Foti a Direzione Nord: “Autonomia energetica è autonomia politica. Serve una svolta europea” - Affaritaliani.it

Milano

Ultimo aggiornamento: 17:45

Foti a Direzione Nord: “Autonomia energetica è autonomia politica. Serve una svolta europea”

Dal Pnrr alle tariffe industriali fino alla guerra in Ucraina: il ministro per gli Affari europei rilancia l’allarme energetico e invoca una pace “giusta e duratura”

Di Giorgio d'Enrico

Foti a Direzione Nord: “Autonomia energetica è autonomia politica. Serve una svolta europea”

Alla XXVII Edizione di Italia Direzione Nord, la rassegna di convegni istituzionali ideata da Fabio Massa, promossa e organizzata dalla Fondazione Stelline di Milano tenutasi il 24 novembre presso Triennale Milano, tra i protagonisti il ministro per gli Affari europei, Pnrr e Politiche di coesione Tommaso Foti. Il ministro ha dedicato un ampio passaggio al nodo dell’energia come fattore decisivo di competitività per l’Europa e per l’Italia. "Chi ha autonomia energetica ha anche autonomia politica, chi ha dipendenza energetica fatalmente poi paga un conto politico nel momento in cui vengono a mancare le forniture", ha osservato Foti, ricordando come il vero cambio di approccio europeo sia arrivato solo dopo lo stop al gas a basso costo seguito all’invasione russa dell’Ucraina.


Il ministro ha richiamato le più recenti indicazioni della Commissione europea, a partire dalla lettera inviata dal commissario all’Energia al ministro Pichetto Fratin: "Si suggeriscono semplificazioni sul regime autorizzatorio, si evidenzia l’opportunità che operatori finanziari possano aiutare gli investitori nel settore energetico, si invita a valutare la tassazione applicata all’energia: è un elenco di buone iniziative, ma oggi non possiamo dire che vi sia stata una svolta nella politica energetica europea". In questo quadro, Foti ha indicato come obiettivo ancora incompiuto il mercato unico dell’energia, paragonandolo al mercato unico dei capitali "di cui si ribadisce la necessità legislatura dopo legislatura, senza riuscire davvero a completarlo".

LA XXVII EDIZIONE DI ITALIA DIREZIONE NORD: TUTTI GLI INTERVENTI


Un passaggio specifico è stato dedicato alle diverse strategie nazionali di approvvigionamento: "Molto spesso sentiamo parlare della Spagna perché il risparmio di energia costa meno. Nessuno ricorda che, oltre a un buon mix di rinnovabili, la Spagna ha un apporto significativo dal nucleare. Noi in Italia, ad esempio, non l’abbiamo". Guardando al futuro, Foti ha ricordato che "i consumi di energia non diminuiranno nei prossimi anni", anche alla luce della crescita dei big data e dei grandi consumatori energivori, e ha invitato a evitare "la miopia politica di chi continua a dire che l’energia non serve".


Al centro dell’intervento anche il tema dell’idroelettrico e delle concessioni, inserite dall’Italia nel Piano nazionale di ripresa e resilienza: "Sull’idroelettrico ci siamo fatti del male da soli. Nessuno ci aveva chiesto di inserire quella riforma nel Pnrr. Così oggi siamo gli unici in Europa obbligati ad andare a gara, mentre negli altri Paesi si prorogano le concessioni anche di 40 o 50 anni". Una scelta che, secondo il ministro, altera il campo di gioco: "Paradossalmente non vi è un principio di reciprocità. Le nostre imprese non trovano gare all’estero, ma nel frattempo tutte le imprese europee possono partecipare alle gare in Italia. Se è l’Italia che va sulla gara come Nazione, vuol dire che diventa un territorio di conquista e non è più un mercato aperto".

Foti ha ricordato come una possibile via d’uscita passi dall’applicazione del principio di reciprocità: "Si può mantenere il principio e la norma, a una condizione semplice: che venga applicata dal momento in cui vale la reciprocità. Se tutta Europa decide di andare a gara, allora si apre un vero mercato. Se andiamo solo noi, gli altri creano un monopolio e noi ci creiamo una disgrazia". Sullo sfondo, anche il tema della tariffa per aree e dell’impatto sui distretti industriali: "Rischiamo che le aree più industrializzate, dove si insediano i grandi consumatori di energia, debbano pagare un tributo superiore. Andare da un imprenditore che già oggi ha costi altissimi e prospettargli che nel breve periodo le tariffe potrebbero aumentare ulteriormente non è esattamente una scelta popolare". 

Foti: "Quando vota il 40% degli elettori la politica deve farsi domande"

Foti ha quindi commentato a caldo i primi instant poll delle elezioni regionali in Veneto, Campania e Puglia, soffermandosi in particolare sul tema dell’astensionismo e sulla natura stessa del voto regionale. "Quando vota il 40-42% di media degli elettori, la politica dovrebbe avere il coraggio di chiedersi perché la gente non va a votare", ha esordito il ministro, definendo l’astensione "il dato che non fa titolo ma che dovrebbe preoccupare più di tutti".

Foti ha ricordato come le regionali fossero tradizionalmente considerate un termometro politico nazionale, proprio perché svolte in un’unica tornata: "Un tempo le elezioni regionali si tenevano più o meno nello stesso giorno per tutte le regioni italiane, con temi politici che non erano solo locali ma nazionali, e quindi più appetibili per gli elettori". Oggi, ha osservato, la frammentazione del calendario ha cambiato la natura della consultazione: "Di fatto abbiamo trasformato le elezioni regionali, che dovrebbero essere elezioni legislative perché le regioni nascono come ente legislativo, in elezioni amministrative di entità più vasta".

Guardando ai risultati, il ministro ha sintetizzato così il quadro emerso: "Vedendo i dati, mi pare che tutto cambi perché nulla cambi. Chi governava rimane a governare, indipendentemente dalla meritoria attività di chi si opponeva alle amministrazioni uscenti". Foti ha ricordato che "il centrosinistra governava Puglia e Campania e le riprende, il centrodestra governava il Veneto e rivince in Veneto, direi anche un po’ meglio di come dicono i titoli, considerando che non c’era la lista Zaia che aveva avuto un risultato clamoroso alle scorse elezioni". Una dinamica che, secondo il ministro, conferma la sostanziale stabilità degli equilibri territoriali.

Pur confermando il massimo rispetto per chi si è recato alle urne – "ho massimo apprezzamento per coloro i quali sono andati a votare e ritengo che sia sbagliato non andarci a prescindere" – Foti ha insistito sulla necessità di ricostruire un "sale della politica" capace di motivare la partecipazione: "Lo stimolo è minore se manca l’elemento politico che fa la differenza. Se i temi restano molto circoscritti al territorio e non hanno una traduzione nazionale, l’attrattività del voto si riduce".

Quanto ai rapporti fra schieramenti, il ministro ha osservato come l’esito fosse in parte scritto: "Con il campo largo in Campania e in Puglia la partita per il centrodestra era quasi impossibile da vincere, così come, nonostante il campo largo, per il centrosinistra era impossibile vincere in Veneto. E infatti ha perso". Una lettura che riporta al punto di partenza: "Più o meno è andato tutto come nella logica precedente. Il tema vero, per tutti, resta capire come riportare gli elettori alle urne e fare delle regionali di nuovo una grande occasione di confronto politico e non soltanto l’elezione amministrativa di un ente più grande".

 

 








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