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Milano
E' una vignetta che ha fatto infuriare (e candidare) Lady Moratti
Il post della Lega contro Moratti

Il ruolo di Mariastella Gelmini

Una strategia di avvicinamento lunga. Fatta di telefonate, quelle di Mariastella Gelmini soprattutto. E' lei la vera queenmaker. Quella che ha tenuto i fili con Letizia Moratti ben prima delle elezioni, quando ancora tutti pensavano che il centrodestra sarebbe riuscita a placare l'allora vicepresidente di Regione Lombardia, arrabbiatissima soprattutto con Matteo Salvini perché - a suo dire - non avrebbe mantenuto la promessa della staffetta con Attilio Fontana. E' lei che l'ha convinta, a poco a poco, che sarebbe stata bene in un Terzo Polo che accoglieva da Forza Italia, che apriva verso un centro mentre il Pd si faceva dettare la linea dal Movimento 5 Stelle. E così lei si è avvicinata, pian piano. Fino a quando è risultato chiaro a tutti che avrebbe corso. Eppure, secondo quanto può riferire Affaritaliani.it Milano, ancora una manciata di ore fa l'ex sindaco non era affatto convinta. Correre? E con chi? Per che cosa? Per perdere? I dubbi erano tanti. Spazzati via però da una vignetta. Quella con la sua faccia e la falce e il martello sopra la fronte, diffusa dalla Lega. Là, l'impassibile Lady Moratti, si sarebbe davvero arrabbiata. Niente furia, perché è famosa per controllare le sue emozioni. Ma abbastanza da gettare il dado. Si corre.

I problemi di Lady M.: "Come si corre - per vincere - senza il Partito Democratico?"

Ora però cominciano i problemi. Con chi corre? Le trattative sono frenetiche. Beppe Sala l'ha incontrato settimana scorsa. Ha visto numerosi esponenti del Partito Democratico. Ma c'è un problema enorme, che nel Pd causa lacerazioni difficilissime da ricomporre. Letizia Moratti è stata la vicepresidente di Regione contro la cui riforma il Pd e pure il Terzo Polo hanno fatto un muro durissimo in consiglio regionale. Come fanno ora a candidarla o sostenerla, tra l'altro - per il Pd - come papessa straniera? E poi il Pd vive anche di un difetto di parallasse non da poco. Se i Dem delle varie province non hano particolari animosità contro Moratti viceversa il Pd milanese ha dovuto sostenere una battaglia durissima per fare la "rivoluzione arancione". Una rivoluzione appunto, contro di lei, che ha portato alla vittoria Pisapia. Che non a caso per primo ha sparato a palle incatenate. Oggi, gli umori dei dem sono tremendi. C'è già chi evoca spaccature e scissioni, candidature alternative. E soprattutto c'è quel quadro, che racconta come se il centrosinistra, ovvero il Terzo Polo e il Partito Democratico, andasse diviso, allora semplicemente non ci sarebbe partita. Attilio Fontana la farebbe in carrozza, come si dice. Come la volta scorsa, ma con una pandemia durissima anche da un punto di vista personale in mezzo. E i sondaggi? Parte della strategia. Da mesi e mesi vengono diffusi, messi in circolo, con una strategia che fu per prima di Silvio Berlusconi. Che ora è un avversario, per Letizia Moratti, ma dal quale ha sicuramente imparato tantissimo.

fabio.massa@affaritaliani.it

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