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Faggin: “La trappola dell’AI: ci lusinga mentre raccoglie informazioni su di noi”

Al teatro Dal Verme di Milano ospite della rassegna “Incontri con la Scienza” organizzata da Progetto Itaca Federico Faggin, padre del microprocessore e del touchscreen

Faggin: “La trappola dell’AI: ci lusinga mentre raccoglie informazioni su di noi”
Federico Faggin e Sebastiano Barisoni. Photocredit: Umberto Scabin

Se le macchine possono scrivere articoli, emettere sentenze e diagnosticare malattie, cosa resterà dell’essere umano? È la domanda provocatoria che ha fatto da filo conduttore alla conferenza “La coscienza nell’era dell’intelligenza artificiale”, parte della rassegna “Incontri con la Scienza” organizzata da Progetto Itaca. Ospite d’onore al Teatro Dal Verme di Milano il 22 aprile è stato Federico Faggin, il padre del microprocessore e del touchscreen, l’uomo che ha reso possibile la rivoluzione digitale che abitiamo ogni giorno. In mattinata Faggin ha risposto alle domande di studenti delle superiori e dell’università, mentre la sera il Teatro si è aperto a tutti. Moderatori sono stati rispettivamente il vicedirettore di Radio 24 Sebastiano Barisoni e l’ex presidente della Rai Marcello Foa.

La conferenza è stata aperta da Felicia Giagnotte, presidentessa di Progetto Itaca: “La nostra associazione è nata ventisette anni fa da un gruppo di persone che avevano sofferto personalmente, pazienti oppure familiari, che avevano cercato a lungo di capire che cosa stesse succedendo a loro stessi o all’interno delle loro famiglie, in un contesto in cui l’idea della salute mentale e della malattia mentale era del tutto distorta, non veniva considerata una vera malattia ma veniva negata come tale e trasformata in una colpa, in una responsabilità, fonte di vergogna sia per le persone che ne soffrivano, ritenute incapaci e senza volontà, sia per le famiglie, considerate colpevoli di non aver saputo educare”.

“Il nostro primo obiettivo, quindi – ha proseguito Giagnotte – è stato cambiare l’immagine e la cultura legata alla malattia mentale. E come si fa? Si fa con la scienza, con la conoscenza. Perché i pregiudizi, gli stereotipi, lo stigma si combattono proprio con la conoscenza”.

Faggin: “L’universo non è fatto di parti separabili, tutto è interconnesso”

Partendo dal suo ultimo libro Oltre l’invisibile, che indaga il rapporto che unisce scienza e spiritualità, Faggin ha portato il dibattito sul terreno della coscienza: “La scienza oggi tende a negare l’interiorità e spiega tutto con la materia, attraverso il materialismo e il riduzionismo. Ma esiste una fisica più profonda, la meccanica quantistica, che dice che l’universo non è fatto di parti separabili. Tutto è interconnesso. Ogni parte contiene il tutto, come accade nel corpo umano, dove ogni cellula contiene il genoma completo”. “Dire che tutto viene dal cervello – ha proseguito Faggin – è una semplificazione. Esiste una parte più profonda di noi che possiamo descrivere come un campo. L’esperienza interiore va oltre l’algoritmo e oltre il numero. La macchina funziona con bit classici e può solo imitare. Se una macchina dice ‘ti voglio bene’, non prova nulla. La coscienza non è una proprietà del corpo ma del campo che siamo”.

“La trappola dell’AI è che non vi dirà mai che sbagliate”

Parlando in senso stretto dell’importanza che oramai l’IA sta raggiungendo nelle nostre vite private e professionali lo scienziato ha ammonito: “La felicità non è quella superficiale che vi viene venduta, ma è sentirsi uniti agli altri e cooperare per migliorare il mondo. È importante non raccontarsi bugie: le macchine non vi diranno mai che sbagliate, perché vogliono trattenervi. Questo è il “trappolone”. Come un negoziante che offre assaggi gratis per attirare clienti. L’intelligenza artificiale vi lusinga e raccoglie informazioni. Nulla è davvero gratuito. Se qualcosa è gratis, il prodotto siete voi”.

Per poi concludere con una stoccata: “Gli investimenti nell’intelligenza artificiale sono enormi, dell’ordine di mille miliardi di dollari. Nessuno investe così tanto senza aspettarsi un ritorno di duemila miliardi di dollari. Questo significa che dietro c’è un forte interesse economico: i più potenti vogliono diventare ancora più potenti”.