azienda del Milanese: Facebook condannata a risarcire 3,8 milioni

La Corte d'Appello di Milano, sezione specializzata in materia di imprese, ha imposto a Facebook un risarcimento di 3.831.000 euro alla societa' italiana Business Competence s.r.l. a latere di una controversia per violazione di diritto d'autore e concorrenza sleale, a causa dello sfruttamento commerciale di un'applicazione. La societa', che ha ottenuto ragione dai giudici, e' di Cassina de' Pecchi, in provincia di Milano. Si tratta di un risarcimento che procede parallelo alla causa di merito, pendente in Cassazione. In base alla ricostruzione, Business Competence aveva elaborato nel 2012 un'applicazione mobile, chiamata "Facearound" e successivamente ridenominata, su richiesta di Facebook, "Faround", la quale, "mediante un particolare algoritmo, selezionava e organizzava i dati presenti sui profili degli utenti, e consentiva di visualizzare, con una mappa interattiva e suddivisi per categoria, gli esercizi commerciali piu' vicini all'utente, completi dei dati relativi e di eventuali offerte, e anche del gradimento espresso dalla community Facebook", scrivono i togati Domenico Bonaretti, Massimo Meroni e Serena Baccolini.

La vicenda ha inizio proprio nel 2012, quando la societa' dell'hinterland milanese ha ottenuto il permesso di accedere alla piattaforma social di Mark Zuckerberg come "sviluppatore di applicazioni", implementando il servizio tramite la geolocalizzazione. L'utility e' stata registrata il 25 settembre nel Facebook App center e l'11 ottobre nell'app store del social network, dopo una fase di collaudo da parte degli informatici americani. Appena due mesi e il colosso di Menlo Park ha annunciato il lancio di "Neraby", risultata - scrivono i giudici - "concorrente di Faround". Due mesi, pero', in cui i tecnici californiani - secondo l'accusa - hanno avuto il tempo di "comprendere il funzionamento dell'applicazione e delle sue funzionalita' e di analizzare nel dettaglio le modalita' con le quali l'applicazione si interfaccia". In sostanza, secondo i giudici, un tempo utile ad osservare l'algoritmo made in Italy e a copiarlo. Un atto che gia' in primo grado a Milano era stato condannato. La societa' italiana, nel 2013 aveva fatto ricorso, chiedendo di fermare l'attivita' di 'telemarketing' messa in atto dal social per pubblicizzare la sua app e di vietarne il commercio nel territorio italiano. E aveva ottenuto il blocco di l'utilizzo, ma anche una specifica sul fatto che si trattasse di 'contraffazione': i dati forniti da Facebook in giudizio - si legge - per "valutare i benefici economici apportati da Nearby a causa della gratuita' della sua diffusione" erano inutilizzabili, comportando una "difficolta' di considerare le utilita' derivate dalla contraffazione".

In effetti, quando il gigante della Silicon Valley ha lanciato la sua versione, quella italiana era ancora in una fase di "iniziale sviluppo" ed era pensata per essere a pagamento. Ma quando e' subentrata la concorrenza di Nearby, la piccola app italiana e' stata di fatto azzerata. A stabilire il valore delle perdite comunque sono stati dei consulenti tecnici chiamati a valutare i mancati introiti a causa del 'furto di idee' ai danni di Business Competence: oltre 3,8 milioni di euro. L'Appello di Milano ha dunque accettato questa versione, riconoscendo alla start-up italiana non solo gli investimenti fatti per sviluppare l'app, ma anche le presunte mancate 'royalties' e il 'terminal value'. 








A2A