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Milano
Eleonora Cimbro, passo alla Lega e punto alla partita di Milano
(dalla pagina Facebook di Eleonora Cimbro)

Eleonora Cimbro, passo alla Lega e punto alla partita di Milano

Dal Pd a LeU, per approdare alla Lega: è la parabola politica di Eleonora Cimbro, deputata fino al 2018 (poi non rieletta nel collegio di Bollate). Entrata in Parlamento con il Partito Democratico, poi approdata ad Articolo 1, che sarebbe poi diventata LeU e oggi con una nuova tessera in tasca “firmata da Matteo Salvini in persona”, quella della Lega. 

Un’evoluzione “frutto di una lunga riflessione politica” che ha però un obiettivo “Mi interessa molto la partita di Milano. Non è detto che mi candidi come consigliera, ma sicuramente darò una mano. Il Pd in questa città vince solo dove le case costano 10mila euro al metro quadro, e perde nella città metropolitana. Ricordiamoci sempre che Giuseppe Sala e anche il sindaco metropolitano eppure qui, a Bollate, non si è mai visto”, dice ad Affaritaliani.it Milano. “La Lega - spiega - sta facendo un progetto molto interessante per la città soprattutto con il mondo delle associazioni. Sarà un percorso in salita ma è comunque una sfida interessante”. Ad un anno e mezzo dal voto per il rinnovo del Consiglio a Palazzo Marino, tuttavia, è ancora mistero su quello che sarà il candidato sindaco del Carroccio, anche se...: “So che ci sono molti esponenti che oggi siedono in Consiglio Regionale che avrebbero intenzione di candidarsi. Ma al di là delle persone sono sicura che la Lega arriverà preparata”. Non a caso “mi sono tesserata in una delle tre sezioni di Milano”. 

Nel suo collegio, a Bollate, quando fu eletta, Cimbro portò con sé un bel bagaglio di preferenze. “Tuttavia fin da subito, in Parlamento, mostrai il mio dissenso alla politica di Matteo Renzi. Feci opposizione interna soprattutto sul Jobs Act e sulla riforma della scuola. Quel Pd era un partito che era di sinistra, ma faceva cose di destra: eliminare l’articolo 18 o approvare una riforma verticistica della scuola, che nemmeno il governo Berlusconi era riuscito a far passare, non era certo di sinistra”. L’approdo alla Lega nasce proprio da una “riflessione sul superamento delle categorie di destra e sinistra” influenzate dal filosofo Diego Fusaro: “Ormai la contrapposizione è tra establishment e popolo. Tra partiti dell’élite e populismo-sovranismo”. In quest’ottica, “mentre la Lega perdeva la sua connotazione di Lega Nord, diventava l’unico partito che mostrava vicinanza alle persone in difficoltà”. “Non sono pazza” ci tiene a sottolineare, ma “nelle molte crisi aziendali che ho seguito,  ho visto che tra gli operai sempre di più i voti passavano alla Lega, forse perché la sinistra non li rappresentava più”. 

Anche sulle questioni morali la ex deputata - che ora “più che alle elezioni per il sindaco di Bollate, che si terranno a maggio” punta a Palazzo Marino - risponde alle critiche di chi vede come inaccettabile  un passaggio da un partito progressista come LeU a uno conservatore come la Lega: “Ho seguito Bersani quando volle staccarsi dal Pd, ma quando compresi che si trattava soltanto di un cartello elettorale per far eleggere qualcuno mi allontanai. Nel 2014 non votai provvedimenti del Pd come le unioni civili perché ero contraria all’utero in affitto e alla stepchild adoption. Non sono l’unica a dire che il Partito Comunista non era certo per la disgregazione della famiglia. Credo che l’artefice primario di questa operazione di destrutturazione sia Matteo Renzi”. Secondo la neoleghista “è questa sinistra radical chic ad alimentare una ‘guerra tra poveri’, ovvero tra gli italiani meno abbienti e gli immigrati: lo stesso Federico Rampini sostiene che il Partito comunista comunque era un partito dell’ordine e della disciplina”. 

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