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Milano
Elezioni, basta tatticismi: i milanesi meritano le primarie. Di Guido Camera

di Guido Camera

Pochi giorni alla chiusura di Expo. Chiusi i cancelli, non ci saranno più alibi e la scena politica dovrà necessariamente fare spazio alle elezioni del prossimo sindaco di Milano. L’aria che tira, al momento, è quella dei tatticismi ad oltranza, a destra come a sinistra, a dispetto dalle primarie fissate dal PD per il 7 febbraio. La cosa, da elettore, mi dispiace assai: avrei infatti auspicato che, subito dopo la chiusura di Expo, si celebrassero, sia a destra che a sinistra, delle primarie di coalizione vere, aperte alla società civile e dedicate a un serio confronto, oltre che giustamente combattuto, tra i vari candidati: che si iniziasse a parlare – sul territorio come nei “salotti buoni” - di Milano, del suo presente e del suo futuro. Sarebbe stata, peraltro, una dimostrazione di vitalità politica e culturale - realmente degna della “capitale morale” - particolarmente positiva anche nell’ottica nazionale, mortificata dalle polemiche che, ormai da mesi, stanno avvilendo Roma e la sua amministrazione comunale.  

Ero – e rimango - convinto che le elezioni primarie sono uno strumento indispensabile per far conoscere ai milanesi i candidati e le loro proposte politiche. Soprattutto per il centrodestra, che dovrebbe essere giustamente animato dal desiderio di riconquistare Palazzo Marino. Ma non solo. Le primarie, a mio giudizio, devono consolidarsi nel nostro patrimonio culturale perchè sono una preziosa forma di selezione dei pubblici amministratori: ancora più utile nell’attuale momento storico, in cui i partiti stanno irreversibilmente abdicando al proprio ruolo sociale e culturale nella formazione delle leadership politiche.

Senza dimenticare che la storia recente di Milano insegna che le primarie – soprattutto in una città come la nostra, dove, oggi più che mai, esiste una nutrita area di consenso che non si riconosce aprioristicamente in uno schieramento, piuttosto che nell’altro – possono essere un formidabile viatico per il successo. Penso al 2011, quando la cavalcata vincente di Pisapia – sul quale, all’inizio, pochi erano pronti a scommettere, a cominciare dal PD – iniziò quasi un anno prima delle elezioni. E lo votò una buona parte di milanesi che non si riconoscevano certo nei valori della sinistra del quale il nostro sindaco era tradizionalmente esponente, ma che fu conquistata da come Pisapia riuscì a porsi durante le primarie, e poi nella campagna elettorale.

L’impressione è che le forze politiche si stiano concentrando solo sull’individuazione dei profili che possano maggiormente sedurre il consenso elettorale: la cosa è fisiologica, e anche comprensibile, però non può essere del tutto assorbente. Anche perché non credo che, a dispetto da quanto afferma qualche sondaggio, gli elettori desiderino “farsi cadere dall’alto” i candidati, ma preferiscano contribuire alla loro selezione sin dalle fasi precedenti all’inizio della competizione elettorale. Ecco perché bisogna iniziare subito a parlare – con entusiasmo, competenza e conoscenza dei problemi del territorio - ai milanesi di idee e di proposte. La carne al fuoco, per chi vuole scendere nell’arena, è tanta. La gestione del dopo Expo, i tanti problemi di sicurezza, l’individuazione, e la successiva amministrazione, delle politiche di accoglienza e integrazione, il futuro della città metropolitana. E questi sono solo sono una minima parte dei dossier che il futuro Sindaco si troverà sul tavolo. E’ ora che chi aspira a Palazzo Marino faccia conoscere ai milanesi come intende gestirli.

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