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Milano
Expo, le architetture astratte di Fontana alla Feem
Franco Fontana

Dopo l'inaugurazione di martedì 9 novembre, sarà visitabile sino al 5 dicembre la mostra fotografica "Franco Fontana Architectural abstractions. Photographs of Expo Milano 2015", ospitata presso la sede della Fondazione Eni Enrico Mattei di corso Magenta 63, Milano.

feem 04"Architectural abstractions": l'inaugurazione della mostra di Franco Fontana in FeemGuarda la gallery

Fontana è uno dei fotografi italiani più celebri nel mondo, più volte premiato con i più prestigiosi riconoscimenti dell’arte fotografica mondiale. L’artista modenese vanta opere conservate in oltre cinquanta musei di livello internazionale. Ha tenuto workshop e conferenze sulla fotografia in tutto il mondo e collabora con diverse riviste di settore e quotidiani. Il lavoro di Fontana dedicato all’architettura dei padiglioni di Expo Milano 2015, ospitato dalla Feem di Milano, si compone di 42 opere fotografiche scattate nel giugno scorso presso il sito espositivo di Expo.

L’idea di rappresentare l’esposizione universale attraverso le immagini è di Canon Italia che, nell’ambito del suo ruolo di Imaging Sponsor di Expo, ha affidato a tre famosi fotografi italiani - Franco Fontana, Paolo Castiglioni e Francesco Cito – il progetto “Expo, Vista d’autore”, incentrato su tre tematiche: Architettura, Food, Persone. Ogni fotografo ha avuto completa libertà espressiva nella scelta degli scatti e nell’impaginazione dei libri fotografici d’autore che ne sono nati. In particolare, il progetto di Franco Fontana è realizzato nel solco dello stile dei celebri paesaggi urbani del fotografo modenese, maestro del colore in fotografia. Le foto architettoniche sono state tutte scattate in esterna e ritraggono alcuni dei padiglioni presenti al sito espositivo di Expo.

Ho approcciato Expo Milano 2015 con gli occhi densi di stupore di un bambino - ha spiegato il fotografo -, come durante il compiersi del miracolo dell’adolescenza, testimoniando il mio modo di rendere visibile l’invisibile, esprimendo quello che già conosciamo, poiché l’invisibile è l’anima. Quello che ho visto era una parte di conoscenza che possedevo già, che ho interpretato ed espresso, dando significato alle forme e offrendo una testimonianza della vita delle forme stesse. Fotografo ciò che penso, il pensiero mi identifica. La macchina fotografica è solo un feticcio”.

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