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Coronavirus: dobbiamo avere paura, stare a casa oggi per essere liberi domani
(fonte Lapresse)

Coronavirus: dobbiamo avere paura, stare a casa oggi per essere liberi domani

"Accoronati", la  nuova rubrica di Affaritaliani.it Milano. Di Francesco Francio Mazza

Il problema è stato non aver avuto paura prima.
Sono stati i nostri tentativi di non avere paura a farci sottovalutare la minaccia, a farci uscire, a convincerci che si stava “facendo allarmismo”, a dare retta ai disgraziati del #milanoriparte.
Se avessimo avuto paura saremmo stati più attenti. Avremmo ascoltato con più attenzione, ci saremmo interrogati davanti alle immagini che a febbraio arrivavano da Wuhan.
Ma per non correre il rischio di avere paura lo abbiamo ignorato, e siamo andati dietro ai pifferai che in nome del loro gretto interesse di bottega facevano di tutto per togliercela, quella benedetta paura, ridicolizzando i pochi – come i governatori Fontana (Lega) e Bonaccini (PD) - che invece dimostravano di averla.
Saremmo stati disposti a dare ascolto a chiunque piuttosto che a chi ci diceva che dovevamo avere paura, perchè a molti di noi piace pensare di avere tutto sotto controllo. Piace pensare che basti la password del wi fi e il cellulare sotto carica per dominare il mondo, e che la paura sia un sentimento da sfigati, da ignoranti che ignorano “i progressi della scienza moderna” come scriveva quello sprovveduto del preside del liceo Volta nella sua nefasta lettera ai ragazzi.
E invece la paura, come ben sa chi pratica sport da combattimento, è la migliore alleata dell’essere umano.
Affina i sensi, aumenta l’attenzione, rende ogni attimo importante.
“La paura è un’armatura” dice nel suo libro John Kavanagh, l’allenatore di Conor Mc Gregor, il fighter più famoso del pianeta. Noi quell’armatura non l’abbiamo voluta indossare, fino a quando non è stato troppo tardi.
Dobbiamo assolutamente ripartire da qui. Con 15 mila multe in pochi giorni, è chiaro che le tossine introdotte nel dibattito pochi giorni fa dal Senatore più irresponsabile della Storia della Repubblica stanno producendo effetti ancora più nefasti di quanto si credeva.
Proprio come all’inizio, quando le chiacchiere sulla riapertura avevano spinto la gente impaurita e confuse a prendere sotto gamba l’emergenza e deridere chi aveva paura. Ora sta accadendo la stessa cosa: le tossine dell’Irresponsabile e dei suoi scagnozzi si abbattono su una popolazione stremata e impoverita, e consciamente o inconsciamente la spingono a mollare e a uscire di casa, come si è visto ieri a Napoli, a Genova, in certe zone di Milano.
Speriamo che una nuova ondata di paura oggi ci faccia capire che se a Wuhan la quarantena è durata 8 settimane, e da noi ne è passata la metà, non è ancora arrivato il tempo della resa.
Altrimenti, domani, non solo avremo certamente paura, ma andremo certamente incontro a una disfatta, ancora peggiore di quella che abbiamo vissuto finora.

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